La storia dimenticata
di Quirino Paolorossi:
portò il Sangiovese nelle Marche

MACERATA - Uno dei padri dell'agricoltura moderna, impegnato in politica con il Partito democratico anticlericale, è sepolto in una tomba monumentale del cimitero del capoluogo. A riscoprirne la figura Luca Paolorossi, sindaco di Filottrano, appassionato di araldica e geneaologia: «Era cugino del mio bisnonno, il nostro non è un cognome nobile. È sempre appartenuto a persone povere e laboriose, gente che ha costruito tutto con il lavoro e con il sacrificio»

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La tomba monumentale di Quirino Paolorossi nel cimitero di Macerata

di Monia Orazi

Una tomba monumentale nel cimitero di Macerata custodisce la memoria di un uomo che l’Ottocento marchigiano ha quasi dimenticato. Eppure, il sepolcro della famiglia Paolorossi racconta ancora: uno stemma con piramide e ali, il motto latino “Non morior ascendo”, “non muoio, ascendo” e tre medaglioni in bassorilievo che ritraggono Quirino, Angela e Caterina Paolorossi. A riscoprire questa storia è stato Luca Paolorossi, sindaco di Filottrano e discendente della famiglia, durante una delle sue domeniche mattina trascorse tra i cimiteri monumentali della regione.

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La lapide

«Era cugino del mio bisnonno – ha scritto in un post sui social, raccontando la sua passione per l’araldica e la genealogia – cercavo un vuoto, un buco all’inizio dell’Ottocento nella storia della mia famiglia. E l’ho trovato qui, a Macerata». La scoperta ha riportato alla luce la figura di Quirino Paolorossi, nato a Filottrano il 24 aprile 1830, rimasto orfano e cresciuto in condizioni di estrema precarietà. Un uomo che, partendo dal nulla, sarebbe diventato maestro, pedagogo, innovatore agricolo e funzionario provinciale.

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Luca Paolorossi davanti alla tomba dei suoi avi

La sua vita è stata un percorso di ascesa sociale attraverso lo studio e il lavoro. Rimasto senza famiglia, il giovane Quirino visse come scolaro presso parenti e benefattori fino al 1843. Studiò da sagrestano e insegnante, poi si formò come maestro e pedagogo. Nel 1856 era già contabile-archivista provinciale e maestro. Nel 1882 divenne ragioniere provinciale e professore, nel 1887 ragioniere e professore, fino ad assumere nel 1891 anche il ruolo di agricoltore, con la qualifica definitiva di ragioniere e agricoltore nel 1899. Ma Quirino non fu solo un burocrate. Il suo impegno nella provincia di Macerata spaziò dall’istruzione all’agricoltura, con un ruolo di primo piano nell’innovazione sociale. Fu consigliere nelle antiche scuole notturne, nell’asilo infantile Ricci, nel primo comizio agrario della Regia scuola pratica di agricoltura e nella Congregazione di carità. Introdusse nella provincia la coltura del Sangiovese e piantò la prima vigna a sistema moderno, contribuendo a trasformare il paesaggio agricolo marchigiano. 

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Quirino Paolorossi fu attivo anche sul fronte politico. Partecipò attivamente alle riunioni segrete dei patrioti del 1859-1860. Nel 1867 vinse un concorso per il posto di ragioniere capo dell’amministrazione provinciale e ricoprì tale incarico fino al 1891. Membro del Partito democratico anticlericale, fece parte per molto tempo del consiglio comunale. Fu anche insignito del titolo di Cavaliere dell’ordine della Corona d’Italia.

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Sul monumento funebre, l’epigrafe ricorda la sua attività di «funzionario abile, intelligente, attivo ed integérrimo» e il suo impegno come consigliere in istituzioni educative e assistenziali. Accanto a lui riposano la moglie Angela, nata Pallonari nel 1824 e morta nel 1892, e Caterina Paolorossi, nata Fonti nel 1855 e morta nel 1928. «Il cognome Paolorossi è rarissimo, concentrato nelle Marche, soprattutto nell’area maceratese e anconetana – spiega il sindaco di Filottrano – non è un cognome nobile. È sempre appartenuto a persone povere e laboriose, gente che ha costruito tutto con il lavoro e con il sacrificio». Il motto sulla tomba “Non morior ascendo” sembra incarnare proprio questa traiettoria: dall’origine umile all’ascesa sociale attraverso il sapere.

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Oggi, mentre il cimitero monumentale di Macerata conserva in silenzio la memoria di famiglie estinte, la figura di Quirino Paolorossi emerge come quella di un “self-made man” dell’Ottocento marchigiano, un precursore nell’educazione popolare e nell’innovazione agricola. «A volte la storia non è scritta nei libri di scuola – conclude Luca Paolorossi – a volte ti aspetta in silenzio, sotto una lapide consumata dal tempo, pronta a farsi ritrovare solo da chi ha ancora voglia di guardare, studiare e ricordare».

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