CM tra la gente:
“La crisi si sente”

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di Beatrice Cammertoni

e Eros Mandolesi

Come affrontano la tanto temuta crisi economica negozianti e clienti del Val di Chienti? La redazione di Cronache Maceratesi ha approfittato della trasferta di due giorni per conoscere la reale situazione nel piccolo mondo del centro commerciale.
Moltissime persone frequentano ogni giorno la galleria per fare acquisti ma anche solo per una semplice passeggiata. Il momento di difficoltà viene purtroppo avvertito da tutti, anche se a compiere le rinunce più coraggiose sono principalmente coloro che lavorano e hanno una famiglia da mantenere: per ragazzi e studenti la cinghia non sembra per ora essere molto stretta.
Le nostre tasche, insomma, diventano sempre più vuote. Si spende meno per i divertimenti, si cerca di eliminare il superfluo: andare per negozi sta diventando sempre di più una caccia all’offerta ed una corsa al risparmio.
Simone Foglia pur non avvertendo la crisi in modo particolare sostiene che per superarla lo Stato dovrebbe compiere investimenti più sostanziosi per esempio nelle infrastrutture e attuare riforme nel settore previdenziale.
Francesco Donati invece rinuncia a vacanze, vestiti firmati e cerca di risparmiare sulle ricariche del cellulare. I provvedimenti recenti del Governo nelle materie di istruzione e lavoro dimostrano che anche lo Stato si trova a dover “tagliare”. Non è però a suo avviso sufficiente la Social Card per aiutare famiglie, anziani e redditi bassi: si dovrebbe puntare maggiormente sui giovani, agevolandoli per poter proseguire gli studi.

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Per Paolo Diop, invece, sono le famiglie che hanno più problemi a dover essere aiutate: queste, infatti, arrivano con difficoltà alla fine del mese ed arrancano per coprire le spese.
“Sono saliti i prezzi di moltissimi prodotti, per altri come la tecnologia sono scesi”. Questa è l’analisi di Marco Gentili, che in questo momento di crisi ha scelto di rinunciare a tutto quello che non è strettamente necessario e di comprare tenendo conto delle offerte. A suo parere è tempo che tutti, ma soprattutto i giovani vengano sensibilizzati all’acquisto responsabile.
Marisa Rubini e Stefano Vita concordano sul fatto che vadano rivisti gli stipendi di politici e vertici dello Stato. Quel denaro andrebbe meglio distribuito dal momento in cui molte famiglie non arrivano alla fine del mese. Dell’avviso che il ruolo dello Stato sia fondamentale anche Federica Cammertoni, che però sostiene che nonostante la crisi ristoranti e luoghi di divertimento continuino ancora ad essere pieni.

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Affrontare questo periodo di ristrettezza economica non è affatto facile neanche per i negozianti. In molti hanno risposto alle nostre domande dicendo che notano negli ultimi mesi un calo di presenze per il centro commerciale e una tendenza generale dei clienti a spendere con il contagocce. Alcuni settori sono più colpiti di altri, l’abbigliamento per esempio ha subito nell’ultimo periodo un forte ridimensionamento come riportano Lisa Sciapichetti e Valeria Gentili.
Quando arrivare alla fine del mese è un problema, anche un pezzo di pizza diventa una spesa superflua. Bruno De Siena sforna margherite e capricciose da Magnosfera da quando il centro è stato aperto. Ci racconta che l’ultima settimana può essere considerata la peggiore degli ultimi undici anni. Quella che sente è una crisi che lo tocca non solo come commerciante ma anche come consumatore. A suo parere lo stato dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza e contribuire ad abbassare i costi dei prodotti primari.
Daniela Pierdomè, commessa del Centro Tim nota un calo nella spesa individuale: non si ricarica il cellulare con una cifra maggiore di 10 o 15 euro, si acquista in maniera più attenta.

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Ci sono prodotti a cui però pur facendo molti sacrifici non si riesce a rinunciare. Silvia Medei, dipendente da Eldo, sostiene che i clienti non hanno smesso di acquistare elettrodomestici, cellulari e computer, ma che scelgono di pagare con finanziamenti anziché con contanti. Della stessa idea anche Erica Valeri, commessa in gioielleria: grazie a ricorrenze come Natale e San Valentino, non c’è ancora stato un vero e proprio calo nelle vendite. Gli unici prodotti che si abbandono sono quelli d’elite, come per esempio i diamanti, anche se qualcuno compie ancora qualche follia!
C’è anche chi attribuisce ai media ed ai politici la responsabilità di amplificare la paura di una crisi che nella realtà non è così drammatica come sembra.  Monia Tranà, onicotecnica, non ha riscontrato un calo nei suoi profitti e crede che andrebbero smorzati gli allarmismi che si diffondono nell’opinione pubblica.
Damiano Messina, responsabile Bata, è fiducioso perché crede che la crisi non sia così grave nella nostra piccola realtà e che le rinunce riguardino solo beni superflui come le automobili: “I clienti possono non comprare le scarpe oggi, ma domani dovranno farlo per forza”. Lo stato in questo momento dovrebbe salvaguardare il potere d’acquisto, mentre i negozianti dovrebbero contribuire offrendo prodotti utili a prezzi accessibili.


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