«Sotto-inquadrati e senza tutele»
Assistenti scolastici in piazza.
Il prefetto convocherà un tavolo provinciale
MACERATA - Manifestazione in piazza della Libertà sostenuta da Cgil:. La richiesta è un'internalizzazione del servizio, ad oggi svolto da cooperative esterne. «Da anni i servizi di pubblica utilità di cui sono responsabili i lavoratori versano in condizioni irricevibili, che comportano il perdurare di circostanze non dignitose»

I lavoratori ieri in piazza della Libertà
Presidio in piazza della Libertà a Macerata degli assistenti scolastici. La protesta ieri per le condizioni lavorative. Il gruppo, guidato da Cgil Macerata, ha incontrato il prefetto Isabella Fusiello consegnandole a mano una lettera con le motivazioni e le richieste di parte sindacale e dei lavoratori. Il prefetto ha accettato la richiesta di convocare un tavolo provinciale di raccordo tra le cooperative, le organizzazioni sindacali e gli enti locali.
«Da anni i servizi di pubblica utilità di cui sono responsabili i lavoratori versano in condizioni irricevibili, che comportano il perdurare di circostanze non dignitose per le lavoratrici e i lavoratori, e di riflesso per bambini/ragazzi ai quali il servizio è rivolto – si legge nella missiva – la soluzione definitiva a cui auspichiamo sarebbe quella dell’internalizzazione del servizio all’interno del ministero dell’Istruzione e del Merito, affinché venga creato un profilo professionale che strutturalmente svolga la funzione che attualmente la legge demanda ai singoli Comuni ed enti locali. Nelle more della speranza di un intervento a livello nazionale, anch’esso più volte sollecitato, pensiamo che sia possibile, anzi, sia doveroso, intervenire con dei correttivi a livello territoriale».
Attualmente gli enti locali provvedono a produrre un capitolato di appalto per l’affidamento dei servizi a delle società cooperative sociali. Tali capitolati però, non tengono conto, se non in rari casi virtuosi, del riconoscimento della mansione educativa e del corretto inquadramento che le professionalità e il tipo di lavoro richiederebbero.
«I lavoratori risultano perciò ad oggi, in larga parte tutti sotto-inquadrati, e negli anni vane sono state le nostre reiterate richieste agli enti preposti, per tentare di adeguare i capitolati a quelli che dovrebbero essere i corretti inquadramenti – continua la lettera – ad ogni educatore viene poi assegnato un “caso” (un bambino o un ragazzo da seguire), e se già questo di per sé rappresenta una fluttuazione delle ore contrattuali di anno in anno, si aggiungono le variabili che vedono il mancato pagamento delle ore nei casi di assenza del bambino: malattia, vacanze di Natale e Pasqua, oltre che durante la sospensione estiva della scuola. Ne deriva che il pagamento dei servizi è di fatto erogato ad ore, rendendo il tipo di prestazione così strutturata una sorta di cottimo legalizzato e un lavoro precario anche in presenza di contratti a tempo indeterminato. Nei periodi di sospensione del servizio estivo, non è presente inoltre nessun tipo di ammortizzatore sociale, e l’unico strumento introdotto per le annualità 2021 e 2022 pari ad un bonus di 550 per i part-time ciclici verticali, non è stato rifinanziato nell’attuale legge di bilancio, lasciando scoperti da indennizzo i periodi di sospensione per l’anno 2023».
Ulteriore beffa è rappresentata dal fatto che nei servizi che prevedono assistenza nelle ore di pausa pranzo, ai lavoratori è spesso negato il pasto fornito dalla struttura scolastica, costringendoli a portarsi il pranzo da casa. «Tutto ciò, oltre che ledere la dignità della persona sia in quanto tale, sia in quanto lavoratore, non contribuisce sicuramente alla missione educativa che i lavoratori e le lavoratrici sono chiamati a svolgere – si legge ancora – l’insieme combinato delle casistiche descritte, genera, a fronte di una sempre più elevata richiesta di qualificazione professionale, delle sacche importanti di precarietà (i lavoratori difatti ogni anno non hanno contezza di quale sarà il loro monte ore settimanale) e importanti deficit dal punto di vista delle contribuzione pensionistica, con intere mensilità nel corso dell’anno totalmente scoperte. Chiediamo quindi di agire, a livello provinciale per cercare di spingere ad uniformare gli appalti, al fine di riconoscere l’inquadramento di educatore ai lavoratori e alle lavoratrici, il pasto in struttura e il recupero quanto più possibile delle ore perse in caso di assenza del bambino».