La Form saluta il Lauro Rossi
con un concerto stellare
APPLAUSI per la notte dedicata a Brahms e Schumann. Ospiti il pianista russo Petrušanskij e il maestro Piovano capaci di dar vita a uno spettacolo monumentale e memorabile

La Form durante l’ultimo concerto della stagione maceratese
di Marco Ribechi
L’ultima della Form al Lauro Rossi è da brividi, applausi scroscianti per il Viaggio sul Reno. Non poteva concludersi in lidi migliori il lungo viaggio con cui l’Orchestra Filarmonica delle Marche ha attraversato le sue Geografie Musicali, il bellissimo programma che ha caratterizzato la stagione Sinfonica del 2024 offrendo delle vere e proprie perle sonore.
L’ultimo concerto maceratese, dedicato a Johannes Brahms e Robert Schumann, ha visto la Form affiancata da due ospiti molto ammirati: il pianista russo Boris Petrušanskij e il direttore Luigi Piovano. Petrušanskij, nato a Mosca nel 1949, pianista da quando aveva soli 8 anni, è stato allievo di uno dei più grandi musicisti dei nostri tempi, Heinrich Neuhaus. Custode delle tradizioni romantiche ha avuto una carriera concertistica mai interrotta che lo ha portato a collaborare con le più importanti orchestre al mondo. Piovano, diplomato in violoncello, ha avuto anch’egli un’intensa attività concertistica anche nel doppio ruolo di solista e direttore. Dal 2002 si dedica maggiormente alla direzione collaborando con solisti del calibro di Avi Avital, Luis Bacalov, Stefano Bollani e con le principali orchestre italiane ed estere.

Petrušanskij e Piovano si applaudono a vicenda
Proprio l’alchimia nata tra i vari interpreti è stata forse una delle magie offerte dalla notte del Lauro Rossi. L’appuntamento si è aperto con il monumentale Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in si bemolle magg., Op. 83 di Brahms, un capolavoro che richiese al compositore ben tre anni di lavoro. Una composizione magnificente che segna la maturazione della nuova linea con cui Brahms cercò di operare una sintesi tra la forma del concerto e quella della sinfonia. Quattro movimenti che, pur avendo il pianoforte al centro, mantengono un equilibrio di dialogo con l’orchestra, mettendo in evidenza l’assoluta maturazione del pensiero musicale di Brahms.
Petrušanskij e Piovano (e ovviamente la Form) sono apparsi in meravigliosa sintonia, capaci di raccontare con la loro espressività tutta la complessità musicale e psicologica inserita da Brahms in questa straordinaria esecuzione. Uno spettacolo che capita di ammirare solo di rado. Dopo la pausa è stata invece la volta della Renana, ovvero la Sinfonia n. 3 in mi bemolle magg., Op. 97 con cui Schumann volle omaggiare il fiume che da sempre fa da sfondo alla memoria del popolo tedesco, il Reno appunto. Dalla gioiosa energia del primo movimento, si passa alla pace delle musiche tradizionali, per poi attingere a fasi più contemplative sia della natura che dei luoghi simbolo della spiritualità teutonica, come il duomo di Colonia.

Tutta l’espressività del maestro Piovano
La conclusione è a metà strada tra l’allegria e la celebrazione dei simboli eroici che hanno popolato questa terra per secoli. Una sorta di crociera celebrativa in cui il fiume diventa simbolo di una identità. Purtroppo, dopo aver celebrato il Reno con stupore quasi infantile, proprio qui Schumann troverà la morte il 26 febbraio del 1854 quando si getterà tra le sue acque compiendo la profezia annotata su un foglietto molto tempo addietro, all’età di soli diciannove anni: «Ho sognato di affogare nel Reno».
Nonostante i risvolti dolorosi e tragici della vita dei due compositori la loro arte immortale è stata capace di rapire, a circa 200 anni di distanza, anche il pubblico maceratese “del XXI secolo” che ha generosamente offerto prolungati e meritati applausi, sia ai singoli interpreti che a tutta la stagione della Form, a cui va il merito di aver portato in città livelli artistici difficilmente riscontrabili in altre manifestazioni. Un gioiello marchigiano tutto da proteggere e valorizzare nel suo costante tentativo di mostrare come la musica si qualcosa di assolutamente differente dal vuoto a cui la modernità ci sta sempre più abituando.


