Il ritratto dei giovani maceratesi,
un’indagine svela i loro segreti

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Stefano Cacciamani (

 

Lo sbarco dei 1.000, anzi dei 945 (563 maschi e 382 femmine). Lo “sbarco” è nelle nostre coscienze di genitori ed educatori. In una parola: di adulti che hanno smesso drammaticamente di crescere. I ragazzi maceratesi –dai 14 e i 19 anni- ci guardano in modo conflittuale e critico. Un’analisi impietosa, pure verso se stessi, in una società dagli scarsi riferimenti morali e culturali. La Politica spesso autoreferenziale dovrebbe guardare con attenzione alla bella indagine svolta sul territorio della Diocesi di Macerata all’interno degli istituti superiori. Curata dal prof. Stefano Cacciamani (Università della Valle d’Aosta) l’iniziativa è stata realizzata dal Servizio diocesano di Pastorale giovanile in sinergia con il Provveditorato agli Studi. E oggi, alla San Paolo in un auditorium affollato di studenti sono stati presentati i risultati del sondaggio. Ha detto il vescovo Giuliodori: “Sono emerse le inquietudini e le attese di una generazione in cerca d’identità, non timorosa ma un po’ insicura, non sprovveduta ma in cerca di senso, non ribelle ma a tratti insofferente: una generazione ricca di vita e di risorse ma incerta rispetto alla direzione da prendere”. E Cacciamani: “In questo contesto gli adulti sono percepiti come interlocutori ai quali si richiede un confronto costruttivo basato sull’autenticità e su solidi valori”.

Qual è dunque il “giovane d’oggi” maceratese? Profondamente cambiato rispetto a qualche decennio fa quando la famiglia provvedeva al suo futuro, al lavoro sicuro e pure all’abitazione. C’erano “lu postarellu alla Comune” assicurato e soprattutto c’era il turn over familiare in banca ed infine la “vuttica” di famiglia: tutte garanzie granitiche a Macerata rese ora incerte dal blocco delle assunzioni negli enti pubblici, dalle fusioni bancarie e dalla crisi del commercio cittadino con la bottega disintegrata dai grandi poli distributivi.

Ma sentite cosa dicono i giovani d’oggi. Alla domanda degli intervistatori in riferimento a che manchi ai “mille maceratesi” –considerato che quasi la metà di loro dichiara che in effetti cosi non va- è emersa su tutte (53,9%) la risposta: “Sicurezza interiore”. Al 2. posto (12,3) : “essere me stesso”; al 3. (10,5) “il dialogo in famiglia”. Eppure il 50,7% non vorrebbe cambiare? E perché mai, visto che parrebbe necessario? Risposta (al 54,1) “per paura di fare la cosa sbagliata”.

L’incertezza regna maggioritaria. Al quesito: Nel confronto con gli altri ti capita di non sentirti all’altezza? la maggioranza (52,7) risponde: “Per nulla”. Perchè mai? “Mi sento inadeguato” (48.1). E cosa fa più paura? A sorpresa la risposta più gettonata (37%) è “la solitudine”. Che il sondaggio non sia stato fatto alla Casa di Riposo ma tra studenti in fiore, lo dimostra la successiva risposta (11): “non essere amati”. Tutti calciatori e veline in futuro? Sì ma non tanto visto che la paura dell’insuccesso, al 14%, è superata seppure di un niente da quella della morte (15).

Già il futuro: qui gli aspiranti “saranno famosi” sono appena al 4,6% mentre il desiderio di avere una famiglia (44,4) batte la voglia di realizzarsi nel lavoro (27,1) e negli studi (20,3). E il 79,7% afferma di essere disposto a sacrifici. Finalmente: buon sangue marchigiano stavolta non mente: piedi piantati a terra!

Interessante la sezione dedicate a droghe ed alcol. Ben il 35,15% ammette di aver fatto uso di sostanze stupefacenti ed addirittura il 57,29% di alcolici. Il rapporto con i genitori? “Vorrei maggior fiducia (23,1%); meno domande (20); più dialogo (15,1)”. Dalla famiglia alla scuola: imbarazzante la percentuale dei “lucignolo” -56,4% in totale- ai quali non piacere andare a lezione per nulla (19,1) e poco (37,3). Dall’insegnamento terreno, poco gradito, a quello divino. Nella Civitas Mariae e nel suo hinterland il 76,17% crede in Dio, ma avanzano strisciando l’agnosticismo (16,17) e l’ateismo (7,66) impensabili fino a qualche decennio fa.

Concludiamo con un’ultima seriazione statistica che forse farà felice … cronachemaceratesi.it ma molto poco i giornali. All’interrogativo Quale dei mezzi di comunicazione/informazione usi più spesso i mille hanno privilegiato la risposta legata al cellulare (38,3%). Di seguito la Tv (30,4); a breve distanza dall’elettrodomestico pasoliniano c’è in grande ascesa Internet (28). I giornali? All’1,6%, battuti anche dlala radio (1,7)! Poverini, sarà forse perché troppo presi con la Politica che intralcia le vie della comunicazione, per dirla con Mc Luhan, giornali e riviste trattano poco dei nostri giovani. Che continuano a guardarci con sospetto ed un pò arcigni.

Maurizio Verdenelli



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