“Il centro storico di Macerata
ha bisogno di sculture: si dia
un’opportunità all’Accademia di Belle Arti”

L'opinione - di Gian Mario Maulo

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Da Gian Mario Maulo, presidente del consiglio comunale di Macerata.

Le sculture che ci hanno fatto compagnia questa estate in città verranno tolte. Ci eravamo ormai abituati a questi (s)oggetti d’arte; vicino al tavolo di un bar o in giardino, in piazza o lungo un viale ci facevano ormai compagnia.

Il Comune ha ripreso con le sculture di Ivan Theimer un esperimento del 1994-’97, quando le piazze dell’estate maceratese furono  animate da sculture di Sguanci, di Benetton, di Mitoraj, di Trubbiani.

Le nostre città  hanno sempre più bisogno di spazi aperti alla relazione, alla convivialità, al segno,  all’immagine o alla memoria  collettiva. Nelle foto d’epoca si racconta di piazze con fontane e monumenti, persone a passeggio, vistosi negozi aperti: solo un ricordo o una nostalgia dell’impossibile? I nostri centri storici lungo i secoli sono diventati ‘comuni’, cioè spazi per vivere, per conversare, passeggiare,  abitare, leggere, pensare, incontrarsi senza semafori o segnali di stop e di precedenza; negli spazi urbani attuali, invece, le persone si incrociano in fretta o con i tempi contingentati, lavorano o risiedono preoccupati più della ‘viabilità’ e della ‘parcheggiabilità’ che della vivibilità.

La presenza di (s)oggetti d’arte disturba se si considera lo spazio urbano come area da occupare, da usare; perfino i pochissimi monumenti eretti fuori dai centri storici spesso funzionano da spartitraffico o sono assediati da auto o relegati in angoli dove non sottraggono aree all’edilizia privata! Allora anche al centro storico fontane e monumenti ingombrano: Garibaldi è finito in un angolo, piazza Mazzini risponde più alle esigenze del mercato che a criteri urbanistici, la fontana di Piazza Libertà non è neppure un ricordo.

Finché  resiste una doppia modalità di vita urbana, di relazione oppure di uso, persiste il conflitto fra i sostenitori del centro storico chiuso (o meglio aperto alle persone) o del centro storico aperto (ossia aperto alle auto).  Perfino come ‘centro commerciale naturale’ o ‘a cielo aperto’, il centro storico ha bisogno di  una grande hall di spazi gradevoli e identificabili, in cui passeggiare più che guardarsi dalle auto: anche le attività economiche risentirebbero positivamente di questa modalità di vita urbana. Non per nulla i centri commerciali attuali sono  diventati anche punti di incontro, e non solo per i parcheggi ma anche per le ampie gallerie accoglienti per la comunicazione e per il passeggio, anche se esteticamente insignificanti.

Collocare, almeno provvisoriamente,  manufatti artistici al centro di spazi urbani liberi significa riaffermarne la funzione relazionale più che la funzione d’uso. Propongo, perciò, di estendere questo esperimento estivo, offrendo all’Accademia di Belle Arti l’opportunità di esporre creazioni artistiche di docenti ed allievi nelle aree del centro: piazza Libertà, piazza Mazzini, Sferisterio, Rotonda dei Giardini, giardino Mazzini, Loggia del Grano, piazza  San Giovanni, piazza Strambi, piazzetta San Giorgio, emiciclo di Palazzo Torri e dell’ex distretto, Piaggia della Torre, largo Beligatti, largo di via Berardi, largo di via dei Sibillini: spazi da restituire alla vivibilità, per incontrarsi su una panchina, vicino ad un’aiuola, a fianco ad un’opera d’arte.

Gian Mario Maulo


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