Dai mobili alle ceramiche
Alla scoperta di Appignano

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appignano

di Alessandra Pierini

I Comuni ai raggi x. Quarta tappa del nostro viaggio in provincia.

Quando si arriva ad Appignano si pensa che sia un borgo come tanti, quando si va via ci si sente come deve essersi sentito Gulliver tra la gente della corte di Lilliput, non perchè le cose e le persone sono piccole ma perchè ogni cosa e ogni comportamento sembra essere fuori dalla nostra dimensione spazio temporale. Il Palazzo Comunale, ad esempio, non è freddo come capita spesso quando si entra negli uffici pubblici ma è caldo e accogliente e persino le anonime targhe degli uffici sono state sostituite con placche di ceramica dipinte a mano. Il tempo, ad Appignano, sembra scorrere più lentamente, quasi che la frenesia e i ritmi vorticosi che investono i centri più grandi non siano riusciti a raggiungere questo lembo di terra tra cielo e verde intenso delle colline tutto intorno in cui c’è ancora spazio per il sorriso. Non servono appuntamenti tanto prima o poi ci si incontra e per parlare col primo cittadino non serve prenotarsi, è sufficiente attendere davanti la sua porta, come stanno facendo tre anziani signori che al nostro arrivo stanno concordando il discorso da fare.
Il Sindaco Osvaldo Messi è stato eletto nelle elezioni di giugno e dà continuità all’esperienza della precedente amministrazione guidata da Maurizio Raffaelli.
Sindaco, Appignano è uno dei pochi Comuni nei quali la sinistra ha avuto la meglio nell’ultimo turno delle amministrative. Considera il suo Comune un baluardo della Sinistra?
“Appignano è sempre stato un Comune dell’ex Dc con la quale la sinistra ha dovuto sempre battersi. Il successo delle liste di centro sinistra risale a dieci anni fa con l’amministrazione Raffaelli, nata come lista civica che raccoglieva  soggetti di diversa appartenenza politica,  da Forza Italia alla sinistra radicale. La lista e l’unione delle forze, era scaturita dalla lotta contro la discarica verso la quale il precedente sindaco aveva dato la disponibilità. Appignano è un territorio piccolo che non ha spazi periferici perciò non era assolutamente idoneo ad essere punto di raccolta, addirittura intercomunale. La lista ottenne ben 1880 voti in più. Questa volta ci siamo proposti come lista civica di centro-sinistra lo scarto è stato inferiore ma vista la situazione nazionale è stata davvero una grande vittoria.

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Quali sono le prerogative della sua nuova Giunta?
“Innanzitutto il nostro punto di forza è l’ascolto. La chiave della fiducia accordata consiste nel mettere al centro la persona e il cittadino. Mettersi a disposizione quotidianamente non è semplice e molti mi hanno ammonito che prima o poi mi si ritorcerà conto ma io sono sicuro che, anche se è impegnativo, è queso il modo di amministrare più giusto, con umiltà e ponendosi sempre allo stesso livello del cittadino.”

Quali sono le ricchezze e i motivi di vanto del suo Comune?
“In epoca recente, Appignano ha ottenuto grande notorietà per l’industria del mobile con aziende che sopravvivono nonostante le gravi difficoltà economiche che interessano il settore in questa fase storica. Tradizione vecchia di cinque secoli è invece quella della ceramica, purtroppo quasi scomparsa. In passato Borgo Santa Croce era completamente invaso dai cocci messi ad asciugare. Produzione tipica erano le stoviglie che nel tempo sono state sostituite da materiali nuovi, per cui delle trenta piccole imprese esistenti sono rimaste vive oggi solo due, Testa e Bozzi. C’è poi la ditta Taruschio che è un po’ diversa dalle imprese storiche e artigiane perchè utilizza un metodo più industriale. Per mantenere in vita la tradizione delle ceramiche abbiamo attivato la Scuola della Ceramica per insegnare un mestiere che può essere anche un’attività economica. Il corso dura da settembre a maggio e gli iscritti sono una trentina, qualcuno degli allievi del passato ha già aperto con soddisfazione delle attività. Teniamo poi molto al Convento di Forano, famoso perchè nel 1219 ha ospitato San Francesco di ritorno da Ancona, poi il Beatro Pietro da Treia e ancora il Beato Corrado da Offida. Al momento è in fase di ristrutturazione ma ci auguriamo di riuscire a riportare presto una piccola comunità di frati che possa svolgere l’attività religiosa ma anche di accoglienza e di restituire al convento anche il suo bosco.”

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“Leguminaria” e “Bellente il brigante ”  si svolgono nel vostro Comune e che vi danno grande visibilità. Continuerete a puntare su questi eventi per valorizzare Appignano?
“Per questi eventi dobbiamo ringraziare la Pro loco che si mette a disposizione e di cui fanno parte più di 150 volontari. Dove non ci sono particolari ricchezze artistiche, la ricchezza delle persone può riuscire a colmare questa mancanza e le loro iniziative sono molto riuscite. Leguminaria si fa ormai da 7 anni con un crescendo di presenze e di volontari che  contribuiscono con il loro lavoro a renderla ogni anno un grande successo. Il Bellente invece non si ripete tutti gli anni perchè è un’iniziativa molto costosa, ma abbiamo commissionato un libro su questa storica figura appignanese.

Quali sono i problemi da risolvere nel vostro Comune?
“Appignano non è un’isola felice ma più che problemi da risolvere abbiamo questioni da seguire quotidianamente. Il problema più importante al momento è l’Inrca, una clinica di riabilitazione che ad Appignano ospitava anche la casa di riposo in locali che erano una donazione di una famiglia benestante, i Falconi. La sede è ora stata ceduta all’Inrca perchè la ristrutturasse ma i tecnici hanno ritenuto necessario procedere con una demolizione. La nostra preoccupazione non è che non venga ricostruita perchè di questo siamo certi e sono già previsti anche i fondi per la ricostruzione ma temiamo che i tempi si dilatino, perciò monitoriamo costantemente i lavori.”

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Lando e Dino sono due appignanesi che portano in tutte le Marche un’ immagine comica e irriverente degli abitanti del vostro Comune. Li considera una risorsa e si ritrova nelle loro barzellette?
“Conosco Fabrizio Tantucci da tanti anni, è un caro amico. Mi ricordo quando da bambino faceva l’imitazione del Papa e noi tutti intorno a guardare. Credo che Lando e Dino abbiano preso molto dalla nostra realtà, ti sembra di toccarla con mano attraverso le loro barzellette. Inoltre fanno riflettere con il sorriso e il loro obiettivo è davvero nobile.”

(Foto di Guido Picchio e Edo Lini)


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