Viaggio tra gli studenti:
“Non si può solamente
dire no e protestare”
Quasi due mesi fa eravamo andati a chiedere a Daniele Principi di Officina Universitaria e a Diego Casaccia d Azione Universitaria come si trovavano da studenti a Macerata. In questo periodo sono successe molte cose: si è scatenata l’onda anomala, è cambiato il panorama istituzionale con il confluire di alcune liste nel movimento apartitico nato contro la 133, la nostra città da assopita dal punto di vista della partecipazione studentesca è divenuta teatro di una rinata vitalità del dibattito politico. Dopo tutto ciò, interviene Marco Bacaloni (nella foto), della lista “Obiettivo Studenti” e membro del Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo per rispondere alle nostre domande su Macerata come città universitaria e per tirare qualche somma sugli intensi ultimi mesi di questo anno accademico.
Da quanto tempo studi a Macerata?
“Sono iscritto a Giurisprudenza da 5 anni”.
Un pregio dello studiare in questa città?
“L’ambiente è limitato ed è quindi facile in questa realtà istaurare rapporti con i colleghi ma anche con i professori, anche se non sempre è possibile, dipende dal docente”.
Un difetto?
“Quello che è un pregio può anche diventare un difetto: il fatto che l’ateneo sia di piccole dimensioni a volte causa che non si riescano a portare le esperienze di studio ad alti livelli di qualità. Spesso per i prof. Macerata è un punto di passaggio nella loro carriera, non si sedimentano qui, non investono in questa Università. A Giurisprudenza ci sono stati docenti di grandissimo rilievo a livello nazionale ed internazionale, ma hanno scelto di andarsene in cerca di altre cattedre. Inoltre la situazione del CUS è poco chiara ed è un problema perché il momento sportivo è fortemente aggregativo. Neanche la questione dei trasporti di collegamento con Scienze della Formazione è molto limpida.”
Se potessi cambiare qualcosa, cosa modificheresti?
“Alzerei il livello non solo della qualità ma anche quello umano. Finita l’Università, oltre che un laureato in Giurisprudenza vorrei essere una persona migliore, più adulta.
Quali sono i punti di ritrovo che frequenti più spesso e a cui non rinunceresti?
“Oltre ai classici locali del centro, frequento Santa Maria della Porta, la cappella dell’Università, che oltre ad essere un luogo in cui molti vanno per una preghiera prima delle lezioni, è un punto di ritrovo molto importante.”
I tuoi colleghi di Azione Universitaria e di Officina Universitaria avevano riscontrato una scarsa partecipazione politica: passati questi mesi di intensa mobilitazione, qual è il tuo commento agli eventi delle ultime settimane?
“Il discorso è molto complesso. Io credo che tutti gli studenti siano sullo stesso piano, anche chi non ha partecipato alla mobilitazione ma ha agito in altri modi. Noi eravamo già usciti con un volantino contro la legge 133 già a luglio quando il DPEF non era stato ancora approvato. Il governo ha scelto una strada discutibile, ma bisogna guardare non solo agli aspetti negativi, ma anche a quelli positivi. I tagli per esempio sono negativi se non accompagnati ad una revisione delle spese. Si arriverebbe al collasso e poiché l’Università è un luogo di formazione non solo accademico ma anche personale, sarebbe un grave danno non riuscire a spendere per quello che serve. La questione è comunque del tutto aperta: sono curioso di vedere i nuovi provvedimenti nei loro aspetti positivi e negativi su cui continuare a lavorare. Non si può sempre e solo dire di no. Personalmente non ritengo di non essermi mobilitato. Ho scelto semplicemente di aderire a proposte diverse come quella organizzata dalla nostra rappresentante a Scienze della Comunicazione che prevedeva una serie di incontri multidisciplinari tenuti da docenti dal titolo “Oltre la protesta, ipotesi di conoscenza”. Dire solo di no alla legge rischia di far diventare la protesta un termometro alla qualità dell’Università. Come lista abbiamo poi inviato tramite il CNSU (organo tramite il quale si gestiscono i rapporti con il Ministro) delle richieste ufficiali alla Gelmini, che hanno avuto riscontro nei provvedimenti successivamente approvati dal governo. Gli stessi a cui il Senatore del Pd Nicola Rossi (vedi www.sussidiario.net) ha dimostrato apprezzamento.
Non bisogna a mio parere fermarsi alla protesta. Si rischia solo di passare per ragazzi senza voglia di studiare. Diventare adulti vuol dire anche prendere coscienza del problema ed essere propositivi.”
Che consiglio dai alle matricole?
“Chiedere, domandare. La paura più grande per me è stata quella di essere solo, invece ho incontrato persone che mi hanno aiutato ad entrare in questo nuovo ambiente ed a rapportarmi ad un diverso modo di studiare.”
Beatrice Cammertoni
