A chi volterà le spalle
Padre Matteo Ricci?

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Anche quest’anno, il 10 dicembre, in occasione della “Giornata delle Marche” celebrata a Fermo in accoppiata con Sydney, il Governatore Spacca ha scritto la sua “letterina di Natale”. Insomma le buone intenzioni della Giunta regionale per il 2009 annus horribilis per l’Economia. Secondo tradizione, per la “letterina” vige la regola del 3: altrettante buone intenzioni. “Tutte realizzate quelle del 2008 “(progetti dedicati ad Anziani, Giovani e Piceno ndr) ha tenuto a sottolineare Spacca che ha garantito per l’anno che verrà una tripletta d’impegni precisi: lavoro e coesione, liquidità per le imprese, investimenti strategici: “Sarà l’anno della ‘resistenza’ per la difesa attiva del lavoro”. Insomma lacrime e sangue. Nessun timore, Signor Presidente, siamo marchigiani e dunque abituati alla fatica nel sacrificio. Di più: siamo maceratesi e tirar la cinghia per noi è consueto. Neppure il sollievo di una tonificante nuotata in piscina dopo tanto sudore quotidiano, ci permettiamo! A Macerata da mesi la vasca è infatti un miraggio quasi …estivo, una cartolina alla Wladimiro Tulli che immaginava il mare in piazza della Libertà. Incredibile: piscina comunale chiusa per problemi strutturali e la riapertura di quella alla “Filarmonica” a data da destinarsi. Un 2009 all’asciutto per i maceratesi che per nuotare devono andare in montagna: gli unici “porti” sicuri sono infatti, ironia della sorte, ad Apiro, Visso, Ussita, Camerino e Matelica (con Porto Potenza, Civitanova e Tolentino).

Tuttavia se Gian Mario Spacca ci chiede da un lato “resistenza” -parola pronunciata, sia chiaro, una volta sola- dall’altra un contentino a noi di Macerata, in fondo ce lo dà. Eccome! Annuncia infatti la nota ufficiale del Gabinetto del Presidente della Giunta regionale: “Nel 2009 la Giornata delle Marche si svolgerà a Macerata. Il grande evento sarà dedicato a Padre Matteo Ricci, missionario maceratese, figura straordinaria, autentico ponte tra Europa ed Oriente”. Non si approfondisce, per la verità, il motivo del perché sia stato “rispolverato” l’eminente gesuita ma non si può avere tutto dalla vita in generale e dai comunicati presidenziali in particolare. Tuttavia lo sappiamo tutti: Padre Matteo Ricci verrà ricordato nel 2009 per un non-compleanno e cioè per i 400 anni dalla morte a Pechino, l’11 maggio. Era nato il 6 ottobre 1552 da Giovanni Battista, “speziale” e da Giovanna Angiolelli, nobildonna. “Per centinaia d’anni è stato cancellato dalla storia” ha detto ieri a Cronache Maceratesi l’assessore alla Cultura, Bianchini. Fino a poco fa, a ricordarlo solo una via del centro cittadino. Da parte sua il Vaticano taceva da sempre sulla figura di questo gesuita un po’ mandarino e che aveva fatto una specie d’insalata mista tra riti cristiani e le usanze del territorio di cui era rispettato ospite, ma pur sempre osservato speciale. Veniva da tutti dimenticato Ricci alias Li Madou (perché pare così si facesse chiamare a Pechino) a cominciare tradizionalmente dalla sua cara città e pure da alcuni –sempre in auge- fra coloro che alacremente lavorano per la giusta valorizzazione di tale personalità. Era stato un missionario Matteo Ricci e ci pensò un “collega” a ricordarlo autorevolmente, 25 anni or sono. Parlo del defunto vescovo Tarcisio Carboni. Un pomeriggio, il sottoscritto (capo della redazione de “Il Messaggero”), il collega Ugo Bellesi (“Il Resto del Carlino”) ed altri esponenti della società maceratese di quegli anni furono convocati nello studio vescovile per tirar giù qualche idea, dovendosi inopinatamente celebrare l’anniversario dello sbarco del Ricci in Cina. Demmo gratuito e libero sfogo alla nostra creatività: il più fantasioso si dimostrò Felice Calvani, anziano presidente della Camera di Commercio il quale pensò all’accoppiata con lo Sferisterio. Operatori cinesi avrebbero dovuto allestire stands nei palchetti dell’Arena. Piovvero tante altre proposte ancora. Bellesi –più introdotto di me in Curia- fece da addetto stampa. Tuttavia all’infuori o quasi della lapide in piazza Battisti, la cosa finì lì. Non furono creati comitati, né ci fu questione di presidenze e non ci fu neppure un soldo pubblico da utilizzare. Ma il seme lanciato dall’intrepido “Tarcì” –che qualcuno alla fine dovrà pur ricordare e ringraziare- doveva dare frutti fecondi.

“…Sono il vescovo”, mi disse placidamente lui al telefono, una diecina d’anni dopo. “Sì! io sono invece il sindaco, e dai!” scherzai pensando a qualche amico buontempone. Invece era proprio mons. Carboni: mi annunciava che il papa sarebbe venuto a benedire la prima pietra dell’erigendo seminario internazionale, nato nel segno del Grande missionario, il Marco Polo maceratese. In tre parole: Padre Matteo Ricci.

Così Giovanni Paolo II° venne, nel giugno 1993, a Macerata. In una gremitissima piazza della Libertà raccomandò al sindaco cristianissimo Gian Mario Maulo che il titolo di Civitas Mariae “bisognava meritarselo” e nel discorso ufficiale espresse il desiderio di visitare la Cina sulle orme ricciane. Come noto, non se ne fece nulla ma ormai la figura del maceratese era stata finalmente sdoganata! Su una scia che più autorevole non si poteva, in questi ultimi anni tutto si è fatto nel nome del grande Matteo: cultura, spettacolo, economia e sport. Così l’anziano maratoneta Ulderico Lambertucci è entrato nel Guiness dei primati nel raid Treia-Pechino.

Tra le tante iniziative ricciane pare ci sia l’intenzione di erigere una statua al gesuita in piazza V.Veneto. Per la verità un busto venne realizzato in anni passati da Virgì Bonifazi, geniale acquarellista. Non ebbe eccessiva fortuna collocato in piazza Strambi a guardare di fronte a sé il Duomo, porgendo le terga (per così dire) ad un palazzo vuoto e fatiscente. Nessun incidente diplomatico, però. Dopo il restauro dell’edificio ora adibito a sede universitaria, il busto fu rimosso. Senza proteste.

Adesso la questione si ripropone: l’opera avrà ben altro respiro e si fanno già i primi nomi per chi la realizzerà. Timidamente proponiamo “in primis” un concorso d’idee per uscir fuori dal solito vociante pollaio, o meglio zoo che in queste occasioni si forma, in modo da dare respiro internazionale ad una vicenda mondiale. Tuttavia un’altra questione, ben più grave, si staglia all’orizzonte. A chi guarderà la statua? ma soprattutto a chi darà le spalle? Forse alla chiesa di san Giovanni e cioè al Vaticano (come Giordano Bruno) che per 400 anni o giù di lì l’ha dimenticato? Non è il caso dopo l’attuale recupero! Dunque le terga le mostrerà al Potere economico costituito dall’opposto palazzo di BancaMarche. Tsk tsk…il fatto non appare (finanziariamente) diplomatico. E se si mettesse a guardare laicamente la Pinacoteca, trascurerà dunque la Benemerita e l’adiacente palazzo Galeotti che vide sposa la sorella di Pio IX, papa Mastai-Ferretti, di recente innalzato agli altari? Dio ne scampi! Il problema non è di poco conto, mentre sullo sfondo emerge il “giallo” delle ossa e il danneggiamento di un’opera dell’autore del Trattato sull’Amicizia.

Matteo Ricci superstar, l’eccesso di un successo!

Maurizio Verdenelli



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