Dialettandoci, i proverbi di gennaio
(parte seconda)

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di Fabio Macedoni

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Jennà capu d’estate e settembre capu d’immerno.
(Gennaio capo dell’estate, si traggono presagi sull’andamento dell’estate; settembre capo d’inverno)

Gennaro maesaro.
(Gennaio maggesaro, si fanno gli aratri per il granturco)

Le cipolle piantate de jennà vè grosse comme li panà; piantate de marzu comme me vo’ te faccio; piantate d’aprì come le teste de li cardellì.
(Le cipolle piantate di gennaio vengono grosse come panieri; piantate di marzo vengono grosse come le vuoi; piantate d’aprile vengono come le teste dei cardellini, cioè piccolissime)

Chi bonu lu vo’ l’ajju, lu pianda de gennaio.
(Chi vuole l’aglio buono lo pianti di gennaio; pure se un altro detto lo raccomanda a dicembre …)

Chi pota de jennà secca la vite e rrempe le canà.
(Chi pota di gennaio può rovinare la vite ma avrà molta uva, riempirà i pigiatoi)

De jennà, ll’ôe a panà.
(A gennaio uova a panieri, perché le galline ricominciano a deporre)

Mejo vedé lu lupu mannà che un ômu scamisciatu de jennà!

(meglio vedere il lupo mannaro che un uomo scamiciato di gennaio, quando il freddo è notevole)

Li càuli de jennà non è bbocca de villà!
(I cavoli di gennaio non sono per la bocca del contadino)

Lo pesce de jennà non è fattu pe’ li villà.

(Il pesce, a gennaio, non è fatto per il contadino, perché è caro)

L’ammanulino se sveja a gennaro, se rveste de primo.
(Il mandorlo si sveglia a gennaio e si riveste di fiori per primo)



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