Incendio alla Rimel,
Comune costituito parte civile
chiede di citare in giudizio la ditta

POLLENZA - L'ente sulla decisione: «Non è solo la rivendicazione di un risarcimento. È un atto di vigilanza nell'interesse della collettività». Oggi si è svolta l'udienza preliminare, poi rinviata al 24 giugno. Due gli imputati per incendio colposo

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L’incendio alla Rimel

di Alessandro Luzi

Il rogo alla Rimel del dicembre 2022 finisce davanti al gup. In aula a rappresentare il comune di Pollenza, parte civile, il sindaco Mauro Romoli. Oggi, davanti al gup Giovanni Manzoni, si è svolta l’udienza preliminare al tribunale di Macerata. Due gli imputati per incendio colposo: Alberico Leonori, 78 anni, di Treia, legale rappresentante della Rimel, e Elia Leonori, 54 anni, responsabile tecnico ambientale della Rimel.

Durante l’udienza il comune di Pollenza, assistito dall’avvocato Renzo Tartuferi, ha chiesto di citare in giudizio la Rimel come responsabile civile. L’udienza preliminare è stata rinviata al 24 giugno.

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«Pollenza è un territorio che ha fatto della qualità ambientale e della propria identità produttiva un valore – dicono dal Comune -. La popolazione ha vissuto giorni di allarme, ha subito restrizioni sulla vita quotidiana e ha visto danneggiate le proprie produzioni, mentre l’intera macchina amministrativa e sanitaria è rimasta mobilitata per settimane. La costituzione di parte civile non è solo la rivendicazione di un risarcimento. È un atto di vigilanza nell’interesse della collettività e un segnale che chi esercita attività d’impresa in un territorio ne è responsabile ambientalmente e socialmente. Quei costi non possono restare a carico di chi non li ha causati».

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Mauro Romoli

Il rogo era divampato nella notte a cavallo tra il 5 il 6 dicembre del 2022 nello stabilimento di Pollenza dell’azienda. Secondo l’accusa, sostenuta dal procuratore Giovanni Narbone, uno dei motivi all’origine dell’incendio sarebbe stata la presunta violazione delle norme sulla gestione dei rifiuti.
L’accusa parla di «sistematica violazione» delle prescrizioni contenute nell’Aia (Autorizzazione integrale ambientale) rilasciata dalla Provincia.

Secondo quanto ricostruito dall’accusa, gli imputati, «mediante reiterate condotte commissive ed omissive gravemente improntate a negligenza imprudenza ed imperizia, nonché alla sistematica violazione delle prescrizioni contenute nell’Autorizzazione Integrale Ambientale concernente la modalità di gestione dei rifiuti attuate nell’impianto della ditta e dei limiti indicati nella Scia antincendio del 15 febbraio 2016 in relazione ai quantitativi autorizzati» avrebbero causato un incendio di vastissime proporzioni, «verosimilmente innescato dall’autocombustione di batterie agli ioni di litio impropriamente ammassate nella cosiddetta area “sfuso”» continua l’accusa.

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L’avvocato Giancarlo Giulianelli

Secondo gli inquirenti i rifiuti stoccati nel capannone aziendale sarebbero stati superiori a quelli autorizzati.

Per l’accusa gli imputati avrebbero omesso di trattare adeguatamente il carico di 850 chili di rifiuti Raee del gruppo “R4″ conferito il giorno stesso dell’incendio, alle 17,30 circa, «rinviando al giorno seguente la prescritta vagliatura a mano per l’immediata rimozione e lo stoccaggio separato delle componenti pericolose, tra cui le batterie agli ioni di litio, con ciò determinando la causa di innesco dell’incendio» dice l’accusa.

Inoltre avrebbero detenuto nel capannone aziendale, abusivamente secondo l’accusa, ingenti quantitativi di rifiuti urbani e speciali, pericolosi e non, in violazione dei limiti derivanti dall’Aia rilasciata dalla Provincia con determina del 21 maggio 2019.
Secondo l’Aia il quantitativo massimo di rifiuti pericolosi trattabili era fissato in 20,95 tonnellate.

Nelle due settimane antecedenti all’incendio sarebbero risultate il 25 novembre 2022 21,65 tonnellate, il 28 novembre 35,685 tonnellate, il 29 novembre 41,06 tonnellate. Vengono contestati anche rilevanti quantitativi di batterie agli ioni di litio stoccati all’interno del compartimento antincendio, il cui volume veniva stimato in circa 23 mc, la cui presenza non risultava, a detta dell’accusa, indicata in alcun punto della relazione tecnica allegata alla Valutazione Progetto approvata dal comando dei vigili del fuoco, dice l’accusa.

Altra contestazione l’inquinamento ambientale. Per l’accusa i due imputati avrebbero causato, per via dell’incendio, un deterioramento della matrice aria, direttamente attribuibile alle emissioni del rogo, «deterioramento valutabile in termini sia di significatività, in ragione della persistenza ed estensione spazio temporale della contaminazione atmosferica protrattasi per almeno un mese sul territorio di Pollenza e comuni limitrofi, con ricadute dirette sulla popolazione residente risultata esposta all’azione insalubre di sostanze tossiche e nocive», sia prosegue l’accusa, «di misurabilità riscontrata grazie all’installazione di una rete di rilevamento della qualità atmosferica, i cui dati evidenziavano la rilevante presenza di inquinanti insidiosi anche per la salute umana (tra cui Benzene, Toluene, I.P.A., Metalli, Benzopirene, Diossine e Furani)».
Ad assistere l’azienda e Elia Leonori l’avvocato Leonardo Filippucci, legale di Alberigo Leonori è l’avvocato Giancarlo Giulianelli.

 

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