Mike e quegli strani
episodi maceratesi

di Maurizio Verdenelli
C’è un rapporto forte eppure poco conosciuto – perché dimenticato – tra Macerata e Mike Bongiorno, che l’Italia dello spettacolo e non solo, in queste ore piange.
Tutto era cominciato a metà degli anni ’80 , o quasi, quando durante una delle sue celebri trasmissioni a quiz, venne fuori la sorprendente “notizia” che Macerata deteneva (?!) in base ad un’indagine il record dei tradimenti coniugali. Oibò! Perplessità, sgomento generale, indignazione del sindaco (Cingolani?). Proteste ufficiali. Fino ad allora la cosa più perfida che fosse uscita sul capoluoggo “assopito” era stato il celebre aforisma del pescarese Ennio Flaiano che stupendosi artatamente aveva scritto: “… e pensare che c’è gente che vive e lavora pure a Macerata”.
Il presentatore comunque si scusò pubblicamente e lo fece anche venendo in città per il suo estivo “Giromike”. Fu proprio in quelle occasioni che si saldò il rapporto tra il capoluogo e Bongiorno. Il quale, da bravo tennista, era diventato un habituee del circolo “Giuseppucci”, di cui molto elogiò i campi concedendosi volentieri ai fotografi che l’immortalarono in compagnia dei vari giocatori maceratesi.

Mike era poi diventato un assiduo dell’hotel Villa Quiete, a Valle Cascia di Montecassiano, diretto dal compianto Bernardo Cherchi. Così assiduo da elogiare in tv sia il resort sia Bernardo, di cui era ospite anche se il lavoro non lo portava precisamente a Macerata. Per Bongiorno Villa Quiete era il punto di riferimento non solo per appuntamenti marchigiani, ma anche umbri ed abruzzesi. Fu in queste circostanze che maturò una delle più “riuscite” gaffe di Mike (anche se mai finora scritta). La carovana di Giromike era dunque approdata un giorno d’estate, in piena stagione lirica, a Villa Quiete. Lo spettacolo si sarebbe però dovuto tenere a Pesaro e Bongiorno già alle ore 18 girava frenetico in Sala restaurant, per consumare un veloce pasto fuori orario, concordato con l’amico Cherchi. Il fato volle che in quello stesso momento confluisse al medesimo punto, attratto da un trionfo di frutta al centro della sala, un regista lirico. Noto per l’esuberanza cromatica delle sue giacchette e per l’eccessiva, forse, considerazione personale di se stesso. Il presentatore, non conoscendolo, scambiò il regista – che indossava una giacca giallo canarino – per un cameriere ed impaziente lo interloquì: “Ragazzo, quanto ci mette a servirmi la cena!?” L’uomo di teatro, urlando isterico “Cameriere? A me?!” quasi svenne e ci volle il pronto intervento di Cherchi con i sali. E Mike? A tutto quel trambusto non degnò neppure uno sguardo: aveva troppo da fare ed era già in ritardo per Pesaro! Il vero cameriere subentrò al regista, che era stato scambiato per tale, e Giromike andò puntualmente e trionfalmente in scena, di lì a poco, nella vicina Pesaro.