Macerata, terra dei teatri:
Sipario aperto per 25 gioielli

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recanati3-225x300Se le Marche sono considerate “terra di teatri”, la Provincia di Macerata esalta questa tendenza regionale all’ennesima potenza. Quasi ogni Comune può vantare la presenza di un teatro, non inteso come quattro mura all’interno del quale trovare sedie per gli spettatori e un palcoscenico, ma veri e propri gioielli di architettura che conquistano per le forme, le decorazioni e l’ottima acustica. Spesso come piccoli scrigni i teatri si nascondono in palazzi anonimi che nascondono con discrezione luoghi di raro pregio che invitano i visitatori al piacere della ricerca e della scoperta.
La “teatralità” del maceratese è rintracciabile già in epoche antichissime: già i Romani avevano costruito ad Helvia Recina (attuale Villa Potenza) ed Urbisaglia strutture imponenti dedicate alle attività drammaturgiche e allo spettacolo. Bisogna attendere il 1700 perchè la mania del teatro esploda: le famiglie aristocratiche, contagiate dalla passione per il melodramma e gli spettacoli di prosa, promuovono e finanziano la costruzione di nuove sale per il prestigio della propria terra. Molti sono teatri piccolissimi, altri invece più grandi possono raccogliere un pubblico più numeroso, molti realizzati da architetti ed artsti locali, altri affidati ad artisti famosi sul territorio nazionale, tutti comunque curatissimi e distinguibili l’uno dall’altro per caratteristiche uniche.

Passarli tutti in rassegna ci porterebbe ad affrontare un percorso lunghissimo, dobbiamo perciò scegliere tra i tanti quelli che più si distinguono per motivazioni di volta in volta indicate.
Il nostro viaggio inizia dal capoluogo dove, in Piazza della Libertà, tra gli edifici della vita pubblica, spicca il Teatro “Lauro Rossi”, capolavoro del barocco costruito tra 1765 e 1772, su progetto di Antonio Galli, Il Bibiena,il più grande architetto teatrale del tempo, in collaborazione con Cosimo Morelli. Il Teatro è una vera bomboniera dalla caratteristica forma a campana con tre ordini di palchi e loggione, la sala presenta un originale ed elegante prospetto urbano:una vera e propria idea di città nel teatro, costituendo, con le sue raffinatezze tardobarocche, l ’unica e affascinante testimonianza marchigiana di teatro all ’italiana.
Senza seguire i tradizionali percorsi urbani ci trasferiamo direttamente a Penna San Giovanni dove troviamo il Teatro “Flora” che con i suoi 99 posti e un palcoscenico in miniatura, è l’unico teatro completamente in legno della provincia.
Si accede dal portale ogivale in pietra arenaria in una sala strutturata con doppia fila di palchi in legno sostenuti da anime in acciaio. Le immagini affrescate sono opera di Antonio Liozzi. Sul soffitto una Musa gioca con Amorini, riecheggiando la mitologia greca.
Dall’entroterra ci avviamo verso la costa per approdare a Civitanova Alta: in un cantuccio, quasi sonnacchioso, se ne sta il Teatro intitolato all’illustre concittadino Annibal Caro. Posto all’interno di un precedente edificio d’uso civile, esso presenta in facciata un artistico portale rinascimentale a candeliere, riccamente scolpito e già appartenuto a Palazzo Santucci (1480). La sala teatrale, inaugurata nel 1872, fu realizzata su progetto del maceratese ingegner Guglielmo Prosperi e dispone di un elegante atrio rettangolare con volta a botte, integrato da un vestibolo con solaio a lacunari retto da otto colonne doriche. Attraverso quest’ultimo si accede alla sala e ai corridoi dei palchi. La decorazione delle balaustre a fascia è alquanto sobria, limitata a rosette circolari in gesso dorato. Decisamente più ricca ed elegante la decorazione pittorica della volta dove è raffigurato un velario con un fregio a foglie d’acanto e medaglioni che delimita una fascia mediana con puttini, cammei, fregi e festoni, completata al centro da un bel rosone intagliato da cui pende il lampadario. Il sipario, opera del fermano Giovanni Nunzi, raffigura il celebre poeta e commediografo civitanovese Annibal Caro che al centro di un ameno paesaggio alberato osserva i sommi poeti Dante e Virgilio sullo sfondo di una luminosa visione paradisiaca, affiancato dal dio Apollo e dalle tre Grazie.
Non possiamo non parlare del Teatro “Nicola Vaccaj” di Tolentino, tristemente noto per il rogo che l’ha coinvolto la scorsa estate , facendo crollare il pregiato soffitto in legno. Il teatro , realizzato alla fine del 700 dall’Architetto Giuseppe Lucatelli, è stato negli anni Ottanta, la culla della “Compagnia della Rancia” di saverio Marconi che da qui ha portato il musical in tutta Italia conquistando i palcoscenici nazionali. In molti si sono adoperati in questi mesi per reperire le risorse necessarie a riportare in vita il Vaccaj e ci auguriamo che quanto prima sia possibile iniziare i lavori.
Ci trasferiamo a Treia dove, nel 1792, 21 cittadini eminenti costituirono l’associazione condominiale per la costruzione del teatro. Dobbiamo però attendere il 1821 perchè il Teatro venga inaugurato dopo che vicende storiche e politiche contorte avevano più volte interrotto i lavori. Ci piace ricordarlo per due motivi: da una parte perchè conserva ancora buona parte dei suoi apparati scenotecnici: graticcio praticabile, tamburi e carrucole, una “macchina del tuono” ed alcuni carrelli per la movimentazione delle quinte prospettiche; d’altra parte ci sembra quasi di immaginare la Dolores Prato bambina che sbircia dietro le quinte per cercare di capire cosa accade in quelle misteriose stanze , come lei stessa racconta in “Giù la piazza non c’è nessuno”.
Passiamo a San Severino: il Teatro Feronia è stato progettato da un giovane artista locale molto attivo nel nostro territorio Ireneo Aleandri il quale, pur limitato dall’esiguità dello spazio a disposizione progetta una struttura elegante e slanciata con pianta a ferro di cavallo, tre ordini di palchi e loggione, usando per la prima volta nel soffitto le “unghiature” bibianesche che saranno in seguito elemento distintivo del suo stile.
Per ora citiamo tutti gli altri, riservandoci poi di parlarne in futuro: “Farnese” a Cingoli, “Rossini” e “Cecchetti” di Civitanova Marche, “Mugellini” di Potenza Picena, Comunale di Caldarola, Teatro della Vittoria di Sarnano, “Marchetti” di Camerino, “Giuseppe Verdi” a Pollenza e ancora Teatro “Piermarini” a Matelica, “Nicola degli Angeli a Montelupone, “Mestica” ad Apiro, “La Rondinella” a Montefano, il “Persiani” a Recanati, il Comunale a Morrovalle, il Teatro delle Logge a Montecosaro, Il Teatro Durastante a Monte San Giusto e per finire Il Comunale di Loro Piceno, il “Velluti” a Corridonia e il Teatro “Apollo” di Mogliano.

Precisiamo che i teatri menzionati non sono bei monumenti da visitare ma sono attivissimi e propongono ogni anno stagioni teatrali di tutto rispetto dando vita ad una intensa e raffinata attività culturale in tutto il territorio. Tra i tanti appuntamenti previsti nella stagione 2008-2009 segnaliamo, senza pretesa di completezza e affidandoci a chiunque voglia aggiungere date ed eventi, alcuni spettacoli di spicco:il 21 novembre il Teatro “Marchetti” di Camerino propone “Senza Swing” con Flavio Insinna;
dal 28 al 30 novembre al Teatro “Persiani” di Recanati si potrà assistere a “Sola me ne vo” monologo di Mariangela Melato;
il 2 e il 3 dicembre al Teatro “Lauro Rossi” andrà in scena “Moby Dick”;
l’8 dicembre al Teatro Apollo di Mogliano uno spettacolo per chi ama ridere “Lascio alle mie donne” con lello Arena
il 19 dicembre a Corridonia performance evento di Monica Guerritore “Dall’inferno…all’infinito…” e nel nuovo anno assolutamente da non perdere “Gomorra” di Saviano in cartellone il 16 febbraio.

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Alessandra Pierini



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