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Ancora un nuovo «Dom Juan»

Il debutto in «prima nazionale» a Montecosaro
mercoledì 20 giugno 2012 - Ore 16:58 - caricamento letture
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Alessio Targioni, Andrea Dezi e Claudia Manini

di Walter Cortella

Sempre più spesso compagnie teatrali professioniste scelgono, per il debutto di un loro nuovo lavoro, località della provincia italiana dove, in un ambiente lontano dai grandi centri di produzione e di certo più tranquillo, l’intero cast arriva alla temuta «prima» con maggiore serenità. Recentemente a Montecosaro, nel grazioso Teatro delle Logge, realizzato nel 1785 dall’architetto Piero Augustoni, La Brigata Ballerini ha presentato in anteprima nazionale Dom Juan, un nuovo e originale allestimento liberamente tratto dall’opera di Molière e diretto da Andrea Dezi, attore maceratese, figlio del regista Diego, formatosi professionalmente presso la Civica Scuola «Paolo Grassi» di Milano. Allo spettacolo, accolto con favore dal pubblico, hanno preso parte lo stesso Dezi, brillante e sicuro nel ruolo di Don Giovanni, Alessio Targioni, in quello del servo Sganarello e Claudia Manini, che invece ha vestito con bravura i panni della dolce Elvira e di altri vari personaggi, per lo più maschili. La vicenda di Don Giovanni ha stimolato nel corso del tempo la curiosità di molti importanti autori, dallo spagnolo Tirso de Molina a Mozart, da Molière a Dacia Maraini, passando per Goldoni, Shaw, Pushkin il lituano Milosz e il portoghese Saramago, per citare solo i più famosi ed è arcinota tanto che fin dalla sua prima apparizione, il termine «Don Giovanni» è sinonimo di grande conquistatore, di implacabile tombeur de femmes. Le avventure amorose di questo impenitente libertino fanno ancora oggi presa sul grande pubblico, sia in forma di melodramma che di film, di pièce teatrale o di romanzo. Don Giovanni, ammirato nell’intimo da ogni maschio, ha indubbiamente un fascino irresistibile al quale non ha saputo sottrarsi nemmeno il giovane Dezi che ha portato in scena il personaggio descritto da Molière ma ha voluto dargli una fisionomia più moderna, con tanto di occhiali da sole, più vicina a noi, al punto da cimentarsi, seppure in play-back, con Sono un pirata, sono un signore, di Julio Iglesias.

Claudia Manini «Elvira»

Il suo Don Giovanni è simpatico, spavaldo, un po’ guascone ma sa farsi perdonare l’edonismo, la dissolutezza e il cinismo che hanno caratterizzato tutta la sua vita. Nel suo instancabile girovagare alla ricerca di nuove avventure è accompagnato dal fedele Sganarello, che non perde occasione per tentare di ricondurlo sulla retta via. Alessio Targioni, formatosi alla scuola di Jacques Lecoq, dà vita ad un personaggio dinamico, reattivo e simpatico. Mette in evidenza una formidabile preparazione fisica che lo porta a muoversi con estrema levità. Sorprende la capacità con la quale fa uso del corpo, dimostra grande agilità, notevole espressività, prorompente vis comica e non comune abilità nelle numerose e precise controscene. Nel divertente «duetto» che li vede, padrone e servo, inseguiti da dodici uomini a cavallo, danno prova di collaudato affiatamento. La «vittima» più tenera dello spietato Don Giovanni è la povera Elvira. Strappata alla vita del convento, viene abbandonata dallo sposo, attratto da nuove avventure amorose. In questo ruolo Claudia Manini mette in mostra tutto il suo ricco bagaglio tecnico acquisito all’Accademia di Roma, oltre ad una naturale grazia e delicatezza nelle movenze. Brava anche nei molteplici ruoli di contorno e soprattutto nei lunghi momenti di estenuante immobilità. Qualità di apparente poco conto ma che implica un controllo assoluto del corpo.

Andrea Dezi e Alessio Targioni

Semplici ma eleganti i costumi, efficace il disegno luci e valida la scena minimalista di Eva Sgrò e Leonardo Boneschi, dominata da una sorta di sarcofago che presto diventa il piedistallo sul quale si muovono i due protagonisti principali. Suggestiva la grande mano incombente di Dio che nel finale si abbatte punitiva sull’incallito libertino. Lo spettacolo è di ottimo livello, di buon gusto e, come detto, ha tutti i requisiti per far presa sul pubblico. In bocca al lupo, «Dom Juan»!



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