Il “caso Testa”, prof sospeso:
“Voglio rientrare a scuola”

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di Alessandra Pierini

Sospeso il 10 ottobre dall’Istituto Filelfo di Tolentino per 12 capi d’accusa tra i quali quello di aver apostrofato  una studentessa col termine cretina, di aver aggredito verbalmente i genitori, di aver accusato il preside di amicizie politiche e così via. Accuse per le quali il Consiglio Nazionale di Disciplina gli ha dato una sanzione disciplinare di sospensione dall’insegnamento per 15 giorni. Sono passati mesi e il Professor Testa è  tornato a lavorare, non all’Istituto Filelfo  ma presso la Biblioteca dell’Università di Camerino dove, occasionalmente, è anche tutor di studenti che si preparano per gli esami in materie filosofiche. Gli atti dei procedimenti amministrativi relativi alla sospensione di professori, allontanati da scuola per un motivo o per l’altro, riempiono gli archivi degli uffici ministeriali. Il caso del Professor Testa ci è stato segnalato dai suoi allievi e già questo fatto ci sembra rilevante.  Inusuale è il  modo di reagire e di comportarsi del Professor Testa nei confronti sia delle istituzioni che degli studenti i quali vengono costantemente aggiornati sulle vicende del loro, ormai ex, professore  con delle lettere aperte nelle quali combina fondamenti di filosofia ed educazione civica ad elementi procedurali e in qualche modo cerca di diffondere, seppur in maniera anomala e, secondo molti discutibile, il suo punto di vista in ciò che gli sta capitando, quel punto di vista che ritiene inascoltato o almeno non abbastanza tenuto in considerazione dalle logiche procedurali della burocrazia. Incontriamo il Professor Testa in Tribunale a Macerata dove si è appena conclusa con un niente di fatto l’udienza che vedeva convocati il Professor Cesare Maria Testa e l’Ufficio Scolastico della Regione Marche del MIUR presso la sezione Lavoro. La questione prevede un danno superiore a 120 euro e la legge italiana prevede in questi casi la presenza di un legale che il Professor Testa non ha. Per comprendere la questione è però necessario andare indietro nel tempo e ripercorrere la vicenda umana, prima che giudiziaria del Professor Cesare Maria Testa, il quale ne racconta le tappe con l’irruenza che lo contraddistingue, con la coerenza e la rigidità che lo hanno portato a volte ad agire diversamente dalla consuetudine e dal modus operandi istituzionale. Ci mostra il carteggio con i vari uffici, le relazioni e tutta la sua documentazione raccolta in ordine di tempo. “Ogni sistema ha le sue vittime – esordisce  – ma non mi considero una di queste, non ho tendenze persecutorie”, ed elenca quanti nella storia sono stati considerati eroi proprio perchè si sono imposti contro le cose e il loro modo di essere. Racconta la sua storia e andando a ritroso si arriva al 1992, quando al Liceo scientifico di Macerata, la magistratura indagò su casi di false fatturazioni agli insegnanti con accuse per 25 persone le quali patteggiarono. Unico ad avere 25 procedimenti penali, per i quali fu assolto presso due Corti di Appello, e 9 civili fu il Professor Testa che rifiutò il patteggiamento. Nel 2001 la vicenda, insieme ad altre fu raccolta dallo stesso professore nel libro “Il caso Testa” edito a sue spese dalla Casa Editrice Primerano: “Era un testo contro la mafia locale – spiega Testa – in cui riportai vicende e documentazione sui fatti che accaduti all’interno del Liceo Scientifico, da me denunciati  nel momento in cui mi negarono l’insegnante di sostegno per mia figlia invalida per mancanza di fondi, allora scrissi al Provveditore replicando che con tutti i soldi spesi in maniera indebita poteva essere pagato l’insegnante di sostegno. Il testo fu sequestrato ma la cosa non ebbe alcun seguito legale. Lo scorso 15 marzo venne all’Istituto Filelfo, presso il quale insegnavo filosofia, Saviano, il famoso scrittore. Per l’occasione mi chiesero di scrivere una dispensa sulla storia della mafia e così feci. Poi, dopo l’ intervento dell’autore e dopo le domande degli studenti presi il microfono, gli raccontai del mio testo e gli chiesi secondo lui perchè il mio libro non aveva avuto la stessa fama del suo. Saviano non rispose in maniera esaustiva e se ne andò.” L’intervento del Professor Testa fu considerato dai più non previsto e fuori luogo e costò al Professor Testa un richiamo scritto. “Poi – va avanti l’insegnante – una ragazza della scuola riportò delle parti delle mie lezioni nel giornalino dell’istituto “La voce del padrone” estrapolando però le mie considerazioni del contesto in cui erano state fatte. In consiglio di classe dissi che la ragazza era stata cretina a comportarsi in quel modo. Qualche mese dopo fui convocato da un ispettore il quale produsse una relazione, che io contestai punto per punto, al termine della quale mi consigliava una visita psichiatrica. Da questo momento la vicenda si muove su due fronti: da una parte il Ministero dell’istruzione con l’Ufficio Scolastico Regionale per le Marche, dall’altra parte il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Per quanto riguarda il Ministero dell’Istruzione, l’Ufficio di Roma il 19 dicembre 2008 ha abbattuto 10 dei 12 capi di accusa che mi venivano mossi, tra i quali quello di aver dato della cretina ad una allieva e del mafioso al Preside, quelli che ancora restano e per i quali ho avuto 15 giorni di sospensione. Ho già scontato questo periodo eppure non posso ancora rientrare a scuola e a posto mio ci sono ben due supplenti. Relativamente invece al Ministero dell’Economia e Finanza, mi hanno chiesto più volte di sottopormi a delle visite psichiatriche ma, pur presentandomi ho sempre rifiutato in primo luogo perchè conosco perfettamente il tipo di test che utilizzano l’M.M.I.P e so come devo rispondere, perciò avrebbe un esito alterato, inoltre voglio che mi siano presentate prove concrete e oggettive della mia presunta pazzia.”



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