
Macerata 1960. Cerimonia con Enrico Mattei per la prima posa del MotelAgip in via Roma
di Maurizio Verdenelli
Il 29 aprile di 120 anni fa ad Acqualagna, da Angela Galvani (cittadina del posto) e da Antonio Mattei (da Civitella Roveto, provincia de L’Aquila) comandante della locale stazione dei carabinieri, primogenito di cinque figli nasceva Enrico, uno dei grandi padri della patria della ricostruzione post guerra. Per la stampa Usa il “New Caesar”, mai un uomo più potente di lui era nato nel Belpaese dai tempi dell’antica Roma.
In provincia, a Matelica, in particolare e nelle università di Camerino e di Macerata, si apre oggi la “Settimana Matteiana”, ricca di incontri. dibattiti, rievocazioni nel nome dell’uomo che vedeva il futuro. Alla Sala Boldrini di Matelica, oggi pomeriggio alle 17,30, la Fondazione Enrico Mattei, Comune, Provincia, Unicam, Unimc ed altri enti organizzano una prima session sull’uomo, il partigiano, il politico, l’imprenditore che ha segnato la vita del Paese.

La cittadinanza onoraria di Macerata al fondatore dell’Eni
Successivi dibattiti nei giorni 26, 27 aprile ad Unimc, 29 in teatro e 30 ad Unicam. Da parte loro il giorno 29 Rosangela Mattei ed Aroldo Curzi Mattei riceveranno l’ambasciatore d’Algeria ed altre autorità nazionali ed internazionali con un evento dedicato allo zio al museo di famiglia, visita alla tomba e cena a casa della signora Mattei.
Fervono dunque iniziative per questo importante anniversario di un uomo che non avrebbe alcuna difficoltà a decodificare fulmineamente a distanza di 64 anni dalla sua tragica fine i fatti di questi mesi. “Snam”, nella sorridente accezione di Sono Nato A Matelica/Macerata, è ad esempio il documentario in ultimazione del regista Marco Costarelli che segnala la formidabile avventura umana di Mattei. Costarelli ha interrogato molti testimoni (anche iraniani) dell’era Mattei. E naturalmente ex dipendenti dell’Eni. Tra questi Sebastiano Gubinelli da Cerreto d’Esi del servizio Avio (Aerei) che quella maledetta sera del 37 ottobre 1962, di servizio all’aeroporto di Milano Linate ricevette per primo (dalla torre di controllo al comando del tenente Giuseppe Senesi di Montefano) la drammatica notizia dell’incidente aereo. «Pensai la prima volta che a causa del temporale, il piccolo Morane Salnier 760 (poteva trasportare tre persone al massimo ndr) si fosse diretto altrove per atterrare ma dopo alla tragica notizia caddi in una profonda disperazione», ricorda Gubinelli. «Disperazione – aggiunge – accentuata e il primo sospetto che non fosse stato un incidente nacque allorché arrivarono a Linate i rottami del bireattore. Sentii emanare l’odore forte della dinamite, la stessa che nelle campagne si usava per abbattere i grandi alberi».

Ivano Tacconi con un collega nigeriano di Agip Mineraria a Bronte
Ivano Tacconi, ex Agip mineraria: «Senza Mattei, non ci sarebbe stata… Lampedusa. L’ingegnere aveva a cuore l’Africa dove portava lavoro, impianti e know how senza sottrarre risorse. Un esempio? I dipendenti africani dell’Eni venivano in Italia ed addestrati ritornavano in patria per contribuire al progresso comune. Mattei disse no al neocolonialismo: era a fianco con La Pira ai popoli in marcia».

Ivano Tacconi con un collega nigeriano di Agip Mineraria a Bronte
L’avvocato Bruno Mandrelli, maceratese, racconta: «Mio padre Emidio, allora sostituto alla Procura di Lodi, rivelò in famiglia la personale sensazione che non era rimasto del tutto deluso dal fatto che per pochi metri nel bosco fosse risultata la titolarità dell’inchiesta alla confinante Procura di Pavia. Erano già troppo noti da tempo i lineamenti inquietanti dei rischi circa la sicurezza per le minacce ricevute da Enrico Mattei».
Solo all’alba del nuovo millennio infatti il pm Vincenzo Calia avrebbe trovato le prove del sabotaggio dell’aereo minato con una carica di 100 grammi di esplosivo. Nel libro “Mattei forever” (Ilari editore) in esclusiva Massimo Senesi figlio dell’allora tenente Giuseppe ricorda: «Mio padre aveva sempre nutrito grossi dubbi circa il fatto che Irnerio Bertuzzi, di cui conosceva bene il valore e le benemerenze in guerra, potesse aver sbagliato una operazione per lui elementare come quella dell’atterraggio». Ancora ed infine Gubinelli: «Il mio pensiero è ancora al terzo piano della sede Agip di via del Tritone. Eravamo in dieci con i nostri giubbini e Mattei ci disse che con le macchine rifornitrici, il colore della nostre divise voleva dipingere di giallo tutti gli aeroporti. Più che alla vendita del carburante pareva interessato alla valorizzazione del marchio del Cane a Sei zampe».

Sebastiano Gubinelli con il magistrato Vincenzo Calia (che ha fatto luce sulla morte di Mattei)
Gli occhi dell’ex dipendente del servizio Avio (primo cliente Aeroflot) si inumidiscono al ricordo di quando un giorno passato da Maria Mattei a Matelica per prendere in consegna un plico destinato al fratello, lei gli disse: «Enrico è molto soddisfatto che siate voi, i suoi fidatissimi ragazzi marchigiani a sorvegliare e controllare il suo aereo all’Eni. Era vero: avrei dato la mia vita per lui ed oggi alla Sala Boldrini ci sarò con addosso la divisa gialla. Sono sicuro che il Principale approverebbe».
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati
Quella latrina messa davanti al murales sulla Resistenza a Braccano, frazione di Matelica e che compare anche su Cronache, è vera o frutto dell’intelligenza artificiale?