Angelo Duro ne ha per tutti:
«Spero di avervi offesi»
CIVITANOVA - Lo spettacolo “Ho tre belle notizie” al Rossini. Il comico ha punzecchiato il pubblico con il suo stile politicamente scorretto. Poi il battibecco con uno spettatore. Oggi il secondo atto

Angelo Duro sul palco del Rossini
di Federico De Marco
«Spero di avervi offesi tutti, se c’è qualcuno che non si è offeso me lo dica che rimedio subito. Io sono inclusivo, non lascio fuori nessuno». Parte col botto la prima serata sold-out del comico Angelo Duro che ha portato al cineteatro Rossini di Civitanova lo spettacolo “Ho tre belle notizie”.
Quasi due ore di politicamente scorrettissimo, grandi risate, spesso amare e qualche interruzione. Mentre il pubblico comincia a riempire la platea e la galleria, come sottofondo musicale viene diffuso un frizzante liscio interrotto ciclicamente da una voce che avvisa: «Questa musica di me*da è stata selezionata da Angelo Duro perché vuole che cominciate a soffrire prima ancora che cominci lo spettacolo». Giusto per mettere subito in chiaro quale sarà il tenore della serata.

Angelo Duro, comico trasversale, caustico, dissacrante e ultra-cinico e sprezzante, di certo non è uno che ci va leggero. Prende temi scomodi, ci si tuffa dentro e li rivolta più volte. Qualcuno effettivamente potrebbe non apprezzare ma il grande pubblico lo ama. Entra in scena, come al solito, con camicia e jeans neri, scenografia quasi inesistente, e microfono a filo in mano.
Prima delle sue tre belle notizie ne snocciola alcune brutte. Tocca tanti argomenti, a cominciare dal suo ultimo film “Io sono la fine del mondo”: «Il film che ho fatto è stato visto da più di un milione di persone. Un altro milione lo ha visto pirata. Sono diventato pop. Piacere a tutti è una cosa orribile. Una volta alle mie serate mi seguiva solo il mio pubblico. Ora nel pubblico pop ci stanno le persone sensibili che si offendono per ogni cosa, un sacco di persone suscettibili». Poi si passa a parlare “di quella che sta con me”, agli obesi, alla violenza sessuale (sugli uomini), cani, suicidio, cancro e molto altro.
Angelo Duro interagisce spesso con il pubblico in tutti i suoi spettacoli, però ieri sera è stato interrotto più volte da un fan particolarmente invadente seduto in galleria, seguito poi anche da altri, che ha spezzato il ritmo dello show in diverse occasioni arrivando anche a far innervosire il resto del pubblico. Si sono creati siparietti “molto diretti” fino ad arrivare al punto da chiedere ai tecnici di illuminare tutta la sala per individuare il fan esuberante per “minacciarlo” di farlo portare via: «Tu hai pagato il biglietto, ma io ti offendo gratis».
La serata procede serrata parlando di gravidanze, disabilità e figli. Dopo quasi due ore lo show si conclude: «Non rispondo ai giornalisti ma rispondo a una domanda del pubblico, ma deve essere intelligente. Solo che questa non è la sera giusta». Infine uno scatto con tutto il Rossini gremito con il dito medio alzato, marchio di fabbrica di Angelo Duro.
Stasera si replica con la seconda serata (inizio alle 21) che sta andando speditamente verso il secondo sold-out consecutivo.

Il pubblico

La locandina dello spettacolo

Il libro di Angelo Duro
…bellissimo e interessante libro, ma per molte persone è quasi superfluo leggerlo, già accade e loro lo sanno, pur rivisitando, ovviamente, la parola ‘amati’, lì c’è da specificare bene bene, di certo!!! gv
Per chi proprio non s’offende c’è la formula “offesi o rimborsati”?
…bè, Massimo, dopo, avendo letto il libro, uno potrebbe anche dire, facendo lo stronxo, ovviamente, come da saggio, che non si è sentito offeso, si è divertito e quindi lo rimborsano pure…sai che bello…e poi un altro libro ‘Come diventare stronxi ed essere rimborsati’!!! gv
No, Giuseppe, per il libro ci vuole la formula “amati o rimborsati”.
…amati da stronxi, Massimo, da quel che ho capito…non è per me, sigh…sarà per il prossimo libro, magari…’Come diventare galantuomo e non essere amato’ (cosa assai frequente), ma mi sa che se ne venderebbero pochissimi, sarebbe un autentico fallimento editoriale, arisigh!!! gv
Non singhiozzare, Giuseppe, per esempio io ti voglio bene anche se non sei stronzo.
…grazie, Massimo, un po’ mi consoli, anche se non siete tanti, quindi venderemo pochissimi libri, sigh…ma va bbè, potremmo sempre vendere str….abbiamo solo l’imbarazzo su quale fascia di prezzo puntare!!! gv
Come in un vapore di stronzaggine amata
Diventare stronzi è un moto di luce
nel deserto del cuore che si serra,
un velo di spine dove il tu si perde
e il bene si assola in un più e un meno vano.
Stronzi si nasce per difendersi dal nulla,
ma l’amore li sceglie come angeli guasti,
con ciglio obliquo e vena glauca stanca,
perché nel loro gelo fiorisce un tremito.
Essere amati è questo: un segno trepido
che nega se stesso nel suo rossore estremo,
un sogno che non ricorda il suo nome,
e pure nel rifiuto si fa pieno,
perché solo l’essere stronzo, avaro nel pensiero,
lascia nell’aria una lacrima che rade il cristallo.
Comme fà a diventà strunz e fàse vulé bene
Diventà strunz è mestiere antico assaje,
‘na arte ‘e vicolo, ‘e cafè mmiez’ ‘a via,
addò ‘o core se fa scorza ‘e limone acerbo
e ride quanno ‘o munno le fa ‘o solletico.
Se diventa strunz cu garbo e cu misura,
nu “no” ditto ridenno, nu “forse” ca tradisce,
pecché l’ammore vero s’innammura ‘e spine
e s’attacca ar rifiuto comme mosca ‘o miele.
Farse vulé bene è chesto gioco furbo e triste:
fingi ‘e nun vulé, e lloro te correno appriesso,
te mannan sospire, lettere, prummesse,
e tu, strunz patentato, cu ll’uocchio furbo e mite,
le daje nu vaso distratto, nu “vedimm’ a dimane”,
e resti amato pe sempe, senza maje dì “te voglio bene”.
Come farsi crudo e pur trovar pietade
Diventâr crudi è error che il cor mi serra
in dolce nodo di vane speranze e pianti,
ché l’alma, avvezza a’ bei desir costanti,
si fa spietata per fuggir la guerra.
Stronzi si nasce o si diventa in terra
quando Amor punge con saette tante,
e il volto finto di sdegno e di affanno
nasconde il foco che dentro arde e serra.
Esser amati è grazia che discende
dal ciel nemico, o dal mio vano errore,
ché nel rifiuto l’altro si accende e prende
di me pietà, e in quel gelo si accende
un desir novo, che pur mi divora,
e in tal tormento il cor si fa più forte.