Le meraviglie naturali
della Valle dell’Elce

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di Luciano Burzacca

Di recente istituzione, il Parco Geo-palentologico-archeologico Valle dell’Elce di Gagliole conserva una natura scarsamente contaminata dall’uomo e qualche peculiarità che lo rende piuttosto interessante. Al suo interno si sviluppano alcuni sentieri di facile percorrenza che, in parte, ricalcano il secolare percorso francescano che univa Assisi a Loreto. Tra le finalità del Parco, oltre naturalmente alla salvaguardia degli habitat naturali, ci sono anche l’educazione alla conservazione della natura, la promozione e l’organizzazione per la fruizione turistica, realizzate attraverso il Centro di educazione Ambientale che ha sede nel Comune. Il Parco comprende anche una piccola area archeologica, in località Ponte di Crispiero, vicino la ss 361, dove sono stati rinvenuti utensili in pietra risalenti al Paleolitico medio.

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Per le escursioni, dalla piazza antistante l’edificio comunale, si prende la strada per la contrada Bergoni, sorpassata la quale, dopo circa mezzo chilometro, si trova un largo spiazzo (dove si può parcheggiare) con un grande cartello che illustra le caratteristiche naturali della zona. Da questo punto si ha un’ampia panoramica della valle in gran parte coperta da leccio, detto anche elce, da cui il nome del Parco. In questo periodo il verde intenso del leccio, che rimane tale anche durante l’inverno, è interrotto da numerose macchie giallastre di arbusti che si stanno preparando al riposo invernale, e da varie scogliere biancastre (calcare massiccio) e qualcuna rossastra (scaglia rossa).
Si prende la carrareccia in discesa, percorribile solo da fuori strada, e dopo circa cento metri si incontra una prima deviazione: mentre la discesa prosegue per la valle, il sentiero più o meno pianeggiante che si inoltra nella boscaglia porta a quella che è la caratteristica più curiosa del Parco, la risorgiva Sasso Pozzo. Il sentiero si snoda sul fianco della montagna tra vari tipi di arbusti, tra i quali spiccano, in autunno, le foglie rosse dello scotano: in questo periodo i pigmenti rossi e gialli in molte piante hanno la rivincita, seppur di breve durata, nei confronti del verde clorofilliano che li ha nascosti fino all’arrivo dei primi freddi.

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In alcuni punti il sentiero diventa leggermente impegnativo perché esposto sul fianco ripido del monte, tuttavia una fune di acciaio permette di passare agevolmente. Comunque è consigliabile munirsi di bastone o farsi accompagnare da qualcuno esperto di escursioni. Dopo un quarto d’ora si arriva alla forra di un torrente in secca, risalita la quale, con qualche arrampicata superabile senza grosse difficoltà, ci si trova alla base di una parete di scaglia rossa, sulla quale si apre un buco largo circa un metro. È questo il Sasso Pozzo, dal quale fuoriesce acqua in seguito a grandi piogge: fenomeno raro e di breve durata, al massimo un giorno, un giorno e mezzo. Questa strana struttura carsica ha sempre avuto una grande influenza sull’immaginario collettivo della popolazione locale, tanto da far nascere il detto: ha piùutu cuscì tantu che rdà fori lu sassu puzzu.
Si tratta di un cunicolo che si sviluppa per circa seicento metri nel cuore della montagna, scavato dall’acqua che si è insinuata in una faglia ben evidente nella roccia, e la cui esplorazione interna è assolutamente sconsigliabile a chi non è esperto di speleologia.

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Ritornando alla carrareccia, si discende ancora fino ad un bivio, dove i cartelli indicano il percorso più interessante. L’altra strada conduce alla presa d’acqua Sorgente Sottacqua, che rifornisce il comune di Gagliole, oltre la quale si può arrivare, ma non ci sono indicazioni, in una zona fossilifera. Un tempo questa zona, piccola radura nella boscaglia, era così ricca di ammoniti che non si poteva non calpestarle attraversandola. Oggi molti esemplari qui rinvenuti son conservati nel Museo di Storia Naturale di Gagliole.
Seguendo le indicazioni, sempre lungo la carrareccia, si arriva in fondo alla valle. Il silenzio che regna tutt’intorno è interrotto solo dal rumore dei propri passi : la natura si sta assopendo , e anche questo ha un suo fascino. Lungo il percorso si notano tracce fresche di fuoristrada: evidentemente c’è chi le escursioni preferisce farle su ruote anziché su scarponi.

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Si arriva ad un’ampia radura dove scorre il torrente dell’Elce (che si versa nel Potenza), un tempo ricco di gamberi di fiume per un lungo tratto. Qui si può scegliere tra vari percorsi: il sentiero grotta dell’Elce, il sentiero dei carbonai, oppure vie non segnate ma sempre interessanti. Seguendo il torrente dell’Elce si può arrivare, dopo qualche chilometro, al Santuario Madonna delle Macchie; risalendo il fosso che scende dal Sasso Pozzo si incontrano altre formazioni curiose prodotte dall’acqua corrente: pozze circolari (le “callarelle”) e una piccola e ripida cascata. Quest’ultimo tratto è senz’altro il più disagevole.
Il sentiero che porta alle grotte è il più interessante dal punto naturalistico. Si incontrano altri scotani, ora rossi, ora gialli. L’odore di muschio e di humus che il suolo emana nei punti più umidi ci ricorda che mentre una parte della natura si riposa un’altra sta intensamente lavorando per produrre nutrimento alla nuova vegetazione che verrà. Il sentiero ora diventa più impegnativo, e anche disagevole se si sceglie di risalire il letto del torrente, (attualmente in secca): in questo caso si arriva ad una piccola forra con pareti molto ripide scavata dalle acque nel calcare massiccio. Un cartello indica l’altra meta di questo sentiero : la grotta dell’Elce.
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Lungo il fianco ripido del monte, sale, con numerosi tornanti, un sentiero molto ben segnato sui lecci tra i quali si snoda. Dopo qualche centinaio di metri, e una salutare sudata, si arriva alla scogliera sulla quale si apre la grotta, rifugio probabilmente del capriolo che, insieme alla volpe, l’istrice, il gatto selvatico, il cinghiale e alcuni uccelli costituisce l’abituale fauna della zona. Questa cavità non presenta strutture particolarmente attraenti, perché qui i fenomeni carsici hanno prodotto solo cortissime stalattiti e piccole cavità e concrezioni sul fondo, tuttavia chi ama fare escursioni trova sempre qualcosa di interessante: qui si può ascoltare il silenzio della natura che si sta addormentando, silenzio pressoché assoluto, rotto forse solo dai propri pensieri.
Dal parcheggio alla grotta, escludendo la deviazione al Sasso Pozzo, chi è abituato a camminare senza perdere tempo può impiegare mezz’ora, chi se la prende comoda in un ‘ora ci arriva. Anche il tiepido sole autunnale è adatto alle escursioni, per scaricare lo stress, per mantenere in forma il corpo, ma anche per apprezzare da vicino i colori e gli odori della natura che si prepara a superare i rigori invernali.

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