Maceratiamo: “Incentivare
l’agricoltura sostenibile”
Dalla lista civica Maceratiamo:
La “sostenibilità”, termine che attualmentre ricorre molto spesso, ma il cui significato non è sicuramente per tutti chiaro, è un concetto di fondamentale importanza se si vuole garantire il diritto alla vita anche alle prossime generazioni. Vediamo in breve il perché di una tale affermazione. La sostenibilità è la caratteristica di cui dovrebbe essere dotata ogni
attività umana per potersi protrarre nel lungo periodo, attraverso il corretto uso delle risorse naturali necessarie, e quindi evitandone il collasso. Riferendoci all’agroecosistema, ossia al sistema agricolo, si deve fare in modo che funzioni correttamente, per cicli continui che consentano al “capitale” ambiente di riprendersi e rigenerarsi dopo ogni ciclo. L’obiettivo
è molto ambizioso, e consiste nel fare in modo che vengano soddisfatte le esigenze dell’alimentazione per i consumatori da un lato e della giusta ricompensa agli agricoltori dall’altro, senza compromettere la natura e senza che ne vada della nostra salute, come invece sta succedendo con l’agricoltura cosiddetta convenzionale (in contrapposizione ai metodi di coltivazione biologici); effetti disastrosi stanno già accadendo: aumento di patologie,
depauperamento del suolo, perdita di biodiversità e crescente impoverimento dei
contadini di tutto il mondo.
Anche a proposito della biodiversità, credo che valga la pena di spendere due parole per spiegare bene di cosa si tratti. Etimologicamente parlando “biodiversità” altro non è che la “diversità della vita”, intesa come varietà di specie sia vegetali che animali, rappresentata da miliardi di organismi viventi sopra e sotto il suolo, responsabili del ciclo degli elementi, della sostanza organica, della nutrizione, dell’impollinazione e della difesa delle
piante. L’agricoltura così come l’abbiamo trasformata in seguito all’uso e abuso di concimi chimici, pesticidi, diserbanti, ecc., contemporaneamente allo sviluppo selvaggio delle monocolture, ha fortemente impoverito la biodiversità e perderla totalmente significa perdere la possibilità di avere un patrimonio genetico molto utile in medicina e perdere la possibilità di una dieta varia, apportatrice dell’infinita serie di sostanze di cui necessita il nostro corpo
per non ammalarsi. Basti pensare che c’è stata una riduzione del 90% di tutte le specie e varietà di prodotti coltivate fino agli anni ’60. Delle mele, ad esempio, di cui si conoscono centinaia di varietà, quelle maggiormente diffuse in commercio oggi sono solo cinque (Golden, Fuji, Red delicious, Granny smith e Renetta). La biodiversità, inoltre, ha un ruolo ecologico fondamentale, poiché garantisce la conservazione della capacità di autoregolazione degli ecosistemi, e perché la sopravvivenza di ogni specie (inclusa quella umana), dipende dalla
sopravvivenza di altre specie. Tutto è unito da legami invisibili e ciò non va mai dimenticato.
L’agricoltura sostenibile si prefigge l’obbiettivo di coltivare il terreno e di allevare il bestiame in modo efficiente e produttivo, preservando però, e migliorando l’ambiente, in modo da garantire un livello di vita economicamente degno e salubre alle comunità locali. Il concetto di agricoltura sostenibile infatti non prevede l’impiego di sostanze di sintesi pericolose, puntando
all’azzeramento degli effetti nocivi per l’ambiente e per la nostra salute, proprio in virtù della buona qualità della produzione.
Nelle coltivazioni e nell’allevamento del bestiame, vanno usate fonti energetiche rinnovabili e vanno seguiti procedimenti naturali; vanno ridotte le lavorazioni intensive del terreno, le monocolture e monosuccessioni, nonché lo smaltimento dei rifiuti, come i liquami zootecnici, fonte di nitrati per le falde acquifere (per chi non lo sapesse, i nitrati sono composti che nell’uomo diventano cancerogeni).
Se è compito dell’agricoltore sensibile quello di adottare tali strategie, è contemporaneamente dovere di tutti noi che godiamo dei frutti del suo lavoro il non lasciarlo solo a sopportare tutti gli oneri derivanti da una tale inversione di rotta.
Ecco perché la lista di cittadinanza MaceraTiAmo, nell’ interesse di tutta la comunità, ha in programma l’individuazione delle soluzioni più adatte per incentivare ed aiutare gli agricoltori a rinnovare i propri metodi di coltivazione, a cominciare dal reperimento di fondi europei.
Oggi più che mai si rende necessario porsi in un’ottica di pianificazione a lungo termine, a maggior ragione in relazione ad un settore – quello dell’agricoltura – che deve garantire la sopravvivenza nostra e, soprattutto, delle generazioni future”.
così scrivevo:
Tamara Moroni il 14 marzo 2010 alle 12:29
in sintesi, nel commento sopra, affronto il discorso principe di questa campagna elettorale, dove aleggia sopra tutti gli altri il fantasma del vero slogan elettorale , che ognuno declina a modo suo , ” cementificazione” .
prima di essere tacciata per ” l’alternativa agli alternativi” informo che dagli anni ‘80 , agli albori quindi della coscienza di massa sull’ecologia, ho iniziato a consumare solo prodotti biologici, sostituire i medicinali di sintesi con l’ omeopatia e ricorrere a terapie come l’agopuntura . giusto per fare pochi esempi. Nel mio piccolo quindi, ho contribuito ad allargare il mercato del consumo di questi settori oggi in espansione, nonostante una politica dominanate ancora avversa per diversa logica di mercato.
Ho sollevato perciò una riflessione contrapponendo i termini verde-cementificazione, entrando nel merito delle loro connotazioni reali e attuali. Io abito in campagna, so quello che dico. Sono circondata da campi coltivatii a monocoltura da anni: orzo e grano-grano e orzo , che sono le coltivazioni più remunerative per l’agricoltore perchè ricevono il contributo politico più alto. Così facendo, i terreni si impoveriscono sempre di più e necessitano di spinte chimiche perchè i cereali possano crescere e dare resa. Allora, lontano dal luogo comune che pensa alla campagna come un’oasi ecologica, bisogna invece sapere che è l’oasi dove i veleni la fanno da padrona. Dalla semina, alla lotta alle muffe e parassiti, agli animali indesiderati , è tutto e un impiego di veleni. che producono una costante morìa di insetti indispensabili come le api o le coccinelle o le famose lucciole che svernano sotto terra, o gli uccelli come le upupe sensibilissime all’inquinamento e i rapaci che sono gli antagonisti naturali contro i roditori. Adesso che arriva la primavera insieme al vento tiepido, prima arriverranno i rumorosi macchnari spargiconcime, poi quelli che spargono i disserbanti, poi se necessario quelli che intervongo per le muffe e così via per il resto dell’anno dalla raccolta fino a nuova semina. E tutto questo avviene sino alle porte di Macerata che certo non si può vedere affacciandosi dalla panoramica che mostra la nostra bella campagna marchigiana. E’ paradossale, ma vivere all’aria aperta, in queste condizioni di contesto, si rivela un danno alla salute anzichè un beneficio.
L’iniziativa degli orti per gli anziani che realizzò anni fa Anna Megnhi, è in questo senso un’ottima opportunità che va oltre la salute degli anziani, l’impiego del loro tempo libero , l’autoconsumo che di questi tempi aiuta e quindi andrebbe rivalutata.
Chiudo.
Chi ha detto che costruire significhi necessariamente cementificare? e le case in legno? si può fare imboschimento per questo utilizzo, unendo l’utile al necessario.
ps. ho scritto altrove anche della necessità di munirsi di un Piano locale del verde, per fare politiche d’ambiente incisive….tanto per completare il mio discorso.
non siamo su fronti opposti, come vedete, tuttt’altro , ma penso che bisogna dialogare anche con la realtà che è fatta anche di altro; e questo altro, lo si può determinare insieme con politiche corrette di sviluppo.