Tre donne dell’Arma
e la lotta alla violenza di genere:
«Chi denuncia non viene lasciato solo»
25 NOVEMBRE – Nella giornata contro la violenza sulle donne le voci del maggiore Giulia Maggi (comandante della Compagnia di Tolentino), del maresciallo Giorgia Melillo (comandante della stazione di Fiastra) e Sara Roma (carabinieri in servizio a Macerata). Un consiglio: «Parlare con qualcuno, non restare isolati. Il momento di denunciare? Quando si capisce di essere vittima»

Il maggiore Giulia Maggi
La loro vita nell’Arma e la lotta alla violenza di genere, nella giornata contro la violenza sulle donne, tre donne dell’Arma in servizio in provincia si raccontano e raccontano come si può aiutare e combattere un fenomeno i cui numeri sono da anni in crescita. Giulia Maggi, maggiore, è il comandante della Compagnia di Tolentino dove lavora dal 2021. Laureata in Giurisprudenza, aveva iniziato la pratica forense e poi ha deciso di entrare nell’Arma.
«La scelta di intraprendere questo percorso – racconta il maggiore Maggi -, sicuramente ha origine nel desiderio di spendersi per gli altri, nel senso della giustizia e nell’ancestrale attitudine a proteggere i più deboli. Sicuramente la tutela delle vittime vulnerabili è una priorità dell’Arma che ho sposato con totale convinzione… la convinzione che si possa fare molto per aiutare le donne e i loro figli e per combattere un fenomeno terribile, spesso invisibile e trasversale, ma di fronte al quale uomini e donne dei carabinieri sono sempre più preparati e determinati, nella consapevolezza della devastazione sociale che questo tipo di violenza comporta oggi».
Ci sono, spiega, dei campanelli d’allarme a cominciare «da tutti quegli atteggiamenti volti a denigrare – spiega il maggiore -, mettere in difficoltà e incidere negativamente sull’autostima, fino ad arrivare alla violenza in senso fisico, che poi è quella tangibile e più facilmente riconoscibile. La violenza ha molte sfaccettature e può essere oltre che fisica, anche morale, psicologica ed economica. Può manifestarsi sotto forma di ricatto, intimidazione, vittimizzazione e privazione e in nessuno di questi casi può essere sottovalutata».

Il maresciallo Giorgia Melillo
A Fiastra, come comandante di stazione, lavora il maresciallo Giorgia Melillo, 27 anni. Ha preso servizio nella cittadina dal luglio del 2023. Del suo lavoro in un piccolo centro le piace la possibilità, come comandante di stazione «di instaurare e mantenere rapporti diretti con chi necessita di aiuto». Secondo il maresciallo, la violenza di genere «è di natura “trasversale” e trova terreno fertile in egual misura su tutto il territorio nazionale, anche se con connotazioni differenti in base al tessuto sociale e culturale di riferimento. Considerato proprio questa eterogeneità, è difficile stabilire quali siano gli strumenti più idonei per contrastarlo. Sicuramente, al fine di arginarlo e contenerlo, è necessario che tutte le istituzioni operino in sinergia, promuovendo campagne di sensibilizzazione su questo tema, coinvolgendo tutte le fasce di età e a tutti i livelli la popolazione. Un consiglio che posso dare alle vittime di violenza è quello di parlare e di confidarsi con qualcuno, perché dare voce a ciò che si prova e si subisce è il primo passo per riconoscere che tante volte quello che credono sia amore, non lo è affatto. Dalle mie esperienze, mi sono resa conto che molte donne, specialmente le più giovani, si sentono colpevoli di quello che accade loro, riconoscendo come normali comportamenti violenti e aggressivi da parte di coloro che dovrebbero volere il loro bene. E’ necessario inoltre che di questa tematica si parli costantemente in modo che le vittime non vadano mai dimenticate» anche per spingere le donne a denunciare eventuali torti e violenze subiti.

Il carabiniere Sara Roma
A Macerata presta servizio Sara Roma, 25 anni, originaria della provincia di Lecce. Nel nostro capoluogo lavora da circa due anni. Su quando una donna dovrebbe chiedere aiuto, spiega «può rivolgersi all’Arma dei carabinieri in qualsiasi momento e in ogni evenienza, non solo in casi estremi, nei quali teme per la sua incolumità e per la sua sicurezza. Tutte le caserme presenti sul territorio devono essere un punto di riferimento, anche solo per chiedere un consiglio e per confrontarsi con qualcuno che sia disposto e propenso al dialogo e all’ascolto, in modo tale da poter prevenire già sul nascere eventuali situazioni di disagio e di pericolo e consentire un intervento tempestivo ed efficace. In quest’ottica l’invito di ogni carabiniere è più che mai quello di non isolarsi o cercare di risolvere da soli i problemi» nella sicurezza che la vittima, anche nelle fasi successive alla denuncia «non verrà mai lasciata da sola né abbandonata a se stessa».
Una vittima, continua il carabiniere, non può più rimandare a denunciare, ed è quello in cui «acquisisce la consapevolezza di essere una “vittima”. Quando inevitabilmente si interiorizza la consapevolezza che un atteggiamento, un’attenzione o un gesto non ci facciano più sentire adeguati, protetti e sicuri, in automatico non possiamo più attendere; in questi casi non si può parlare di “prima volta”. La prima volta di uno schiaffo, di una privazione o di una mortificazione non può e non deve esistere. Una volta è già abbastanza». Quando una donna decide di denunciare, riprende il maresciallo Melillo «già nelle prime fasi del suo accesso in caserma verrà messa nelle migliori condizioni sia di raccontare la propria storia, sia di essere ascoltata, compresa e supportata, mediante l’ascolto in locali dedicati e la presenza di personale che saprà metterla a suo agio. Durante la denuncia le verranno illustrate tutte le fasi successive alle quali andrà incontro dopo aver compiuto questo importante passo e le verrà ribadito che non sarà lasciata da sola e che verrà seguita in ogni fase, che consisterà anche nel metterla in contatto con strutture apposite sul territorio quali per esempio località protette e Centri di Accoglienza. La fase di denuncia è quanto mai necessaria per iniziare un difficile ma necessario processo che porterà ad una rinascita, e al ritrovamento della serenità perduta». I carabinieri vengono formati per fronteggiare ogni situazione, anche se, spiega il maggiore Maggi «non è mai facile approcciare con una persona vittima di violenza, che si trovi quindi in uno stato di vulnerabilità. In questo caso più che mai quindi è necessario affinare e fare leva sulle proprie doti di empatia e delicatezza, ascoltando attentamente sia quanto viene esplicitamente detto, tanti prestando attenzione alle “parole non dette”. Spesso infatti dietro ciò che non viene raccontato, ma che viene lasciato intendere tramite uno sguardo o un gesto, è possibile cogliere la vastità delle emozioni vissute da chi ci sta chiedendo aiuto e sta riponendo in noi speranza e fiducia. Questa è la sfida più grande: non deludere queste aspettative».
Esistono poi le “stanze tutte per sé” all’interno di alcune caserme dell’Arma. C’è anche a Tolentino, dice la comandante Maggi: «donata ai carabinieri di Tolentino dal Soroptimist Club di Macerata. Quel 5 novembre 2022, dopo un mese di campagna di informazione, sono venuti in caserma i rappresentanti degli studenti di tutte le scuole, indossando un nastro o un capo di abbigliamento arancione, a testimonianza della volontà di cambiamento e di contrasto a questo terribile fenomeno. La stanza tutta per sé è un ambiente protetto, neutro ed attrezzato per l’audizione di vittime vulnerabili, come ad esempio donne che hanno vissuto episodi di maltrattamento o minori, anch’essi spettatori o vittime di condotte violente. Queste stanze sono ubicate all’interno di molti comandi dell’Arma e nulla hanno a che fare con l’ambiente tipico di un “ufficio”: al loro interno infatti, sono presenti quadri colorati, giocattoli, cuscini e poltrone, oltre ai necessari strumenti di videoripresa utili per l’ascolto protetto. In questo ambiente, scevro di ogni rimando all’arredamento tipico di una caserma dei carabinieri, è possibile mettere maggiormente a suo agio la persona da ascoltare ed entrare in empatia con lei». Infine Maggi racconta la sua esperienza da comandante di Compagnia, la prima in provincia di Macerata: «In questo territorio mi ha subito colpito una caratteristica della cittadinanza… la consapevolezza. Ho trovato una popolazione che ha il profondo desiderio di collaborare e dare il proprio contributo in questo delicato settore. La rete istituzionale funziona: magistratura, forze di polizia, assistenti sociali dei Comuni, associazioni e scuole… vi è fortissima collaborazione e desiderio di fare anche informazione e prevenzione, non solo il 25 novembre».