La decima traduzione
delle opere di Matteo Ricci

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ricci matteo

di Filippo Mignini

Nella lettera scritta il 13 settembre 1584 a Giambattista Román, Ricci, che si trova a Zhaoqing, ci fornisce una bellissima descrizione della Cina. All’inizio dell’epistola Ricci dice: “[in questa relazione] mi sono prefisso di scrivere soltanto le cose che so per certo, o perché le ho viste, o perché provengono da fonti autorevoli; il resto lo tralascio, in quanto mi propongo di stendere una relazione alquanto dettagliata dopo aver dimorato ulteriormente in questa terra andando avanti nel tempo”.

Lettera a Giambattista Román – Macao

Zhaoqing, 13 settembre 1584

[…] Vorrei ancora trattare della fertilità, bellezza, ricchezza, sapere, potenza e governo della Cina, pur sapendo che sarebbe una pazzia voler scrivere tutto ciò in una relazione tanto breve come questa; quanto V. M. desidera, richiede numerosi volumi, e questo non lo dico per voler gonfiare o ingrandire le cose, bensì perché ciò è la pura verità. Ma per soddisfare il desiderio di V. M. dirò il minimo indispensabile. La fertilità della Cina, la può arguire chiaramente dalla sua posizione geografica, anche chi non vi ha mai messo piede, in quanto è una terra molto grande, bagnata da due lembi di mare e piena di acqua dolce, congiunta con tre differenti zone e situata per la maggior parte in quella temperata: di conseguenza, produce sia i frutti che vogliono il freddo, sia quelli che vogliono il caldo, come pure quelli che vogliono il tepore; e produce frumento in grande abbondanza e riso ancor più che non il frumento, in quanto sono più avvezzi ad esso che non al pane: carne di ogni specie, senza aver nulla da invidiare a nessun’altra terra, persino alla nostra Lombardia. Qui vi sono molte greggi di bestiame ovino, di montoni e capre, anche se usano poco i manufatti di lana e non mangiano prodotti caseari, sicché questo bestiame non gode di molta simpatia come da noi; ma apprezzano invece il bestiame bovino che hanno in grande abbondanza, e se ne servono anche per arare la terra e per altri usi. Per quanto concerne il vestire, oltre ad alcune lane e ad una quantità infinita di cotone, dal quale fanno tele e riforniscono tanto i propri regni quanto quelli limitrofi, arrivando anche in India e in Portogallo; la natura ha fatto loro dono di tanta seta, e talmente fine, che non lo potrebbe credere nemmeno V. M. e neppure gli altri che vengono nel porto di Macao a caricare le poderose navi che vanno in India e in Giappone, e a buon mercato, tanto che in Cina, pur essendoci gente non molto ricca, è normale vestirsi di seta. E oltre a ciò, hanno anche canapa e molte altre cose con cui fanno tessuti e vestiti che noi non usiamo comunemente. Dal riso ricavano il vino, come pure da tanti altri generi, di modo che chiunque, per povero che sia, con due quattrini di vino beve a sufficienza per tutto il giorno, mentre non è loro abitudine bere acqua. Dall’uva normalmente non fanno il vino: non so se perché non lo sappiano fare, o perché ne hanno poca; lo stesso dicasi per l’olio, che per quanto vi siano qui olivi, che credo diano frutti, fanno un olio molto buono e in gran quantità, ma in modo differente da come lo facciamo noi, in quanto serve solo per bruciare. E frutti da mangiare hanno pure in gran abbondanza, e per la maggior parte uguali ai nostri, e se qualcuno manca, sembra che la natura abbia abbondato con altri anche se non della nostra specie, ma equivalenti, tanto che uno non saprebbe dire quale sia migliore. E infine, tutta la Cina è molto fertile di alberi da frutto, e ve ne sono molti che ancora non abbiamo visto in questo distretto; di ciò ne siamo a conoscenza grazie ai loro libri che li riportano in altre regioni. Da questi loro libri risulta pure che non esiste la benché minima penuria di legname, in quanto esistono grandi boschi da cui ricavare in abbondanza legname da ardere e anche legno da vendere nelle città. Sarebbe cosa molto lunga raccontare delle piantagioni di zucchero, del miele, e altre droghe che si producono in questa terra e che sono molto ricercate: per capirci in una parola, la Cina è tanto fertile e abbondante di prodotti che non necessita di importazioni. Per questo motivo il commercio estero è poco curato: soprattutto dobbiamo notare che di grano, di riso e degli altri legumi, che oltre ad essere tanti come in Spagna, come ho saputo e visto, si hanno ben due raccolti l’anno; e si meravigliano quando diciamo loro che noi lasciamo riposare i campi; giacché loro, come ho detto, non solo due ma pure tre volte l’anno sogliono mietere il grano, in modo particolare, in quanto non abbisogna di tanta acqua come il riso. È pur vero che parte di ciò, io lo attribuisco all’accuratezza che hanno nel lavorare la terra, cosa che fanno meglio di noi. Da ciò deriva che la Cina è tanto bella e temperata che sembra tutta un giardino e non si può imitare cosa tanto dolce. […]

Tratto da Matteo Ricci, Lettere, edizione realizzata sotto la direzione di Piero Corradini, a cura di Francesco D’Arelli, Quodlibet, Macerata 2001,  pp. 62-66.


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