L’Istituto d’arte rifà il guardaroba
a Padre Matteo Ricci
Ricostruiti gli indumenti storici per le quattro mostre cinesi
di Eros Mandolesi
Ricostruiti i cinque abiti principali di Padre Matteo Ricci. In occasione del IV Centenario della morte dell’illustre missionario trapiantato in oriente, con la supervisione del professor Filippo Mignini, direttore dell’Istituto Matteo Ricci, le classi quinte di tessuto, arredamento e architettura dell’Istituto Statale d’Arte di Macerata, in questi mesi si sono cementate fianco a fianco con i loro professori per realizzare questi cinque abiti che domani partiranno per la Cina e saranno esposti nelle mostre di Pechino, Shangai, Nanchino e Macao. Insieme agli indumenti storici, verrà inviato in oriente anche il plastico dove è rappresentata la casa in cui è nato il gesuita, nel pieno centro storico di Macerata, con le vie, le Chiese e gli uffici pubblici presenti all’epoca.
Un lavoro meticoloso che è stato presentato questa mattina da tutto lo staff organizzativo presso l’Istituto Statale d’Arte di Macerata. La Preside Angela Iannotta ha spiegato: “E’ stato un lavoro scrupoloso iniziato a settembre su richiesta del prof. Mignini che abbiamo accolto con grande interesse e molta dedizione. Insieme ai professori di sezione e agli alunni, abbiamo dedicato molto tempo a studiare le opere del gesuita anche attraverso il supporto di alcuni esperti in materia per approfondire la sua figura. Il tutto ha richiesto molte energie da parte di tutti gli addetti lavori, i ragazzi in primis che non si sono risparmiati in nulla ed anzi, spesso hanno prolungato il lavoro al di fuori degli orari scolastici per rispettare le scadenze prefissate. C’è stato uno studio – prosegue la preside nel descrivere i passi salienti – della cultura del tempo, degli usi e costumi che la definivano per poi riportare il tutto nella bozza iniziale. Dopo di che si è lavorato sulle forme e sui colori cercando di rimanere fedeli alle descrizioni presenti nei suoi scritti. Oltre alla bellezza e all’estetica abbiamo lavorato anche alla funzionalità dei vestiti, nella scelta delle essenze e delle esigenze concrete”.
La parola passa all’ideatore di questo progetto, Filippo Mignini: “Finalmente nell’apprezzare queste splendide opere realizzate con molta passione dai ragazzi, si vede un po’ di luce nello scenario che ci ha aperto le porte all’anno dedicato a questa grande figura storica nata a Macerata. Per quanto mi riguarda è la prima volta che riesco ad avere un connubio così produttivo ed efficiente. Questa mutazione di abiti simboleggiano ed attestano anche un cambiamento di stato che Ricci ha avuto nella sua vita. Si parte infatti dall’adolescenza di Padre Matteo Ricci con un abito marroncino specifico del tempo, per poi passare all’abito tipico del gesuita, avvero quello di colore nero. Si passa poi al sajo di colore grigio appartenente ai monaci buddisti, che stava ad indicare lo stato di un religioso straniero residente in Cina, il quale rispetto dell’abito indossato si riscontrava con il consueto taglio di barba e capelli. Il penultimo abito è quello descritto più volte dal gesuita nei suoi testi, in esso si rispecchia la veste del letterato confuciano. Dal colore rosso mattone con i risvolti turchino chiaro con un cappello molto simile a quello dei vescovi attuali ma leggermente più alto. Il cosiddetto xu danpò, dal nome del celebre poeta che per primo ha foggiato e indossato il copricapo. Infine – a chiudere l’esposizione in ordine di tempo – l’abito mandarino che integra completamente il missionario nella cultura del tempo con un tessuto dipinto a mano presente in mezzo al petto ad indicare il grado conferitogli. Con questo indumento Padre Matteo Ricci insieme a xu Guangqi (uno dei più intimi amici di Ricci, che sarà poi ministro e precettore dell’erede al trono) ha tradotto i primi sei libri della Geometria di Euclide”.
La sesta opera realizzata come completamento dell’intero percorso Ricciano, è testimoniata da un plastico in scala 1:1200 che rappresenta il centro storico di Macerata alla fine del 500, inizi 600. Il professor Pannocchia descrive i procedimenti adottati per realizzare il prototipo: “E’ stato ricavato da un unico blocco, dopo averlo disegnato al CAD tridimensionale, abbiamo poi lavorato il pezzo grezzo con una macchina a controllo numerico. Mentre per i volti e le mani che raffigurano il missionario abbiamo lavorato con il vecchio metodo di mazza e scalpello. Gli stessi alunni sono molto soddisfatti del lavoro inedito svolto in questi mesi e lo testimonia come portavoce del gruppo una studentessa di tessuto :“Ci siamo esercitati tantissimo perché non abbiamo mai realizzato vestiti così complessi, è stata un’esperienza di lavoro a tutti gli effetti perché ci siamo resi conto di tutte le problematiche legate ad un lavoro, i tempi di consegna, gli obblighi da rispettare e così via”. Dopo film, calendari ed agende è tempo quindi della collezione Ricciana.



