I precari della scuola in rivolta
Si taglia: oltre 57mila senza lavoro

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(Fonte: www.repubblica.it

di Salvo Intravaia)

LE LEZIONI non sono ancora iniziate, le proteste sì. In questo scorcio d’agosto, i precari della scuola sono impegnati a protestare contro i tagli al personale della scuola che lasceranno a casa migliaia di lavoratori. Tre giorni fa, a Salerno un gruppo di precari ha occupato la sede dell’Ufficio scolastico provinciale (l’ex provveditorato agli studi).

Stessa forma di protesta a Trapani, mentre a Venezia si è svolto un sit-in. E ogni giorno l’elenco delle proteste a livello locale si allunga. A Palermo il presidio è diventato permanente con due assistenti tecnici (tecnici di laboratorio) che sono al quarto giorno di sciopero della fame.

Il perché è presto detto. I tagli agli organici del personale (42 mila e 500 insegnanti e 15 mila del personale ausiliario in un solo anno) colpiscono soprattutto i precari della scuola. Secondo una prima stima effettuata dalla Flc Cgil subito dopo i trasferimenti saranno almeno 16 mila i supplenti di scuola media e superiore che non troveranno più la cattedra. Cui occorre sommare i colleghi della scuola elementare, appiedati dallo smantellamento del “modulo”, e almeno 10 mila Ata che dopo anni di supplenza e l’aspettativa di entrare di ruolo si ritrovano disoccupati.

Nei prossimi giorni, quando si svolgeranno le convocazioni per l’assegnazione delle supplenze, la protesta si estender. Perché soltanto allora i precari avranno l’esatta percezione di quanti di loro resteranno senza lavoro. Una situazione che, specialmente al Sud, rischia di trasformarsi in emergenza sociale.

Intanto i sindacati affilano le armi. Il 23 ottobre è previsto il primo sciopero dell’intera categoria, proclamato dai Cobas, che porterà in piazza la scuola assieme a tutti gli altri lavoratori del pubblico impiego.

Ma l’avvio delle lezioni potrebbe subire un improvviso scossone per effetto dei 15 mila precari, patrocinati dall’Anief (l’Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione), che hanno ottenuto dal Tar Lazio l’inserimento in graduatoria “a pettine” (cioè, in base al punteggio) e non “in coda”, come preteso dalla Lega, nelle altre tre province scelte qualche settimana fa.

Per il momento, il ministero ha dato indicazioni agli uffici periferici di ignorare la sentenza (sta partendo il ricorso al Consiglio di stato?) e sulla base di quelle stesse graduatorie provinciali si stanno assumendo in ruolo quasi 4 mila docenti e si stanno assegnando tutte le supplenze.

Ma cosa accadrà se il massimo organismo della giustizia amministrativa (il Consiglio di Stato) dovesse confermare quanto già stabilito dal Tar? Occorrerà ripetere tutte le nomine, con un inevitabile balletto di insegnanti ad anno scolastico abbondantemente iniziato, oppure il governo si vedrà “costretto” ad emanare un provvedimento legislativo (magari un decreto-legge) che “sani” la situazione e faccia passare in secondo piano i pronunciamenti del Tar.



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