I nostri luoghi nascosti:
le catacombe di Corridonia


di Alessandra Pierini
Continua il viaggio di Cronache Maceratesi alla scoperta dei tesori nascosti che la nostra Provincia riserva a chi visita i nostri luoghi e deve avere la pazienza e la curiosità di cercare, indagare, esplorare perchè poco è ciò che appare alla luce del sole. E’ quello che accade a Corridonia. Un visitatore che si ferma all’apparenza rischia di rimanere smarrito: da una parte la città romana Pausula di cui ben poco è rimasto intatto, dall’altra il borgo medioevale con le sue chiesi e i suoi campanili, qua è là qualche accenno rinascimentale ad esempio nel campanile della Chiesa di San Francesco e per finire la metafisica Piazza del Popolo, una sorta di scenografia in bianco travertino fatta appoggiare in fretta e furia dal duce sui palazzi in mattoni, naturalmente dopo aver abbattuto il castello e il borgo che era al suo posto. Un pout pourri di elementi che fa pensare ad una grande confusione. In realtà c’è un filo guida, anzi forse sono due: il primo è la storia della città che, da sempre schierata a fianco della Chiesa, ha pagato nei secoli questa sua fedeltà con danneggiamenti continui come accadde nel 1433 con Francesco Sforza, per ottenere in seguito dalla stessa Chiesa il riconoscimento di città.
Il suo figlio più illustre è Filippo Corridoni, che le dà il nome e che è strettamente legato a quel regime fascista dal quale negli ultimi 50 anni i più tendono a prendere le distanze. Il risultato sta scritto in tutta la città, in ogni piazza, in ogni mattone e nella sua stessa struttura.
Il secondo filo rosso è la mentalità del corridoniense: gli abitanti della città definita “zingara” non sentono forte la loro identità, non ne sentono l’orgoglio perciò abbattere e ricostruire è stato nei secoli normale e in qualche modo continua ad esserlo. Anche rinnegare il legame, seppur debole e non di tipo politico, con il Duce sembra un non volersi riconoscere così restaurare un affresco con Mussolini a Cavallo diventa il tema di una diatriba che forse non ci sarebbe stata altrove.
Questa è la Corridonia che emerge, che si mostra all’occhio meno attento ma basta scavare per trovarne l’anima. Mi piace pensare che l’anima di Corridonia si nasconda nella Chiesa parrocchiale dei Santi Pietro, Paolo e Donato. Proprio adiacente c’è la Casa Parrocchiale che oggi può vantare il titolo di Pinacoteca. Al suo interno sono raccolte le opere sparse un tempo nelle varie Chiese. Sono chiaramente opere sacre ma con una particolarità: le immagini divine e i soggetti trattati non sono più quelli trascendentali del Medioevo, ma sono ritratti nella quotidianità e in gesti di un’umanità disarmante. E’ così che la Madonna allatta sia nell’opera di Andrea di Bologna che in quella del Crivelli o gioca col Bambino in Lorenzo d’Alessandro e non si può che restare estasiati davanti a tanta bellezza artistica racchiusa in una stanzetta di dimensioni minime.
Le sorprese non finiscono: si entra nella Chiesa parrocchiale realizzata su pianta del Valadier, naturalmente dopo aver abbattutto la Chiesa gotica che si trovava nello stesso luogo. Il passato, però, non scompare tanto facilmente e basta un mazzo di chiavi che Giorgio Quintili, memoria storica della Chiesa, per sccoprire che c’è una cripta risalente in una delle sue parti al 1050.
“Le catacombe – così le chiama Giorgio – a Corridonia venivano utilizzate per seppellire tutti i morti. Venivano buttati qui in una sorta di fossa comune e soprattutto i poveri utilizzavano la cassa da morto in prestito.”
Bastano queste parole e si comincia a guardarsi intorno sospettosi e a domandarsi se i morti sono ancora lì… Ci sono! Qui sotto non è arrivata neanche la livella della morte. Neanche dopo il passaggio a miglior vita i morti venivano considerati tutti uguali così donne da una parte, vicino alla porta, uomini vicino all’altare, bambini al centro e ricchi in una cappellina a parte con le loro casse in legno pregiatissimo. L’usanza non è così lontana da noi, risale al 1860 una delle ultime sepolture e ci sono ancora teschi, femori, ossa di vario genere e il legno delle casse. Nessuna foto delle catacombe perchè servirebbero strumenti molto sofisticati per avere delle immagini di qualità e il custode allude che nelle foto, a dire di molti, i teschi e le ossa, misteriosamente scompaiano.