
Lo vedono vendere una dose di cocaina: denunciato un 19enne albanese. Quattro persone segnalate come assuntori di droga. In sintesi questi i risultati di controlli svolti ieri sera dai carabinieri della Compagnia di Macerata col supporto del Nucleo carabinieri cinofili di Pesaro, intervenuti con il pastore belga One, e delle stazioni di Corridonia, Cingoli, Appignano, Montecassiano e Montefano.
Obiettivo la prevenzione dei reati più comuni, dal furto allo spaccio. A Corridonia, in località Passo del Bidollo, i carabinieri hanno notato un 19enne albanese cedere della cocaina (0,68 grammi).
I militari sono intervenuti hanno perquisito il 19enne, gli hanno trovato 360 euro, ritenuti provento di spaccio, e lo hanno denunciato. Acquirente della cocaina una 46enne che vive nel Maceratese e che è stato segnalato alla prefettura come assuntore di droga. Il Nucleo radiomobile di Macerata ha trovato, nel corso dei controlli, altre due persone in possesso di droga. Una donna di 42 anni, che vive in provincia, è stata controllata nella zona di via Isonzo.
Aveva 1,93 grammi di hashish. Un imprenditore di 30 anni, sempre residente in provincia, è stato controllato in via Caduti delle Forze dell’Ordine: aveva 0,60 grammi di ketamina. Pure per lui segnalazione alla prefettura. Lo stesso per un 21enne albanese che i carabinieri della Stazione di Cingoli hanno controllato ai Giardini Diaz: aveva 1,20 grammi di marijuana e uno spinello con ulteriori 0,65 grammi di marijuana. Inoltre i carabinieri all’esterno di un bar, hanno rinvenuto per terra uno spinello confezionato con un grammo di marijuana.
Ritirata la patente ad un 25enne residente in provincia di Fermo perché fermato dai militari del Norm a Corridonia e trovato con un tasso alcolemico di 1,32 grammi per litro (il limite è di 0,5). In campo 9 pattuglie e 20 militari nel corso dei controlli. Nel corso delle attività sono stati controllati 26 veicoli, 99 persone e 8 esercizi pubblici: 4 le sanzioni amministrative e 3 contravvenzioni per violazioni al codice della strada.
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“La Gazzetta del Mezzogiorno”
Professionisti, dirigenti, operatori sanitari. Persone inserite, con un lavoro e una vita apparentemente stabile. Uomini e donne che abitano contesti sociali insospettabili, reti relazionali solide, ruoli riconosciuti. Sono loro oggi i principali consumatori di crack.
Una fotografia che ribalta l’immaginario comune e racconta un consumo che non nasce dalla marginalità, ma dall’organizzazione, dalla scelta, dalla possibilità di nascondersi.
Le “crack house” non sono luoghi di degrado improvvisato né spazi occupati dall’emergenza. Sono appartamenti scelti e utilizzati da adulti che decidono consapevolmente di incontrarsi lontano da occhi indiscreti. Serate chiuse, private, tra pari. Ambienti protetti, riservati, dove il consumo avviene senza interferenze. Il motivo è semplice: il crack non è solo una sostanza da assumere, ma il risultato di una trasformazione della cocaina che richiede tempo, isolamento e discrezione. «È una cocaina cucinata – spiega Angela Lacalamita, dirigente psicologa del SerD Bari – E questo spiega perché il consumo avviene spesso in casa, non per caso ma per scelta».
I numeri raccontano la portata del fenomeno. «Su circa trecento pazienti in terapia sostitutiva (metadone) per oppiacei il settanta per cento usa anche crack», afferma Lacalamita. Alcuni lo acquistano già pronto, altri partono dalla cocaina e la trasformano autonomamente. In entrambi i casi, l’esito è lo stesso: una dipendenza rapida, aggressiva, che si struttura in poco tempo. «È una sostanza dalla quale è molto difficile disintossicarsi – spiega la dirigente -. I percorsi sono lunghi, complessi. L’età media è alta. Non parliamo di ragazzini ma di adulti, spesso tra i trenta e i quarant’anni».
“tasso di oltre due volte il limite”: tasso di che?