MaceraTiAmo:
“L’Amministrazione confermi
che l’acqua non è un bene privatizzabile”
Il 19 novembre scorso il Parlamento ha approvato definitivamente il decreto legge 135/2009, in particolare l’articolo 15 che modifica alcune parti dell’art. 23 bis del decreto legge 112/2208 convertito in legge n. 133/2008. La riforma dei servizi pubblici locali a rilevanza economica è in vigore dallo scorso anno, ed il comma 5 dell’art. 23 bis afferma in tema di servizi idrici “la proprietà pubblica delle reti”, ma prevede che “la loro gestione possa essere affidata a soggetti privati”.
La gestione dei servizi idrici potrà essere affidata, per il tramite di gare, sia a società pubbliche che private, la concorrenza dovrebbe avvantaggiare i cittadini!!!!!!!
Il IV forum mondiale sull’acqua nella Risoluzione europea del 15 marzo 2006 recita al I paragrafo “l’acqua è un bene comune dell’umanità e come tale l’accesso all’acqua costituisce un diritto fondamentale della persona umana; chiede che siano esplicitati tutti gli sforzi necessari a garantire l’accesso all’acqua alle popolazioni più povere entro il 2015”.
Il mercato dell’acqua vale in Italia circa 5 miliardi di euro, il boccone è troppo ghiotto per lasciarselo sfuggire. Le aziende private già sfruttano le falde acquifere potabili pagando alla collettività canoni irrisori per le concessioni che spesso sono permanenti, inoltre sugli scaffali dei supermercati, sempre più spesso, si trova “acqua microfiltrata”, pagata come acqua minerale, ma che altro non è che acqua di rubinetto con aggiunta di anidrite carbonica e sali minerali. In questo mercato il primo operatore al mondo è la Coca Cola.
Alex Zanotelli definisce la norma approvata come la più grande sconfitta della politica. Il bene più prezioso per l’umanità che andrà sempre più scarseggiando sarà pagato a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese, ma soprattutto dagli impoveriti del mondo.
Maceratiamo, come movimento di cittadini, chiede al Comune di indire un consiglio monotematico in difesa dell’acqua, dove dichiarare l’acqua bene comune pubblico, l’accesso all’acqua un diritto umano, universale, inalienabile. Pertanto il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.
Il servizio idrico della nostra città è gestito dal 1999 dall’ APM – Azienda Pluriservizi Macerata, una spa con capitale pubblico ad eccezione di una piccolissima partecipazione privata (fonte sito APM).
Possiamo considerare l’acqua ed il servizio idrico di Macerata dentro una cassaforte le cui chiavi sono custodite dai cittadini? NO, ma ci piacerebbe essere smentiti.
Lo statuto del Comune di Macerata all’art. 56 – Servizi pubblici locali – al comma 2 recita: il comune gestisce i servizi pubblici nelle seguenti forme: a) in economia, b) in concessione a terzi, c) a mezzo di azienda speciale, d) a mezzo di istituzione, e) a mezzo di società di capitali o altre forme previste dalla legge. Il legislatore nel passaggio dalla legge 142 del 1990 al d.l. n. 269/2003 ha lasciato come unica forma societaria possibile la Spa, questa esclusività nella gestione del servizio idrico integrato va spiegata con altre ragioni: la Spa a totale capitale pubblico (e l’APM non lo è) garantisce la trasformazione del bene comune acqua in un bene economico (soggetto a costi ricavi) e può rappresentare lo strumento di passaggio, in attesa che differenti rapporti di forza consentano l’ingresso di capitali privati.
Seconda proposta all’Amministrazione Comunale: si potrebbe prevedere che ogni modifica che riguardi l’acqua e/o il servizio idrico integrato sia sia sottoposta a referendum, strumento previsto dall’art. 35 dello statuto comunale?
Difendiamo l’acqua!
