Stagione lirica 2010
Una scelta rischiosa
di Mario Battistini
Sono dunque sei i titoli scelti da Pier Luigi Pizzi per il 46° Festival lirico di Macerata: quattro in programma allo Sferisterio e due al “Lauro Rossi”. Sfogliando il programma completo, in visione in questa stessa pagina, si resta perplessi. La nostra stima nei confronti del direttore artistico, professionista di indubbio valore, resta comunque intatta anche di fronte a questo <cartellone> alquanto temerario da far venire i brividi.
Il maestro Pizzi, infatti, propone quest’anno una drammaturgia operistica totalmente al di fuori dei canoni tradizionali, per nulla in linea con la sensibilità e i gusti della stragrande maggioranza del pubblico. Non si può dimenticare, oltre tutto, che questo Festival va in scena in piena estate e che quindi, oltre a richiamare schiere di melomani, è rivolto anche ai turisti, spettatori preziosi per arricchire il bacino di utenza del teatro, i quali però, in tutta certezza, sono più attratti da “Violetta” che non dai salmi biblici del “Vespro” di Monteverdi.
E’ vero, i titoli proposti sintetizzano produzioni musicali di qualità, anche se, per alcuni, sembra azzardato parlare di capolavori. In ogni caso, sono scelte che non vanno bene per lo Sferisterio. Passino il verdiano <Attila> e <Juditha triumphans> di Vivaldi al chiuso. Il Lauro Rossi è sufficiente a contenere un pubblico di nicchia e minoritario, fatto di studiosi alla ricerca del <nuovo> o di prodotti meno inflazionati. Ma lo Sferisterio non può deragliare dagli originari indirizzi di politica culturale, tesi alla costante difesa della tradizione. Può adattarsi allo Sferisterio <Il Vespro della Beata Vergine> che Monteverdi ha strutturato musicalmente con salmi religiosi? E come la mettiamo con <I lombardi alla prima crociata> del Verdi giovane, raramente rappresentato in Italia e fuori? Idem per il <Faust> di Gounod e in parte anche per la verdiana <Forza del destino>, pur essendo, questa ultima, una grandissima opera. Si tenga inoltre presente che nessuno di questi titoli ha un mercato discografico degno di nota. Si contano sulle dita di una mano le incisioni di queste opere oggi in commercio e questo vuol significare che il pubblico, in fatto di musica, è orientato in altre direzioni. Speriamo ardentemente di sbagliarci, ma quest’anno, come ai tempi della discussa direzione di Katia Ricciarelli, si rischia qualche <forno> allo Sferisterio. Tocchiamo ferro.
Uscire dal repertorio più amato e affermato è fuori di ogni logica. Lo Sferisterio ha creato le sue immense fortune quando ha puntato sulla produzione operistica tradizionale, quella più gradita alle platee di mezzo mondo. E non è vero che una <Aida> più volte ripetuta alla fine può stancare, perchè risulterebbe sempre la stessa dovunque la si metta in scena. No, identica non lo è mai, neppure sul piano musicale, perchè le direzioni orchestrali si differenziano sensibilmente per le emozioni che riescono a trasmettere. Ma identica non può esserlo neanche negli allestimenti scenografici e registici. Lo conferma la geniale <Traviata> degli specchi di Josef Svoboda (1992), che ha esaltato lo Sferisterio e che ha ricevuto il “Premio Abbiati” dalla critica, quale migliore spettacolo presentato in Italia negli Anni Novanta: <Una Traviata fuori dal comune>. Un altro esempio? La <Turandot> del 1970 di Franco Corelli e Birgit Nilsson, ripresa dalle Tv tedesca, inglese e di Boston. Un trionfo, con spettatori arrivati anche dagli Stati Uniti. Una Turandot mai vista prima, si lesse sul New York Times. E la <Bohème> di Ken Russell (1984), nella sua dirompente e quasi sacrilega impostazione, non è forse ancora oggi ricordata come l’affresco piuttosto riuscito dell’odierno malessere sociale?
Viene infine da chiedersi, visto che la Stagione lirica di quest’anno vuol rendere un doveroso omaggio a Padre Matteo Ricci, perché non sia stata scelta una ripetizione in pompa magna proprio della <Turandot>, la cui storia si svolge a Pechino, dove il grande gesuita maceratese visse, operò e fu amato dal popolo cinese e dal suo imperatore. Misteri della vita.



1980: La Forza del Destino. Protagonisti José Carreras, Montserrat Caballé, Matteo Manuguerra, Sesto Bruscantini. Pubblico in delirio e teatro pieno
1997: Faust. Protagonisti Pietro Ballo, Luciana Serra, David Pittsinger. Successo di pubblico e di regia (Gilbert Deflo), buon pubblico in Arena.
Quali saranno i cast? Saranno di richiamo?
A mio modestissimo avviso c’è un problema strutturale della gestione dello Sferisterio.
Condensare tutto in 10-15 giorni significa sottoporre lo spettatore ad un tour de force non indifferente.
Ammesso e non concesso che con titoli così “difficili” si riuscisse ad attirare frotte di melomani, sarà comunque difficile che qualcuno riesca a godere, vedere, ascoltare 2/3 opere nel giro di 3/4 giorni.
Perchè ascoltare un’opera lirica è anche riflessione; la musica il bel canto devono sedimentarsi.
Non si può pretendere che, per motivi di tempo, una persona abituata a mangiare lentamente venga ingozzata con 15 megaportate di cibo in mezz’ora.
Comprendo che strizzare tutte le rappresentazioni, in pochi giorni, significa risparmiare si costi di gestione ma sarà difficile che siano in tanti, gli amanti dell’Opera, che riuscirano a sopportare questo concentrato di rappresentazioni.
Inoltre c’è anche da tener presente che quasi mai la “cultura” è una voce di bilancio positiva in quanto far cultura costa e se vuoi farla di buona qualità sarai semrpe in passivo.
Perchè
Forse l’80% dei distinguo nasce dal fatto che la stagione è collegata alle celebrazioni del quarto centenario di Padre Matteo Ricci? Che, cioè, ha una serie di rimandi alla cattolicità che poco piacciono all’intellighenzia?
Strano, però: quella stessa intellighenzia che da sempre combatte con spocchia ogni manifestazione nazional-popolare, ora se ne ritrova improvvisamente innamorata. Ovviamente tanto di cappello al Maestro Pizzi, figurarsi… Si deve capire bene che l’attacco non è alla sua laicissima bravura, ma semmai alla sciagurata intenzione di quel cattolicissimo collegamento…
Personalmente invece trovo coraggiosa (e dunque stimolante, più che pericolosa) una Stagione lirica di qualità così alta e rivoluzionaria, rispetto ai cartelloni consueti.
Quanto poi al “modestissimo avviso” di Gianfranco Cerasi sul tour de force non indifferente a cui viene sottoposto lo spettatore, gioverà ricordargli che lo studio per la copertura dell’Arena potrebbe risolvere il suo dilemma. Peccato sia proprio lui, l’amico Gianfranco, a negarne la validità. Mi domando: che voglia scrivere uno di quei dialoghi filosofici che hanno reso grande Platone, dialogando con il suo maestro Socrate e/o comunque col suo alter ego?
Qualcuno può dirmi quanto costa una stagione lirica e la maitenzione dello sferisterio.
Quanto si incassa fra pubbblicita biglietti (quelli pochi che pagano) ecc…
Please answer please!!!!!!