Salvatore Borsellino:
“Per non dimenticare”

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di Beatrice Cammertoni

“Per non dimenticare: legalità e questione morale.” Questo il tema dell’incontro che ieri sera ha celebrato i 15 anni di attività del Movimento Voce alla Città e nel quale è intervenuto Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio.
Voce alla Città nasce nel 1994, per dare spazio politico a quei cittadini che non si sentono rappresentati dai partiti e che cercano nel movimento un nuovo modo di fare politica. L’azione di Voce alla Città è stata negli anni improntata a valori di solidarietà, rispetto reciproco e civiltà e si è concretizzata nell’organizzazione di convegni, dibattiti e conferenze e nell’impegno politico-amministrativo nel Comune di Tolentino. Il Movimento siede nei banchi della maggioranza dal 2002, ottenendo in particolare un grande successo elettorale nel 2007 e  svolgendo importanti incarichi nell’ambito di Istruzione, Cultura, Turismo e Bilancio e nell’Urbanistica.
Tra gli obiettivi di Voce alla città quello di promuovere lo sviluppo culturale dell’individuo e della collettività per favorirne la crescita nel territorio e nella società: in questa ottica si inserisce l’intervento di Salvatore Borsellino. Gli eventi legati alla morte del Giudice ucciso dalla Mafia non sono solo la vicenda di un uomo, costituiscono piuttosto una pagina della storia del nostro paese con la quale  ogni italiano deve confrontarsi.

Indignare, suscitare sgomento. Nelle parole di Salvatore Borsellino non c’è la volontà di commuovere il numeroso pubblico che ieri sera ha riempito la sala Nerpiti presso i locali del Comune di Tolentino. L’obiettivo è spingere a riflettere e reagire all’ingiustizia.

Il fratello del Giudice racconta in prima persona gli ultimi giorni di vita di Borsellino e l’urgenza di chiudere la partita con la Mafia e con le istituzioni corrotte prima di subire una condanna annunciata, che inesorabilmente l’ha portato a morire quando c’erano ancora molti nodi da sciogliere. Salvatore Borsellino sta dedicando gran parte della sua vita a fare in modo che il fratello e Falcone, la Sicilia e il dramma della Mafia non vengano dimenticati, ma non nasconde le difficoltà di combattere contro l’omertà, l’indifferenza delle istituzioni e l’ingiustizia di vedere tra le file dei banche del Parlamento politici il cui passato non è chiaro.
Non è un percorso facile, Borsellino racconta di momenti di incertezza e di silenzio, ma quello che a distanza di ormai moltissimi anni spinge lui e la sua famiglia a continuare a parlare è la volontà di dare un senso ad una morte crudele e ingiusta che ha terribilmente segnato la loro vita.
Il suo discorso è pieno di rabbia, ma ricco di spunti di riflessione per una società in cui è possibile che su Facebook nascano gruppi che vogliono santo subito Bernando Provenzano e che inneggino Totò Riina come eroe.
Importante e significativa anche la presenza di Lorenzo Baldo e dei suoi colleghi giornalisti di “Antimafia Duemila”. Questa testata si impegna da anni nella lotta alla Mafia ed alla criminalità organizzata, una delle piaghe più grosse che attanaglia il nostro paese. Mafia, ‘Ndrangheta e tutte le altre forme di malavita sono problemi non più locali ma prepotentemente radicati anche fuori dalle regioni d’origine.
In questo senso Voce alla Città ha avuto il merito di parlare di Mafia anche in un territorio in cui essa sembra un fenomeno lontano. Per riprendere le parole di Borsellino, la lotta alla mafia parte dal singolo individuo, che deve uscire dalla indifferenza e partire da casa sua per costruire un mondo migliore.

Nella foto: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.



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