Carlo Rambaldi e un’Accademia dello Spettacolo a Macerata
Il progetto risale al 1994 quando il papà di E.T. incontrò l'allora presidente della Provincia Luigi Sileoni. Il ricordo della figlia Serena
Il nome di Carlo Rambaldi, il geniale padre di E.T., deceduto venerdì scorso, non può non essere iscritto d’ufficio nell’elenco ormai non più breve delle grandi occasioni mancate da Macerata. Un elenco nel quale figurano i nomi di Dario Argento (del quale il creatore dell’extraterrestre più amato del cinema mondiale curò gli effetti di ‘Profondo rosso’ nel 1975) e di Dante Ferretti, che come Rambaldi ha conquistato tre Premi Oscar. In attesa che il bravo Francesco Micheli voglia ‘richiamare in patria’ chi non aspetta altro (avendo al suo attivo allo Sferisterio un’unica ‘partecipazioncella’: Carmen), raccontiamo una storia ormai forse dimenticata.
Risale alla primavera del 1994 e parla di un progetto straordinario che pareva possibile: Macerata e Rambaldi, insieme in un’Accademia delle Arti e dello spettacolo per la formazione di giovani artisti: musica, lirica, scenografia, effetti speciali per il cinema e al cui progetto aveva partecipato pure Mauro Perugini insieme, naturalmente, con il presidente della Provincia, Luigi Sileoni. La location individuata era splendida e suggestiva, completamente adatta per diventare la ‘culla’ di nuove creature che sarebbero nate dal genio di Rambaldi: gli eredi di ET, Alien e King Kong. Il meraviglioso parco di Villa Lauri, messo a disposizione dall’università, e che un secolo prima il proprietario-mecenate, il conte Tommaso, aveva arricchito con varietà arboree provenienti da ogni parte del pianeta era la parte vivente di un ‘sogno’ che il fervore e l’entusiasmo di Sileoni (deceduto qualche mese fa) promettevano di far diventare possibile. Fu dunque una giornata magica, quella del 31 maggio del 1994, quando al cinema Italia, presenti Rambaldi e il presidente dell’Agis, Enrico Manca, si proiettò “E.T., l’extraterrestre”. Una cerimonia che si sperava fosse prodromica all’avvio dell’Accademia. Poi così non fu. E per Luigi Sileoni fu una ferita profonda, per il resto della sua esistenza.
Di quei giorni, del suo ricordo di Rambaldi che prestò diventò figura amicale e familiare, ecco il racconto di Serena Sileoni. “La sua firma era un tratto scattante, quasi nervoso, ma quando disegnava la penna planava sul foglio, finché non compariva, improvvisa, una delle buffe figure che popolavano la sua mente. Aveva occhi placidi e bonari, che si accendevano di curiosità e genialità dietro ogni più impercettibile stimolo. Si direbbe che E.T. gli somigliasse, con quel modo di guardare il mondo mite e stupito. Eppure, E.T. non somigliava a lui, ma al suo gatto: uno giorno lo osservò con più attenzione del solito, lo ritrasse con fantasia e ne venne fuori l’extraterrestre più amato della cinematografia. Era, questo, uno degli aneddoti che più amava raccontare in serate casalinghe davanti al focolare, in compagnia di una moglie straordinariamente semplice e intelligente. Non ricordo come la sua vita incrociò quella di papà. Li accomunavano, però, molte cose, tra le quali uno slancio quasi adolescenziale verso il mondo, ma anche la capacità di realizzare le proprie idee. L’Accademia delle arti e dello spettacolo, in fondo, era un sogno fattibile. Dietro l’idea iniziale c’era stata una seria e concreta attività per reperire i fondi e organizzare la struttura. L’Unione europea (allora ancora Comunità) era a portata di mano (papà era componente del Comitato delle regioni e i finanziamenti europei erano ancora poco sfruttati); l’università, con un rettore altrettanto concretamente visionario come Alberto Febbrajo, dando accesso a Villa Lauri si dimostrò complice e alleata, e anzi in quegli anni si stava aprendo allo scenario internazionale con uno slancio fino a quel momento sconosciuto; Rambaldi ci stava mettendo la faccia; l’Agis appoggiava il progetto. Mancò, come spesso siamo abituati ad assistere, il coraggio finale, quello che rende veri i sogni. Dissero, al pari di tante altre volte, che era un progetto troppo ambizioso per una realtà “piccola” come la nostra. Cosa significhi e come si misuri quel “troppo” non l’ho mai compreso. Ad ogni modo, il progetto naufragò: l’amministrazione provinciale successiva, nella peggiore delle tradizioni politiche, cancellò rapidamente i segni dei predecessori. Rambaldi, dopo averne parlato con papà, trasferì l’idea dell’Accademia a Terni, sfruttando strutture prima adibite alle acciaierie. Carlo Rambaldi tornò a Macerata per inaugurare la Cem, un’impresa di prototipazione rapida che papà aiutò ad avviare e che tuttora è un piccolo gioiello di innovazione tecnologica del nostro territorio. Non tutto, comunque, andò perduto. Rimase, anzi, la realtà più importante: una sincera amicizia”.
Ci fu anche un altro progetto che sembrava, in quegli anni, dover coinvolgere Rambaldi: la creazione di un grande museo che avrebbe raccolto gli originali delle ‘creature’ tridimensionali apparse sui grandi schermi. Doveva essere realizzato a Sarnano, promosso dal sindaco Gildo Piergentili (un altro amministratore che metteva il cuore oltre l’ostacolo, continuamente) e la partecipazione attiva di ‘Micio’ Projetti, per tanti anni vice di Carlo Perucci alla direzione artistica della stagione lirica allo Sferisterio. Anche quel sogno morì all’alba.
Rambaldi mantenne, alla fine una collaborazione a Recanati e nella città leopardiana (facendo talvolta lui la spola con gli studios di Terni dove aveva stabilito un suo quartier generale dopo il tramonto definitivo dell’Accademia maceratese) lo incontrai per ‘Il Messaggero’. Fu un’intervista molto amara: anche lui, il prodigioso padre della creatura cinematografica più amata del secolo, era stato deluso da Macerata. E se ne doleva.


Invio all’amico Maurizio Verdenelli, oltre ai complimenti per l’ennesimo gredevolissimo articolo, anche un suggerimento non richiesto: sarebbe interessante ripercorrere in maniera approfondita la vita politica ed istituzionale di Luigi Sileoni, un personaggio dalle grandi intuizioni, spesso “ante litteram”, non apprezzato come invece avrebbe meritato.
Caro Giuseppe. Mi hai letto nel pensiero. Quel periodo, che ha consegnato le eccellenze del capoluogo dal dopoguerra ad oggi, va assolutamente storicizzato. Maggioranza, minoranza hanno fatto a Macerata una storia che non passa a cominciare dallo Sferisterio alla cui fondazione Sileoni , ad esempio, ha contribuito. I care… dunque
Maurizio Verdenelli