Sarnano invasa dai cinesi
per entrare nelle Università italiane

Per ottenere la certificazione 66 ragazzi frequentano il Centro linguistico

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di Alessandra Pierini

Un po’ di Oriente si è rifugiato nel cuore del centro storico del piccolo comune di Sarnano. Sono ben 66 i ragazzi cinesi che, dal marzo scorso e fino ad agosto, studieranno la lingua italiana all’interno del Centro linguistico e di ricerca promosso dall’Associazione Culturale “Le Antiche Torri” di Sarnano e che poi, superando l’esame finale, avranno accesso alle università italiane. Gli studenti cinesi di età compresa tra i 18 e i 24 anni sembrano perfettamente a loro agio anche se, vedendoli affacciati dalle terrazze della sede dell’associazione in Piazza Perfetti, si ha come l’impressione di essere stati catapultati in un attimo dall’altra parte del mondo. Quattrocento anni dopo la morte di Padre Matteo Ricci, è un piccolo paese di poche anime come Sarnano ad avere aperto la porta ai cinesi completando, o forse riaprendo, il ciclo che aveva visto Li Ma Dou penetrare piano piano la realtà cinese.
Gli studenti della scuola appartengono a famiglie cinesi abbienti che hanno deciso di farli studiare in Italia. Nel nostro Paese però, gli stranieri per accedere all’università hanno bisogno di una certificazione linguistica e la ottengono frequentando il corso organizzato a Sarnano e poi sostenendo un esame. I ragazzi sono divisi in 4 classi, due di base per chi è più indietro con l’italiano e due più avanzate e per 5 ore al giorno, dal lunedì al venerdì, partecipano alle lezioni di lingua. Nel pomeriggio vengono organizzate per loro attività di vario genere, anche sportive, ed escursioni  e quando chiediamo come si trovano a Sarnano rispondono in coro : “Molto bene”. Gli insegnanti della scuola sono di Sarnano e dintorni e comunicano con loro in inglese, tranne una di loro  che conosce anche il cinese.
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Presidente dell’Associazione “Le antiche torri” che ha compiuto questo piccolo miracolo di integrazione è Dea Pellegrini la quale, nata a Sarnano, se ne è allontanata prima per motivi di studio poi per lavorare all’estero e infine per la sua  attività di ispettrice ministeriale. Raggiunta l’età del pensionamento Dea, rassicurante direttrice dell’istituto,vagamente somigliante  alla “signora in giallo”, anzichè smettere ogni attività si è messa al servizio del suo comune di origine, fondando nel 2002 l’associazione di cui fanno parte altri 5 soci e organizzando importanti iniziative di scambio culturale: “Tornata dall’estero – ci racconta –  ho incontrato presso una commissione interculturale di cui facevo parte un addetto culturale conosciuto 22 anni prima  il quale lavorava con i cinesi e mi ha proposto di continuare in questo senso. Tra i cinesi abbiamo avuto un successo particolare. Le famiglie  mandano i loro figli a studiare all’estero per due motivi, il primo è che le loro università hanno un numero chiuso molto molto ristretto e il secondo è che ritengono che maturi di più i loro figli poichè il loro sistema formativo sfrutta molto meno la creatività e lo spirito di iniziativa.” Viene naturale chiedersi perchè gli studenti scelgano proprio Sarnano: “Dalla Cina i ragazzi fanno la loro preiscrizione poi seguono un corso e affrontano un esame di certificazione. Noi siamo sede d’esame convenzionata con varie facoltà e qui si è creato un nucleo di qualità, i nostri studenti all’università stanno andando bene. Il passaparola è stato fondamentale per far conoscere la nostra scuola.”
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E i sarnanesi come hanno accolto questa novità? “Sarnano è un paese strano – ci dice Dea – la gente è diffidente verso le novità e questo è un progetto avveneristico. E’ stato molto faticoso farsi accettare, anche dalle istituzioni e molte volte ci è venuta la tentazione di chiudere ma ora le cose vanno meglio. Anche Franco Capponi, Presidente della Provincia ha visitato la scuola e ne è rimasto molto colpito.”
Gli studenti cinesi, i cui nomi sono piuttosto complicati da pronunciare si fanno chiamare in paese con nomi italiani, comprano molto riso e abitano gli appartamenti del centro. Sarnano, volente o nolente, è diventata lo spaccato esemplare dell’integrazione tra oriente e occidente e Padre Matteo Ricci, certamente,  strizzerebbe l’occhio a questa iniziativa.
(Foto di Guido Picchio)

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