Unimc riabbraccia i suoi laureati:
“Bentornati nella vostra casa”
MACERATA - Cerimonia con quasi 130 laureati dei 25 e 50 anni e i premi dell’associazione Laureati ateneo maceratese. Riconoscimenti a Sofia Cingolani, Andrea Ballestrazzi, Alessandro Aureli e Gianfranco Borgani

Il rettore John McCourt con Daniela Gasparrini e i premiati “laureato dell’anno”
C’è chi ha attraversato confini, anni, carriere e Paesi per rientrare nella città in cui tutto è cominciato. La tradizionale giornata del Laureato dell’università di Macerata e dell’associazione laureati ateneo maceratese, Alam, ha richiamato ieri quasi 130 laureate e laureati di 25 e 50 anni fa, in un grande abbraccio collettivo tra l’università e la sua comunità più ampia: quella di chi qui si è formato e continua, con il proprio percorso, a portare nel mondo il nome di Unimc.

La manifestazione ha concluso i Graduation day, che tra giovedì e venerdì hanno portato in piazza Vittorio Veneto oltre 600 laureati e laureate di oggi e di ieri. Tra le storie simbolo c’è quella di Despoina Pappa, arrivata dalla Grecia per celebrare i 25 anni dalla laurea in Giurisprudenza e oggi avvocato. «Questa non è una semplice cerimonia: è un ritorno – ha ricordato il rettore John McCourt – Bentornati nella vostra Università. Bentornati nella vostra casa Unimc». Il rettore ha sottolineato il valore dell’università pubblica, “accessibile a tutte e a tutti”, e il ruolo delle scienze umane e sociali di fronte alle grandi sfide del presente: transizione digitale, intelligenza artificiale, sostenibilità, nuove disuguaglianze, trasformazioni del lavoro e fragilità democratiche.

Il rettore John McCourt
A fare gli onori di casa anche Daniela Gasparrini, presidente dell’Alam, che ha richiamato la missione dell’associazione, nata nel 1994 per mantenere vivo il rapporto tra l’Università e i suoi laureati. «Questa giornata è soprattutto un’occasione per ritrovare il senso di appartenenza alla comunità universitaria», ha ricordato, evidenziando come negli anni della formazione non si acquisiscano soltanto conoscenze e competenze, ma si costruiscano amicizie, relazioni e consapevolezze che accompagnano tutta la vita. La cerimonia ha visto anche il conferimento dei riconoscimenti a quattro figure che raccontano, da prospettive diverse, la forza di una formazione capace di generare responsabilità, cultura e servizio.

Daniela Gasparrini
Tra i premiati come “Laureata dell’anno”, l’Alam ha indicato Sofia Cingolani, lode in Storia e conservazione dei Beni Culturali e poi dottore di ricerca a Macerata. Archeologa, direttrice dei musei Archeologici statali di Ascoli Piceno, Cingoli e Urbisaglia e del parco archeologico di Urbs Salvia, «rappresenta un percorso in cui ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale diventano responsabilità pubblica e servizio al territorio». Altro premio “Laureato dell’anno” è andato all’avvocato Andrea Ballestrazzi, del foro di Modena, che ha affiancato alla professione un intenso cammino umanistico a Unimc, aggiungendo alla sua formazione la laurea con lode in Filosofia e la laurea magistrale in Scienze Filosofiche. Il suo percorso, proseguito fino al dottorato sui temi della responsabilità, della solidarietà e dell’azione civile per il bene comune, si intreccia con l’impegno nell’organizzazione di volontariato “Ho avuto sete”, attiva in Africa e in Italia nei settori dell’acqua, della salute, dell’educazione e dell’inclusione sociale. Altro premio è stato conferito ad Alessandro Aureli, laureato magistrale in Scienze della Politica a Unimc dopo la formazione alla Bocconi. La sua esperienza imprenditoriale in “Aureli Mario società agricola” è stata valorizzata per la capacità di coniugare competenze manageriali, sensibilità umanistica e sostenibilità. Il premio “Oscar Olivelli”, infine, istituito in memoria del giurista maceratese, è stato attribuito all’avvocato Gianfranco Borgani, laureato in Giurisprudenza a Macerata, che, al rigore dell’attività forense ha affiancato un intenso impegno culturale per la riscoperta e la valorizzazione dell’eredità di Giuseppe Tucci, tra i maggiori orientalisti del Novecento. «Questa sera non celebriamo soltanto ciò che siete stati per l’Ateneo, ma ciò che continuate a essere: una parte viva della nostra storia, della nostra reputazione e del nostro futuro» ha concluso il rettore.
I laureati non dovrebbero fare come il gambero, ma, se non proprio il ghepardo, almeno la tartaruga.
Nel contesto dei Vangeli, il tema del ritorno degli apostoli fa riferimento a due momenti specifici e distinti della narrazione evangelica: il loro rientro dalla prima missione itinerante affidata da Gesù durante la sua vita pubblica, e le apparizioni successive alla Risurrezione, che segnano l’inizio della missione universale.
Ecco come viene descritto e strutturato questo tema nei testi sacri.
1. Il ritorno dalla prima missione terrena
I tre Vangeli Sinottici (Matteo, Marco e Luca) raccontano che Gesù invia i dodici apostoli a due a due nei villaggi vicini per predicare il Regno di D.io e guarire i malati. Il loro ritorno è un momento di forte intensità emotiva e teologica.
• La condivisione dell’esperienza (Marco 6,30): Il Vangelo di Marco annota che gli apostoli si radunarono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. Questo ritorno sottolinea il legame profondo e la trasparenza tra il Maestro e i suoi inviati.
• La gioia e lo stupore (Luca 10,17): Sebbene si riferisca in questo caso specifico alla missione estesa dei “settantadue discepoli”, Luca evidenzia l’entusiasmo del ritorno: “I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: ‘Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome'”.
• Il bisogno di riposo: Davanti alla stanchezza degli apostoli, Gesù risponde con profonda umanità, invitandoli a ritirarsi in disparte in un luogo deserto per riposarsi un po’, poiché la folla era numerosa (Mc 6,31).
2. Il significato teologico del “ritorno”
Questo rientro non è solo un resoconto di viaggio, ma assume un preciso valore formativo:
• Verifica della fede: Gli apostoli sperimentano che il potere di guarire e liberare non appartiene a loro, ma agisce efficacemente attraverso il nome di Gesù.
• Passaggio da discepoli ad apostoli: È il momento in cui i “discepoli” (coloro che ascoltano e imparano) diventano ufficialmente “apostoli” (coloro che vengono inviati e ritornano per rendere testimonianza).
3. Il grande “Ritorno” e Mandato dopo la Risurrezione
Il secondo e più definitivo livello del tema riguarda il ritorno degli apostoli alla presenza di Gesù dopo la sua morte, superando lo sbandamento, la paura e il tradimento.
• L’appuntamento in Galilea (Matteo 28,16): Dopo la Risurrezione, le donne ricevono l’annuncio di dire ai discepoli di “ritornare in Galilea”, il luogo del primo amore e della chiamata originaria. Gli undici discepoli tornano sul monte che Gesù aveva loro fissato.
• Dalla paura all’invio universale: Nei racconti del cenacolo (Luca 24 e Giovanni 20), gli apostoli sono chiusi in casa per timore delle autorità. Il ritorno di Gesù in mezzo a loro trasforma il loro isolamento. Non sono più loro a tornare da Gesù, ma è Gesù che torna da loro per inviarli definitivamente nel mondo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi” (Gv 20,21).
(Gemini AI)
Ode all’Applauso
O gesto antico, mani che si levano
come ali ferite verso un cielo di lampade,
tu sei il rito che ci salva dal silenzio,
il battito con cui il gregge si riconosce vivo.
Non è la luce dell’opera che invochi,
né il coltello nudo della verità:
tu chiedi soltanto il tepore della folta schiera,
il conforto che molti uguali dicano sì.
Viene dal fondo della sala,
da cuori pigri e ben pasciuti,
il suono che assolve ogni mediocrità.
È dolce, è facile, è la carezza
che la volgarità dà a se stessa
e si crede, per un istante, nobiltà.
Mani che battono perché temono il vuoto,
perché il buio dopo l’ultimo atto
è troppo simile alla morte piccola
che ciascuno porta dentro.
Applaudite, applaudite:
è il modo che abbiamo di abbracciarci
senza toccarci, di confessare
che siamo soli e non vogliamo saperlo.
Tu sei il balsamo e la menzogna,
sigillo di cera su ciò che non arde.
Per te il falso sembra vero un momento,
la farsa diventa specchio lusinghiero,
e lo spettatore, pago della propria ombra,
si sente infine parte di un coro eterno.
Ma talvolta, rara come una stella
che fori la nebbia di un inverno lungo,
sale dal palcoscenico una fiamma vera
e le mani restano immobili,
perché il sacro non si misura
con il battito concorde della folla.
Allora il silenzio è più alto di ogni lode,
e in quel silenzio l’anima, nuda,
ascolta finalmente se stessa.
O applauso, fragile ponte tra gli uomini,
comunione di cenere e di vanità,
noi ti offriamo ancora le nostre mani stanche
perché senza di te avremmo troppa paura
di essere soltanto ciò che siamo.