«Ho visto un annuncio su Facebook
e sono volato a giocare alle Vanuatu:
ora sogno di vincere la Champions league»

DA MATELICA ALL'OCEANIA - Rosario Mattia Russo, terzino, si prepara ad esordire nella massima competizione calcistica del continente. Dopo Spagna, Mongolia e Nuova Zelanda, ora veste la maglia dell'Ifira Blackbird. «Sono lo straniero di coppa, ci alleniamo tutti i giorni in pausa pranzo perché i miei compagni lavorano. La gente è accogliente e sempre pronta ad aiutare. L'Italia? Tra giocare in Eccellenza e qui non c'è paragone»

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Rosario Mattia Russo con la maglia dell’Ifira Blackbird

di Marco Pagliariccio

Che ci fa un matelicese a Vanuatu? No, non è un indovinello, tantomeno una barzelletta. E no, non si trova in vacanza sulle spiagge da favola dell’arcipelago nell’Oceano Pacifico, né è alla ricerca delle origini del bungee jumping, che proprio da Vanuatu si è diffuso nel mondo. Rosario Mattia Russo è arrivato da qualche settimana a Port Vila, capitale del Paese oceanico, per giocare a calcio.

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L’annuncio social del team di Vanuatu

Classe 1998, ruolo terzino («sia destro che sinistro, non fa differenza», dice), nato a Catania ma cresciuto a Matelica (come tradisce il suo accento), Rosario aveva un sogno: disputare la Champions League Oceanica. E lo farà con la maglia dell’Ifira Blackbird, uno dei top club del massimo campionato del paese, che ha deciso di puntare su Russo come “straniero di coppa” per dare l’assalto al trofeo che prende il via fra qualche settimana.

«Era metà gennaio, ero a casa a Matelica che giravo un po’ sui social per cercare qualche offerta per poter giocare la Ofc, la massima competizione del Pacifico – racconta il 27enne matelicese – in realtà non stavo cercando in maniera così assidua, ho iniziato la stagione alla Fabiani in Seconda categoria e mi stavo trovando bene. Insomma, avevo altri programmi. Scrollando su Facebook, ad un certo punto mi sono imbattuto in un post degli Ifira Black Bird che annunciavano di essere alla ricerca di giocatori internazionali e di mandare la propria candidatura via email. Ho seguito le indicazioni e dopo qualche giorno mi hanno contattato via Whatsapp. Abbiamo iniziato a discutere e in breve tempo sono arrivato alla firma del contratto. Ero contento ma anche non sicuro al 100% del passo che stavo facendo, ma i miei genitori e una persona a me cara mi hanno sempre spinto a buttarmi in queste avventure e anche stavolta ho fatto così».

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Le tribune durante una partita di campionato

Già perché non è una prima volta all’estero per Russo, che, chiuso il percorso calcistico nella sua città, ha saggiato il calcio di tre continenti. «Nel 2021 ho giocato in settima serie spagnola, diciamo la nostra Prima categoria – ricorda – feci quella scelta perché sono convinto che viaggiare e fare esperienze all’estero ti apra la mente a prescindere. Ci sono arrivato contattando via Linkedin un intermediario di alcuni club iberici, pensavo potesse essere anche una vetrina importante per me. Feci mezza stagione, poi mi sono infortunato e sono rientrato in Italia a gennaio. Mi allenavo spesso da solo, la zona industriale di Matelica potrebbero intitolarmela per quante volte ci sono andato a correre. Poi, nel 2022, contattando allenatori e assistenti in giro per il mondo sono entrato in contatto con un tecnico dei Falcons, una squadra di Ulaanbaatar, la capitale della Mongolia. Sono rimasto da settembre a novembre, perché poi lì c’è una pausa invernale molto lunga vista le temperature molto rigide, si scende fino a -40 gradi.

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Un tramonto sul mare a Port Vila

Dopo quell’esperienza, sono rientrato a Matelica ma, tramite un amico conosciuto via social che aveva giocato in Nuova Zelanda, ho trovato un’occasione. Andare laggiù era un mio pallino da tempo e sono entrato in contatto con gli Hamilton Wanderers, squadra del loro massimo campionato. Inizialmente cercavano un giocatore non nel mio ruolo, poi però a causa di un infortunio cercavano proprio un terzino come me. Era marzo 2023, ma sono dovuto ritornare a casa dopo una decina di giorni per alcuni problemi familiari. Sono rimasto fermo per un anno, poi la scorsa estate ho deciso di rimettere le scarpette e tornare a giocare con la Fabiani, prima di questa chiamata per le Vanuatu».

In queste settimane, Russo sta imparando a conoscere la squadra ma anche e soprattutto l’ambiente e tutta la nuova realtà in cui è stato catapultato.

«Siamo in due come stranieri, io e un portiere francese – dice il matelicese – mancano due giornate alla fine del campionato e siamo primi in classifica con 2 punti di vantaggio sulla seconda ma non so se esordiremo mai noi due: ci hanno tesserato ma probabilmente scenderemo in campo direttamente in Champions League, che inizia a fine marzo. Ci alleniamo tutti i giorni verso mezzogiorno, a parte noi due stranieri gli altri ragazzi lavorano tutti e possono allenarsi soltanto in pausa pranzo, per cui dobbiamo adattarci a giocare con una temperatura non proprio freschissima… Ho tanto tempo libero e in questo cerco di andare in giro, visitare la città e l’isola, conoscere un po’ della cultura locale, oltre a tenere i contatti con l’Italia attraverso chiamate e social. Adesso ho ancora un po’ di jet lag da smaltire per cui continuo a svegliarmi abbastanza presto la mattina e vado a dormire altrettanto presto: noi siamo 10 ore avanti rispetto all’Italia, un cambio abbastanza drastico. Per quanto riguarda il cibo, in realtà non sono uno molto attaccato alla pasta o alla pizza, per cui non ho particolari problemi: qui si mangiano verdure, riso e pollo, non ci sono problemi particolari. Di italiani non ne ho conosciuti qui, mi ero sentito via social con un ragazzo che lavora da qualche anno in un resort dall’altra parte dell’isola, ma ora è in vacanza per cui non ci siamo mai visti di persona».

Anche se Vanuatu è un arcipelago di 83 isole in larga parte piccole o piccolissime e solo 300mila abitanti, il calcio è seguitissimo e ampiamente praticato.

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Il campo di allenamento

«Ci sono tre categorie – spiega Russo – la Super League, quella in cui giochiamo noi, è la loro Serie A ed è sponsorizzata da Vodafone. Poi ci sono la Premier League, che è la loro Serie B, quindi la Ligue 2, che è come la nostra Serie C. Ci sono cinque federazioni, sostanzialmente una per ognuna delle isole principali: la vincente di ogni torneo accede alla Vanuatu Champions League, che poi elegge la squadra campione nazionale che andrà anche a rappresentare Vanuatu alla successiva edizione della Oceanic Champions League, dove affrontiamo squadre di tutto il resto dell’Oceania ad eccezione dell’Australia, che è affiliata da diversi anni all’Asia. Noi, ad esempio, nel girone di qualificazione, che si svolgerà in un concentramento unico alle Isole Salomone, contro una squadra locale, una della Isole Cook e una di Papua Nuova Guinea. In generale, a livello tattico sono davvero molto indietro, ci vorrebbe qualche allenatore europeo per dare una mano da questo punto di vista. Mentre a livello atletico sono da Serie A e anche tecnicamente non sono così male: molti giocatori potrebbero giocare tranquillamente in Serie D o in Eccellenza».

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L’aspetto economico è importante, ma non l’unico. «Noi stranieri guadagniamo come un giocatore medio della nostra Eccellenza, siamo in quel range lì – aggiunge Russo – mentre i locali credo prendano un po’ meno, visto anche che tutti hanno un loro lavoro. Però c’è grande professionalità e soprattutto la gente è davvero super accogliente e sempre ben disposta ad aiutare. Faccio un esempio. Mi sudano molto piedi a causa del caldo, per cui ho spesso problemi con le vesciche. Qui non ci sono i cerotti specifici per curarle, ma praticamente tutta la società si è fatta in quattro per trovare una soluzione».

Futuro? Presto per delinearlo. «Fare la Champions League Oceanica o giocare in Eccellenza in Italia per me non ha paragone – ribadisce Russo – magari in Italia guadagnerei anche di più, ma esperienze come questa sono impagabili. Ora me le godo, poi quando tornerò in Italia tirerò le somme. Ancora in giro per il mondo? Vedremo, mi piacerebbe giocare negli Stati Uniti, ma so che è più difficile rispetto alle Vanuatu o alla Mongolia. La mia sfida sarebbe un giorno quella di confrontarmi con la Serie D italiana, vedremo se qualcuno mi darà una chance. Ma ora sto bene qui, voglio vincere qui».



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