Per una nota al figlio
una madre picchia la vicepreside
E' successo a Cingoli, la donna è stata arrestata
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L’ha afferrata per il collo, l’ha atterrata e poi ha cercato di sbatterle più volte la testa al suolo. Nella furia ha dato anche una spinta a un carabiniere che cercava di fermarla, mandando ko pure lui. Protagonista della vicenda la mamma di un alunno indisciplinato, che se l’è presa con la vice preside “colpevole” di aver chiamato i militari dell’Arma per far uscire il ragazzino dal bagno in cui s’era chiuso per protestare contro una nota disciplinare. E’ accaduto all’Istituto alberghiero di Cingoli, dove, durante le lezioni, un’insegnante ha redarguito lo studente, un sedicenne già sospeso per via del suo comportamento, affibbiandogli la nota. Il ragazzo, per tutta risposta, si è alzato e si è barricato in bagno, rifiutando di uscire nonostante l’insistenza dell’insegnante e della vice preside, Cristiana Leoni, 57 anni, collaboratrice del dirigente scolastico, nel frattempo intervenuta. La Leoni, temendo reazioni da parte del ragazzo, ha avvisato i carabinieri. I militari sono arrivati in contemporanea con i genitori dello studente. Il padre ha apostrofato la dirigente scolastica prendendosela con lei per l’iniziativa, giudicata da lui eccessiva, di richiedere l’intervento delle forze di polizia. L’uomo, da quel che si apprende da fonti investigative, avrebbe quindi rivolto pesanti minacce alla vice preside, e questa, allora, si è decisa a sporgere denuncia. Uscita dall’istituto accompagnata dei carabinieri, a quel punto è stata aggredita dalla madre del ragazzo, 42 anni, che l’avrebbe afferrata al collo e spinta a terra. A fare le spese della sua furia anche uno dei due militari. La quarantaduenne è stata così arrestata per lesioni personali gravi, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. La Leoni è stata medicata in ospedale e la prognosi è di 22 giorni. Secondo il legale della donna arrestata, l’avv. Domenico Biasco, i genitori del ragazzo avevano chiesto all’insegnante i motivi della nota disciplinare, preoccupati anche per il fatto che questa potesse preludere a un’altra sospensione e che ne risultasse compromesso l’anno scolastico per il figlio. La docente, però, si sarebbe rifiutata di dare informazioni. Altro motivo di risentimento da parte della coppia, ha spiegato ancora Biasco, la decisione della vice preside di chiamare i carabinieri per far fronte a semplici “problemi di vivacita” del ragazzo.
(Ansa)
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Inviterei il titolista di quest’articolo a mettere in evidenza, oltre alla reazione violenta e condannabile dei genitori del ragazzo, anche l’assurdità del comportamento della dirigenza scolastica che, incapace di ascoltare, dialogare e guardare negli occhi i ragazzi, delega ogni tanto allo psicologo (non in questo caso) e ogni tanto addirittura alle forze dell’ordine le spettanze che invece sarebbero proprie di una scuola normale…
(Sempre che i fatti siano stati riportati correttamente nell’articolo)
Sono d’accordo con Andrea. La mamma dell’alunno si dovrà assumere le proprie responsabilità di fronte ad un giudice per i gravi fatti commessi, ma anche la persona che ha deciso di chiamare i carabinieri dovrebbe riflettere profondamente sul proprio operato. Mi ha messo una certa tristezza leggere questo articolo.
Concordo con Andrea e Glauco. E’ il racconto di una serie di fallimenti.
Articolo aggiornato alle ore 18.55 con ulteriori dettagli.
I genitori dovrebbero collaborare di più con le istituzioni scolastiche, non aggredirle.
Sicuramente il ragazzo si era già altre volte rivelato problematico; non credo che si sia discussa la precedente sospensione senza la presenza dei genitori. Comunque un tale provvedimento è preso collegialmente. Un genitore in tal caso non s’ interroga su cosa c’è che non va?
Si può ricorrere ad una consulenza di un esperto, si può essere più sinceri e comunicare alle autorità scolastiche problematiche pregresse, si possono chiedere colloqui con i dirigenti e con gli insegnanti senza che lo studente lo sappia.
Si può ricorrere a tanti mezzi, non allla violenza.
Credo che la dirigente abbia chiamato i carabinieri per timore di qualche atto inconsulto del ragazzo, se avesse in precedenza visto spirito collaborativo dei genitori avrebbbe chiamati loro per primi.
Ci vorrebbe un corso di “riabilitazione” per genitori incapaci di fare il proprio ruolo. I figli indisciplinati sono delle povere vittime della famiglia incapace di dare loro valori, educazione, priorità, e senso civico. Non si pretende che gli asini sappiano volare….ma chi mette al mondo dei figli si deve assumere tutte le responsabilità.
L’atto della madre del ragazzo, mette alla luce la sua incapacità di gestire se stessa, pensate se sia capace di gestire il figlio.. Questo ragazzo è tutto ciò che babbo e mamma gli hanno inculcato in testa. e poi non diamo colpa alla società… la società siamo noi.
Ma signori… anch’io sono stato a scuola (e dai “preti” con la P maiuscola)!! Ma mai, dico mai, mi sarebbe balenata in mente l’idea non di insultare un prof, non di mandarlo a quel paese, ma neanche di… rispondergli male…
Secondo voi è giustificabile che un ragazzo si rinchiuda in bagno per una nota e non voglia più uscire?? E la vicepreside che doveva fare?? Raccontargli una favola e dirgli che la mamma gli vuol sempre bene?? Ma scherziamo?? Parliamo di ragazzi capaci di ragionare, che dovrebbero sapere come ci si comporta a scuola…
E se il ragazzo si fosse rinchiuso in bagno per farsi del male? Per uccidersi? E la vicepreside non avesse chiamato i carabinieri?? Sarebbe stato meglio? Parlo solo di ipotesi ovviamente…
E la madre?? Aggredire un’insegnante perché ha chiamato i Carabinieri? E anche se non avesse voluto spiegare i motivi della nota (come sostiene l’avvocato), è giustificabile la violenza? Che rispetto avrà quel figlio delle istituzioni se a 16 anni, dopo essersi comportato male, la mamma picchia la VICEPRESIDE?!??!
Ma siamo folli?
Ah già… noi siamo quelli che “mio figlio si droga perché viviamo in una società di merda”. Complimenti!
Matteo Crispiani
Che tristezza…..sono d’accordo con Glauco!
Rispondo a Matteo Crispiani: giustamente te dici “parliamo di ragazzi capaci di ragionare, che dovrebbero sapere come ci si comporta a scuola” ma allora che cosa c’entrano i Carabinieri ? Ora deleghiamo alle Forze Armate il compito di educare i nostri giovani ? Beh, allora stiamo messi proprio male…
Oltre ad esprimere comprensibili espressioni di tristezza, vorrei invitarvi ad esprimere un giudizio che possa essere in grado di superare il fatalismo per un episodio che è l’espressione del sonno della ragione.
Penso innanzitutto che da genitori del genere non sia strano vedere un figlio che poi si “barrica” in un aula apostrofando in malo modo gli operatori scolastici. Pur con tutti i limiti che potrà avere, penso che l’istituzione scolastica sia quella che in questa vicenda ha la responsabilità minore.
C’è poi uno scadimento del senso di autorità, che non è sempre una cosa negativa, ma il riconoscimento di qualcosa a cui guardare con fiducia perché in grado di far crescere. Per molto tempo la scuola a cercato di smantellare questa sua prerogativa, con risultati evidenti.
Infine bisogna che il giudizio sia netto: certe cose non appartengono alla sfera della civiltà e certe persone devono capirlo. Cercare attenuanti è ipocrisia e non aiuta nessuno.
Quoto Matteo Crispiani, io sono stato dai Salesiani (un P né minuscola né maiuscola)…
purtroppo in ITALIA CI SIAMO DIMENTICATI CHE LA SCUOLA NON E’ UN OBBLIGO DA SVOLGERE ALLA MEN PEGGIO MA UN LUOGO CHE DA’ GLI STRUMENTI PER AFFRONTARE LA VITA LAVORATIVA E NON SOLO.
Cosa pensate possa fare il ragazzo, diventato uomo, uscito di scuola?