«Sparò contro una villetta»,
assolto dopo 10 anni

PORTO RECANATI - Domenico Santo Mannino, 37 anni, imputato per tentato omicidio, è stato prosciolto oggi al tribunale di Macerata: «Non ha commesso il fatto». Per l'accusa il gesto sarebbe stato legato a precedenti screzi con il proprietario della casa. La difesa: «Per il nostro assistito è finito un incubo»
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L’avvocato Massimiliano Cofanelli

 

Sparò contro una villetta, assolto dall’accusa di tentato omicidio il 37enne Domenico Santo Mannino. La vicenda risale ad alcuni anni fa. Era il 20 marzo 2012 e a Porto Recanati, Mannino avrebbe esploso un colpo d’arma da fuoco calibro 7,65 dal marciapiede antistante una casa di via Marco Polo in cui abitava Roberto Olivieri (parte civile al processo, assistito dall’avvocato Donato Attanasio).

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L’avvocato Donato Attanasio

Il colpo si era conficcato sulla parete esterna della casa. Sempre secondo l’accusa, Olivieri avrebbe scampato perché aveva visto Mannino con la pistola e si era rifugiato in casa. Subito dopo il colpo, Mannino si sarebbe avvicinato alla porta finestra di ingresso dell’abitazione e sempre impugnando una pistola, avrebbe detto: «vi sparo in bocca», «vi ammazzo». L’episodio sarebbe stato legato a precedenti screzi che c’erano stati tra Mannino e Olivieri.

Oggi si è chiuso il processo al tribunale di Macerata. Il pm Claudio Rastrelli ha chiesto l’assoluzione per Mannino. I difensori del 37enne, gli avvocati Gabriele Cofanelli e Massimiliano Cofanelli, hanno chiesto l’assoluzione con formula piena per Mannino. Il Tribunale lo ha assolto «per non aver commesso il fatto».

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L’avvocato Gabriele Cofanelli

«All’esito di un procedimento penale protratto per circa dieci anni e nei quali, per ovvie ragioni, in considerazione della gravità dell’accusa di tentato omicidio – dicono gli avvocati Gabriele Cofanelli e Massimiliano Cofanelli -, Domenico Santo Mannino ha dovuto affrontare una difficilissima realtà sol che si considerino le conseguenze che una pronuncia di condanna poteva comportare in termini edittali (diversi anni di reclusione), il nostro assistito ha esternato la più incondizionata “gioia per la fine di un vero e proprio incubo”». I legali sottolineano di «non avere mai avuto alcun dubbio sull’esito che avrebbe avuto il processo, tecnicamente ineccepibile e di certo risultante da una attenta lettura delle carte processuali. Da sottolineare infine – dicono ancora i legali – che nel corso dello stesso procedimento, gli atti relativi alla la parte civile Olivieri sono stati trasmessi alla procura per il reato di calunnia».

(Gian. Gin.)



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