Decadenza del sindaco, l’opposizione insiste:
«Non è finita perché non è mai iniziata»
CAMERINO - Il gruppo guidato dall'ex primo cittadino Sandro Sborgia torna sull'inammissibilità del ricorso che avevano presentato contro Roberto Lucarelli: «Comprendiamo lo sfogo liberatorio per lo scampato pericolo, ma il Tribunale non si è espresso in alcun modo nel merito della vicenda. E ribadiamo che tra il 2022 e il 2023 sono stati subappaltati lavori alla ditta della sorella e del cognato»

L’ex primo cittadino Sandro Sborgia
«Allo stato attuale Lucarelli non ha vinto alcuna partita in quanto nessuna partita è stato giocata: il Tribunale non è entrato nel merito del ricorso dichiarandolo inammissibile per questioni procedurali». I consiglieri di Ripartiamo Camerino non ci stanno e fanno notare al primo cittadino che la battaglia non è finita semplicemente per il fatto che non è neanche cominciata.
In seguito alla dichiarata inammissibilità del ricorso per chiedere la decadenza del primo cittadino di Camerino e alla condanna delle spese di lite per Sandro Sborgia, Lucia Jajani, Luca Marassi e l’ex consigliera Rosella Paggio, l’opposizione, in una nota, scrive che «corre l’obbligo di fare alcune precisazioni in merito a inesattezze e slogan chiaramente utilizzati a scopo strumentale. Andiamo ai fatti: nel periodo compreso tra l’11 agosto 2022 e il 31 agosto 2023, l’amministrazione comunale a guida Lucarelli ha aggiudicato svariati appalti per la manutenzione della rete stradale autorizzando le ditte aggiudicatarie ad effettuare i lavori anche mediante il ricorso ad imprese subappaltatrici. Nella quasi totalità dei casi, i lavori sono stati eseguiti in subappalto dalla società Edilasfalti Srl nella cui compagine sociale figurano stretti familiari del sindaco, in particolare la sorella e il cognato».
«La questione ha generato perplessità – continua la nota di Sborgia, Marassi, Jajani e Paggio – dal momento che le norme in vigore impediscono di ricoprire la carica di sindaco a coloro che hanno parenti o affini che ricoprono il posto di appaltatore di lavori pubblici stabilendo, nel caso, la decadenza dalla carica. Occorreva quindi chiarire se anche l’esecuzione di opere eseguite in subappalto, da parte di imprese riconducibili a stretti parenti del sindaco, determinasse la violazione della disposizione normativa prevista per gli appalti diretti. Per tale motivo si è deciso di sottoporre la questione all’attenzione del Tribunale di Macerata che ha dichiarato il ricorso inammissibile per un vizio procedurale senza, quindi, affrontare il merito della questione».
«Nessun intento persecutorio o denigratorio dunque – concludono – da parte dei ricorrenti, ma più semplicemente l’unica volontà di garantire che l’azione amministrativa sia ispirata al rispetto delle regole poste a fondamento dell’imparzialità e del buon andamento della pubblica amministrazione. Comprendiamo lo sfogo liberatorio di Lucarelli per lo scampato pericolo di sentirsi dichiarato incompatibile a ricoprire la carica di sindaco. Vogliamo comunque rassicurarlo che la vicenda, lungi dall’aver posto la parola fine alla questione, costituisce un ulteriore stimolo a tenere ancor più alta l’attenzione su tutte le situazioni che riguardano gli intrecci tra interessi privati e il doveroso perseguimento dei fini collettivi. Siamo convinti che l’esercizio di cariche pubbliche impone a tutti coloro investiti dell’onore e del privilegio di ricoprirle, di essere sempre al di sopra di ogni possibile sospetto. Consapevoli di risultare scomodi e a volte fastidiosi, vogliamo rassicurare tutti i cittadini e la stessa amministrazione comunale che non verremo mai meno alle responsabilità che ci sono state conferite e che continueremo a svolgere, in maniera ferma e decisa, la nostra azione di controllo e vigilanza con lo stesso spirito di servizio che ci ha caratterizzati sino a questo momento nell’interesse e per il bene esclusivo della città».
Chiesta la decadenza del sindaco, il tribunale non ammette il ricorso