«Mattatoio, no a speculazioni edilizie:
Parcaroli sigli una convenzione
o lo compri da Marcolini»

I SINDACI di Appignano, Caldarola, Montecassiano, Montefano, Montelupone, Porto Recanati e Treia ricostruiscono il caso della struttura per la macellazione di Villa Potenza e chiedono un incontro al loro omologo maceratese: «Se deciderà di acquistarlo, siamo disposti a contribuire economicamente»

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Il mattatoio di Villa Potenza

Un incontro urgente con il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli «affinché eviti che il passaggio al privato possa configurarsi come una speculazione edilizia» e la richiesta al privato «come minimo di una convenzione per il mantenimento del servizio» se non della cessione tout-court di quanto appena acquistato. Sono le richieste che avanzano i sindaci di Appignano, Caldarola, Montecassiano, Montefano, Montelupone, Porto Recanati e Treia sul mattatoio di Villa Potenza.

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Franco Capponi, sindaco di Treia

Una struttura, ricordano i sette primi cittadini, «d’interesse per tutti i Comuni e tutte le aziende zootecniche ed agrituristiche di tutta la Provincia, in quanto il Cemaco è l’unica struttura di macellazione a marchio Ue presente». Una vicenda complessa, che dura da oltre trent’anni, «segnata da ambizioni regionali, locali e una crisi finanziaria strutturale che ha portato a numerosi passaggi di gestione».

I sindaci ripercorrono la vicenda che nasce nel 1992 con la costituzione della società Cemaco.  «L’obiettivo era creare un mattatoio di riferimento per tutta la provincia di Macerata e il centro-sud delle Marche: doveva servire oltre 600 aziende zootecniche del territorio – dicono i sette sindaci – era una società a maggioranza pubblica, con il Comune di Macerata come socio principale (circa il 68%), affiancato dalla Provincia e da altri comuni limitrofi, tra cui Recanati, Tolentino, San Severino, Treia e altri 10 comuni via via sfilatisi. All’epoca, la struttura e i terreni circostanti avevano un valore stimato di circa 3 milioni di euro, ma nonostante l’importanza strategica, la società ha iniziato quasi subito ad accumulare debiti. Le cause erano gli alti costi di gestione, impianti che invecchiavano rapidamente e una riduzione del numero di capi macellati hanno reso la struttura un “carrozzone” pubblico».

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Mariano Calamita, sindaco di Appignano

Tra il 2003 e il 2005, la società ha perso oltre 1,3 milioni di euro e nel 2004 si tentò di affidare la gestione ad Apm, che però rifiutò a causa dei conti disastrati. «Cemaco smise di gestire direttamente la macellazione, diventando una società proprietaria dell’immobile che affittava l’attività a terzi, principalmente al consorzio Cozoma, ma i debiti continuarono a salire a causa dei mutui e degli interessi passivi – proseguono Mariano Calamita, Giuseppe Fabbroni, Katia Acciarresi, Angela Barbieri, Rolando Pecora, Andrea Michelini e Franco Capponi – dopo anni di bilanci in rosso e aumenti di capitale infruttuosi da parte dei Comuni soci residuali, il Comune di Macerata ha gettato la spugna: il 31 dicembre 2015, il Consiglio comunale ha approvato lo scioglimento della società. In questi anni, l’attività è rimasta faticosamente in vita grazie ad una cooperativa di servizi agli allevatori, il Cozoma, che ha operato in una struttura sempre più fatiscente e sotto la minaccia costante della chiusura per mancanza di investimenti».

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Andrea Michelini, sindaco di Porto Recanati

Nel 2022, l’associazione Bovinmarche è intervenuta per cercare di stabilizzare la situazione. «Ma la crisi del settore e altri fattori contingenti, hanno reso il salvataggio impossibile – aggiungono i sindaci – un importante fattore che ha contribuito a rendere la struttura non più sostenibile da un punto di vista finanziario è stato sicuramente la riduzione dei capi macellati, in relazione alla dimensione della struttura stessa e quindi dei suoi costi di gestione. Infatti con la progressiva diminuzione del consumo della carne, che ha toccato anche la provincia di Macerata come tutto il resto dell’Italia, nonostante la sua spiccata vocazione zootecnica e la riduzione dei capi allevati a causa degli importanti costi per l’alimentazione degli animali, la riduzione delle macellazioni ha sicuramente influenzato il bilancio del consorzio Cozoma e forse anticipato la chiusura della stessa. Tra la fine del 2024 e l’inizio del 2026, la vicenda è arrivata a un punto di rottura drammatico. A marzo 2025, Cozoma ha annunciato la sospensione della macellazione a causa dei costi insostenibili e della necessità di interventi urgenti di manutenzione, mai realizzati dalla proprietà in liquidazione. Il complesso è finito all’asta per coprire i debiti fallimentari».

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Giuseppe Fabbroni, sindaco di Caldarola

E così si arriva all’asta con l’aggiudicazione da parte dell’imprenditore Ilario Marcolini. «Il passaggio definitivo della struttura dal pubblico al privato, con la speranza degli allevatori locali di vedere finalmente ammodernato l’impianto e garantito il servizio – dicono i sette – quello che oggi interessa ai cittadini e agli allevatori di tutta la provincia è: la struttura acquisita dal privato fornirà ancora servizi di macellazione e certificazione della carne allevata e prodotta nella nostra provincia a tutti? Per questo motivo noi sindaci di Treia, Appignano, Montecassiano, Montelupone, Porto Recanati, Montefano ed altri come Tolentino, San Severino ed altri ancora, stiamo valutando la situazione insieme ai rappresentanti delle organizzazioni agricole».

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Angela Barbieri, sindaca di Montefano

Da qui la proposta. «Vogliano un incontro con Parcaroli, titolare dell’autorizzazione e delle potestà urbanistiche, affinché si eviti che il passaggio al privato possa configurarsi come una speculazione edilizia, considerata la presenza in adiacenza all’impianto di oltre due ettari di superfice molto appetibile dal punto di vista dello sfruttamento urbanistico e affinché possa, soprattutto, essere garantita la prosecuzione dell’attività di macellazione controllata dai veterinari dell’Ast e a tutti i produttori e alle attività agrituristiche della nostra Provincia. La presenza di questa struttura può mantenere e rilanciare inoltre nella nostra realtà, un settore, come quello zootecnico, legandolo soprattutto ad un aspetto di qualità, bontà e controllo igienico sanitario. Certamente non può essere posto in carico al privato l’onere dell’ammodernamento del mattatoio di Macerata, unico tra l’altro a marchio Ue. Infatti, tale struttura di macellazione ha ottenuto un’autorizzazione sanitaria speciale per commercializzare la carne non solo localmente, ma in tutto il territorio dell’Unione Europea. Questa distinzione è fondamentale perché garantisce che la struttura rispetti i più alti standard comunitari in termini di igiene, sicurezza alimentare e benessere animale e quindi andranno attivate tutte le istituzioni per sostenere dal punto di vista finanziario il privato nella messa a norma e all’efficientamento della struttura. In ultima analisi, viste anche le polemiche in atto per la messa a rischio la sopravvivenza del nostro settore zootecnico e visto che il Comune di Macerata aveva annunciato di voler partecipare all’asta per l’acquisto del mattatoio, riteniamo che il Comune possa richiedere all’acquirente privato come minimo la stipula di una convenzione per il mantenimento del servizio e qualora lo stesso non volesse proseguire nella gestione pubblicistica dell’impianto, il Comune, dati i risultati dell’asta, possa proporre di riacquistare l’intero immobile con le superfici annesse, tra l’altro con un minor esborso di denaro. A quest’ultima ipotesi, anche i Comuni sottoscrittori della presente e di altri che sono interessati al problema, potrebbero partecipare anche finanziariamente, in ottica di corresponsabilità delle scelte di promozione e rafforzamento dell’economia del territorio maceratese».

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