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CasaPound, Di Stefano a Macerata:
(Video) «Sono qui per Pamela,
pena di morte per chi l’ha fatta a pezzi»

NELLA CITTA' BLINDATA il segretario nazionale del movimento di ultradestra ha tagliato corto su Traini («Condanniamo il gesto») e sui migranti ha aggiunto: «Chi viene preso a spacciare, chi ruba, chi stupra, chi ha il permesso di soggiorno scaduto, deve essere cacciato dall’Italia». Quindi il saluto alla barista del Venanzetti dopo il blitz dei centri sociali
mercoledì 7 febbraio 2018 - Ore 17:16 - caricamento letture
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Le dichiarazioni di Simone Di Stefano

 

«Un saluto romano generale». Così poco dopo le 16  Simone Di Stefano, segretario nazionale di CasaPound, si è rivolto ai sostenitori del suo movimento a Macerata in uno scenario surreale con l’intero centro storico blindato da uomini e mezzi delle forze dell’ordine. Su Traini inizialmente ha tagliato corto: «Condanniamo il suo folle gesto ma non sono qui per lui, sono qui per quella bestia che ha fatto a pezzi una ragazza di 18 anni. In casi come questo ci vorrebbe la pena di morte». Ad attenderlo, in via Armaroli, una cinquantina di sostenitori, quasi tutti maceratesi, ma arrivati anche da Fermo e Ascoli. Ha poi raggiunto la galleria del commercio dove è stato fermato da giornalisti di tutta Italia. Poi si è spostato da Hab, per un caffè e al bar Venanzetti dove ha salutato la proprietaria. «Sono passato in questi locali per esprimere la mia solidarietà visto che ieri sono stati visitati dai centri sociali, sono loro che seminano violenza». Poi sulla situazione di Macerata ha aggiunto: «So che qui ci sono parchi che non possono più essere frequentati da mamme e bambini perché in preda agli spacciatori, questo è inaccettabile».

Davanti alle telecamere, sollecitato dai giornalisti, Di Stefano ha condannato il gesto di Traini che sabato mattina ha sparato a sei immigrati in giro per Macerata. Per la morte di Pamela Mastropietro ha criticato il sistema dell’accoglienza: «Chi viene preso a spacciare, chi ruba, chi stupra, chi ha il permesso di soggiorno scaduto, deve essere cacciato dall’Italia». Si prendono dal mare queste persone e si buttano nelle città solo perché ognuno di questi poveracci vale 1.050 euro per le cooperative». Su Traini: «Ci si deve chiedere perché aveva il porto d’armi nonostante il profilo psicologico borderline». Macerata, per i suoi fatti di cronaca, sta diventando una vetrina per la campagna elettorale: «Sono candidato premier – ha detto Di Stefano ma sono qui per esprimere la mia vicinanza ad una popolazione che si sente preoccupata». Striscioni di solidarietà a Traini? «Non ne ho idea, non sono firmati e può essere stato chiunque a farli». La visita a Macerata è durata circa un’ora.

(foto di Fabio Falcioni, video di Gabriele Censi)

 

 

 

 

 

Simone Di Stefano è andato a stringere la mano a Stefania Giutteri del bar Venanzetti

 

 

 

 

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