
Sirio Cingolani e Martina Luchi a 4800 metri in Bolivia
di Laura Boccanera
Dalla fabbrica di vernici ai tremila metri delle Ande, Sirio Cingolani e Martina Luchi hanno abbandonato l’agio di una vita tranquilla, vista mare, per “correre il rischio” di essere utili agli altri. E’ la missione della coppia di civitanovesi che da quattro mesi si trova a Penas in Bolivia con l’associazione onlus Kantutitas che si occupa di bambini e ragazzi nei posti più sperduti del mondo.

In un villaggio remoto della Guinea Bissau
«Sentivo che la mia vita non mi bastava più, che non potevo pensare solo a me». E così dopo qualche esperienza di pochi mesi, l’incontro fortunato con una compagna di viaggio diventata moglie e il Covid di mezzo che ha fatto da spartiacque, Sirio e Martina sono partiti e resteranno in Bolivia almeno per i prossimi 3 anni. Una scelta di vita che può sembrare azzardata e complessa, ma che li ha resi completamente felici.
Con un fuso orario di 6 ore ci sentiamo via Whatsapp in video chiamata: sullo sfondo le cime innevate dei monti Illimani, tutto attorno un’unica strada sterrata, la luce piena del sole e la loro meraviglia nel raccontare le motivazioni di una scelta tanto originale quanto rara. Sirio è di Civitanova “di Fontespina per l’esattezza”, Martina di Milano con una vita fra Valle d’Aosta e Marche.
Nel 2010 si incontrano per motivi di lavoro: Sirio lavora alla Ica, Martina insegna in un istituto privato inglese e fa corsi in azienda. Poi si perdono di vista e nel 2017 si ritrovano a parlare di missioni, di viaggi, di come vogliono cercare un senso nelle loro vite che vada oltre se stessi. E’ la scintilla che li porterà a condividere le proprie vite e il sogno di staccare la spina con la vita di tutti i giorni, comoda e abitudinaria, per dedicarsi agli altri.
«Avevo fatto 10 anni fa il cammino di Santiago – racconta Sirio – poi qualche esperienza di viaggio. Vengo da una famiglia che non ha mai viaggiato molto, avevo il mio lavoro, ma non ero soddisfatto. Il mio desiderio era di allargare gli orizzonti. Ma soprattutto non volevo buttare via il tempo. Ho sempre creduto che la vita vada vissuta a pieno, senza accontentarsi, e quello che facevo, bastare a me stesso, non era più sufficiente, volevo aiutare gli altri. E poterlo fare come stile di vita, volevo che il mio prossimo fosse il mio “lavoro”».

Martina nell’orfanotrofio in Sudan
Per Martina la decisione matura invece non da un’insoddisfazione lavorativa, ma dalla gioia che offrire il proprio supporto le procura: «Ho insegnato inglese e francese in varie scuole, il mio lavoro mi piace e lo faccio tuttora – racconta – ma quando con Sirio ci siamo ritrovati a chiacchierare e discutere del mondo delle missioni abbiamo capito che davvero poteva essere la nostra strada e il nostro modo di stare nel mondo.
Sembra un paradosso e molti ci dicono che è una scelta generosa, in realtà è una scelta egoista. Perché io sto bene facendo questo. Il rapporto coi bambini, con questa parte di mondo mi fa sentire orgogliosa e felice di ciò che faccio. Ovvio non è semplice. Qui in Bolivia ci sono villaggi poverissimi, si vive della coltivazione delle patate, di pastorizia e si lavora nelle miniere, non ci sono ristoranti, servizi. L’unico luogo di aggregazione sono proprio le scuole, eppure siamo felici. Ci occupiamo di adolescenti e anziani soli».
Nel 2019 la decisione di partire, poi il Covid si mette di mezzo, ma è solo una pausa, la decisione è presa: e così grazie alla onlus la coppia inizia prima con una missione in Paraguay, poi arriva l’Africa. La Guinea Bissau dove si occupano della gestione di un orfanotrofio e poi il Congo dove però l’instabilità politica e la difficoltà della cooperazione consentono di rimanere solo 2 mesi. Si spostano in Sudan, qui rimarranno 6 mesi e infine, la Bolivia. Sirio e Martina vivono a circa 70 chilometri dalla Capitale, nella valle di Araca dove stanno dando supporto ad un parroco che da 40 anni si trova nel villaggio. E dalla Ande mandano un messaggio ai giovani: «Il mondo della cooperazione offre spazi di collaborazione ed è un’opportunità per misurarsi con se stessi e gli altri. Per noi è diventato anche un lavoro, ma consente una libertà che nel nostro mondo manca».

Una famiglia boliviana assistita dalla missione

Con i bambini di una scuola in Guinea Bissau

Scuola elementare in Bolivia

Con gli anziani boliviani

Bambini della casa famiglia Villa del Sol, Paraguay

Orfanotrofio delle suore di Calcutta a Khartoum in Sudan

Scuola per ciechi in Congo
(Ascolta la notizia in podcast)
Complimenti!
Che bello.
Siete dei grandiiii
Complimenti. Bellissima scelta
Bravi
Coraggiosi e bravissimi....complimenti....
altro che le coppie imbalsamate del weekend al centro commerciale, bravi!!
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…l’avessi fatto io, per aiutare gli altri e per mia soddisfazione (come sostengono), non l’avrei né fatto sapere, né “pubblicizzato”!!! Ma ognuno agisce come meglio crede. Tanti auguri. gv
È vero, fare il bene dovrebbe essere fatto “nel segreto”, ma è pur vero che i media ci hanno così abituato solo a gente che fa e dice cose orribili e degradanti come fossero cose stupende, tanto da pensare che il bene non esista più! Ascoltare storie come questa ci apre invece il cuore, ci fa sperare che il bene nel mondo ci sia ancora e …..visto mai che qualcun altro voglia seguire questi buoni esempi! Coraggio, ragazzi, andate avanti, siamo orgogliosi di voi!!
Chi li finanzia, chi li sponsorizza?
Un paese che polemizza su tutto e’ un brutto paese.
Vai Sirio
…magari è un brutto paese anche quello che approfitta della presunta bontà!!! gv