Export primo trimestre,
moda a -11% nel Maceratese
ECONOMIA - Il presidente territoriale di Confartigianato Enzo Mengoni: «I dati confermano che non esiste più un solo settore in grado di trainare da solo l’economia dei nostri territori»

Enzo Mengoni
Export nel primo trimestre 2026: Macerata accusa il colpo delle difficoltà riscontrate dal settore moda.
I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Marche sull’andamento delle esportazioni nel primo trimestre 2026 evidenziano scenari differenti nelle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, confermando come le dinamiche economiche del territorio siano sempre più legate alle specificità delle singole filiere produttive. Ad Ascoli Piceno, nonostante il calo dell’export complessivo (-9,1%), determinato soprattutto dalla contrazione del comparto farmaceutico, i settori a maggiore concentrazione di micro e piccole imprese registrano una crescita dell’1,2%. A trainare il risultato sono soprattutto i prodotti in metallo (+37,7%), le altre industrie manifatturiere (+34,1%), l’elettronica e la strumentazione di precisione (+17,7%) e il tessile (+10,3%). Particolarmente significativo il dato dei settori Mpi al netto della moda, che crescono del 10,3%.
A Fermo l’export complessivo diminuisce del 4,2%, mentre i settori a maggiore presenza di micro e piccole imprese segnano un -3,3%. Continua a pesare il rallentamento della filiera moda, che rappresenta oltre tre quarti delle esportazioni provinciali. Le calzature e la pelletteria registrano una flessione del 3,5%, mentre l’abbigliamento perde il 6,8%. Accanto a queste difficoltà emergono però segnali positivi da comparti come i mobili (+171,1%), l’elettronica (+24%), la carta (+25%) e i prodotti in metallo (+2,2%). I settori Mpi al netto della moda crescono infatti del 4,3%.
Macerata presenta invece il quadro più delicato. Le esportazioni complessive registrano una flessione del 6,3%, mentre nei settori a maggiore concentrazione di micro e piccole imprese il calo raggiunge il 9,8%. A incidere sono soprattutto le difficoltà del sistema moda: le esportazioni di calzature e pelletteria diminuiscono dell’11,2%, mentre l’abbigliamento registra una contrazione del 19,3%. In flessione anche il mobile (-16,4%) e i prodotti in metallo (-22%). Segnali positivi arrivano invece dall’alimentare (+4,3%) e dai macchinari (+2,6%).
«I dati confermano che non esiste più un solo settore in grado di trainare da solo l’economia dei nostri territori – commenta il presidente territoriale di Confartigianato Imprese Macerata, Ascoli Piceno, Fermo, Enzo Mengoni -. La moda resta una risorsa fondamentale per Macerata e Fermo e va sostenuta in una fase ancora complessa, ma allo stesso tempo emergono comparti che stanno costruendo nuove opportunità di crescita e presenza sui mercati internazionali. Le differenze tra le tre province dimostrano la capacità delle nostre Pmi di adattarsi e sviluppare nuove competenze. Per questo occorre agire su due fronti: accompagnare il rilancio delle filiere storiche e valorizzare quelle realtà che stanno contribuendo a rendere il sistema produttivo più diversificato, equilibrato e competitivo». Nel complesso, il primo trimestre del 2026 vede le esportazioni manifatturiere marchigiane crescere del 15,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un risultato sostenuto soprattutto dall’exploit della cantieristica navale. Diversa la situazione per i settori a maggiore concentrazione di micro e piccole imprese, che a livello regionale registrano una flessione dell’1,7%, confermando le difficoltà che continuano a interessare alcune delle principali specializzazioni produttive marchigiane, a partire dal sistema moda.
Per il governo va tutto bene non può essere. Signori le castronerie hanno le gambe corte.P.S. adesso vogliono far entrare l’Ucraina nell’ unione europea poi però i contributi che si prendono per l’agricoltura se li prenderanno loro con conseguenze che vi lascio immaginare.
Altro che tassazione.Il settore moda combatte con il mondo del fast fashion e con la filiera illegale oltre agli aumenti sconsiderati dei costi di energia e di materie prime.Il fast fashion lo combatti con la qualità e con la responsabilità dei consumatori.La qualità costa però e la situazione economica generale non favorisce i consumi se non quelli di altissima gamma.Una maggior informazione di tutela ambientale sui rischi provocati dal fast fashion creerebbe una diversa responsabilità da parte dei consumatori.A ciò lo sforzo della Confartigianato per velocizzare la burocrazia per una seria Certificazione di Filiera che garantirebbe una maggior qualità, trasparenza e regolarità a vantaggio delle aziende serie.Come non da meno agevolazioni per il rinnovamento digitale mentre la carenza di un rinnovamento della forza lavoro nonostante le forze messe in campo dimostra la tendenza che determinate figure a breve potrebbero scomparire.La tenacia dei nostri imprenditori va premiata e aiutata non solo a chiacchiere.
Urge affiancare ai calzaturifici dei supercaxxolarifici industriali, la materia prima per fortuna non ci manca.