Famiglia in difficoltà economica
dopo la crisi dell’azienda:
«Si può uscire dal sovraindebitamento»

CORRIDONIA - Nel 2000 sono iniziati i problemi della loro ditta artigiana, poi la ricerca di aiuto. «Abbiamo bussato a molte porte ma senza alcuna soluzione concreta ai nostri problemi». Poi la svolta grazie alla associazione consumatori della Cgil di Macerata

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soldidi Claudia Trecciola

«Vorremmo che la nostra storia fosse da esempio per tante famiglie che si trovano nelle nostre stesse difficoltà economiche per aiutarle a superare la crisi, e rassicurarle sul fatto che c’è una legge a favore del sovraindebitamento che ti permette di uscirne fuori, ricominciando a vivere con dignità e speranza». Con queste parole i coniugi S. P. e R. R. di Corridonia iniziano il racconto della loro delicata vicenda economica e familiare, scaturita dal fallimento dell’azienda artigiana di proprietà del marito, poi evolutasi negativamente fino all’aggiudicazione all’asta di una casa. (I coniugi hanno preferito mettere solo le iniziali dei loro nomi, perché la vicenda che li riguarda non è terminata, si tratta di un capitolo di vita che, seppur a lieto fine, porta con sé ferite ancora non completamente guarite). La loro è una vicenda come ne esistono tante simili nelle Marche. Nel bel mezzo della procedura esecutiva, avviene la svolta.

I coniugi incontrano veri professionisti del debito, il cui intervento tempestivo e quasi provvidenziale permette loro di risolvere il problema attraverso una sentenza di procedura di liquidazione controllata del sovraindebitato, emessa dal Tribunale di Macerata.

Si tratta della prima sentenza di liquidazione controllata pronunciata nella nostra Provincia, preceduta da un provvedimento di revoca di un’altra assegnazione immobiliare. Tutto comincia quando gli affari di famiglia negli anni 2000 iniziano ad andar male a causa della crisi del settore in cui opera l’azienda in Italia, e i coniugi vedono nel giro di poco tempo contrarsi le commesse da parte dei grossi clienti, fino ad azzerare di fatto l’utile di esercizio.

Quando gli affari iniziavano ad andar male, come avete affrontato la crisi?

«Abbiamo subito pensato che il problema fosse superabile, quindi abbiamo attivato prestiti con Cooperative di Garanzia, poi acceso due mutui sulla casa con un’unica ipoteca di pari grado concessa a due banche, ma alla fine, purtroppo, siamo stati costretti a chiudere l’attività e svendere i macchinari non riuscendo più a garantire i pagamenti. Mio marito per sostenere la famiglia si è rimboccato le maniche e ha iniziato a svolgere un altro lavoro».

Le difficoltà economiche come hanno influito sulla vostra famiglia?

«È stato molto doloroso affrontare la situazione, ma come famiglia siamo rimasti sempre uniti, nonostante i problemi, e abbiamo cercato di andare avanti insieme con coraggio. Devo ringraziare molto anche i parenti per la loro costante vicinanza».

Non vi siete rivolti ad associazioni di categoria o a professionisti per avere consulenze in merito?

«In verità, abbiamo bussato a molte porte e non le nascondiamo, purtroppo, la rabbia e l’amarezza che ancora proviamo pensando a quante associazioni a livello nazionale ci siamo rivolti per farci aiutare, per chiedere consulenze e quanti professionisti abbiamo contattato, ma senza alcuna soluzione concreta ai nostri problemi. Poiché ci trovavamo in una situazione veramente difficile, pur di trovare una soluzione per pagare i nostri debiti, ogni volta abbiamo dato fiducia a persone che forse non la meritavano e tutte le volte, puntualmente, ci siamo trovati a sborsare ulteriore denaro, senza avere alcun tipo di risposta».

La speranza è l’ultima a morire e dopo tanto peregrinare è arrivata la svolta…

«E’ vero, attraverso l’associazione consumatori della Cgil di Macerata, grazie in particolare all’intermediazione dell’avvocato Mattia Benfatto, siamo stati messi in contatto con la Sogesa di Corridonia, al cui interno lavora il commercialista Filippo Vitali, specializzato in materia di crisi da sovraindebitamento. Qui la nostra vicenda debitoria ha finalmente trovato un epilogo positivo».

Da questo incontro, infatti, la storia cambia ed è a lieto fine, perché i coniugi trovano professionisti competenti e disponibili all’ascolto, con i quali hanno concordato un percorso di ristrutturazione del debito che li porterà, nel giro di tre anni, a poter ricominciare una nuova vita, liberati dai pesi pregressi.

Abbiamo intervistato per l’occasione Filippo Vitali della Sogesa di Corridonia insieme all’avvocato Aurelio Bentivegna, fondatore della Rete nazionale dei consulenti del debito e partner legale di Sogesa in materia di sovraindebitamento, per capire come aiutare le famiglie in difficoltà e quali strumenti prevede la legge al riguardo.

Vitali, è sconosciuta ai più la Legge 3/2012 sul sovraindebitamento confluita nel cosiddetto Codice della Crisi d’Impresa e dell’insolvenza, qual è la ratio?

«La ratio sta nel fatto che le componenti sociali, pubbliche e private, non hanno sensibilizzato l’opinione pubblica come avrebbero dovuto. Inoltre è richiesta una specializzazione in questo settore di nicchia, che presuppone un investimento in termini di risorse, tempo ed energie da dedicare allo studio e alla pratica continua».

Avvocato Bentivegna, nel caso dei coniugi di Corridonia, perché è importante la sentenza emessa dal Tribunale di Macerata?

«È stata la prima sentenza di apertura di una procedura di liquidazione controllata del sovraindebitato nel comprensorio maceratese, che a sua volta ha revocato un provvedimento del giudice dell’esecuzione su un bene immobile dei coniugi, già aggiudicato all’asta. Ciò è stato sintomo di un atto decisorio lungimirante degli stessi giudici, che hanno dimostrato, sulle basi del lavoro svolto dagli advisors e dal gestore della crisi, un importante segno di sensibilità e di coraggio. Questo precedente porta la evidenza concreta che le problematiche di crisi da sovraindebitamento possono essere affrontate e risolte».

Vitali, in Italia è poco conosciuta e applicata la Legge sul sovraindebitamento, mentre negli altri Paesi Europei ed extra Europei è il contrario, perché?

«Non crediamo che Paesi come Francia, Germania e Stati Uniti siano più benevoli di noi con i debitori. Sono semplicemente Paesi più pratici e concreti che hanno capito l’importanza di consentire ai cittadini, quelli meritevoli, di reinserirsi nel sistema economico. Cittadini che, ritornati nella vita civile, guarderanno al futuro con ottimismo, riaprendo un’impresa, assumendo personale e contribuendo ad incrementare le entrate dello Stato. Hanno anche capito che continuare a perseguire un cittadino ormai insolvente ha costi sociali superiori rispetto a consentirne l’esdebitazione, senza che la collettività ne possa trarre alcun beneficio. Sono Paesi che hanno verificato che l’esdebitazione giova a tutti».


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