Ok al contratto nazionale,
100 euro in più al mese
per i dipendenti pubblici

NELLE MARCHE coinvolti 10mila lavoratori di Regione, Province, Comuni e Camera di commercio. La Cisl: «Entro dicembre arriveranno anche gli arretrati»
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«Arrivata la firma definitiva del Contratto nazionale Funzioni locali 2019/2021 per i lavoratori di Regioni, Province, Comuni Camera di Commercio per oltre 10mila lavoratori marchigiani del comparto». Ad annunciarlo è la Cisl.

«Il nuovo Ccnl – spiega il sindacato – prevede un aumento delle retribuzioni medie di 100,27 euro lorde al mese per un incremento complessivo dei salari di circa il 5% di cui il 3.78% sui tabellari. Complessivamente, tenendo conto delle risorse aggiuntive previste per i futuri fondi produttività, la media di incremento lorda sale a 117,53 euro. Dopo 23 anni di attesa è finalmente prevista anche la riforma dell’ordinamento professionale, grazie ad una nuova classificazione dei profili, e nuovi importi per le indennità del personale. Un nuovo ordinamento necessario anche per rispondere alle sfide del Pnrr che ricadranno, in gran parte, sui Comuni».

«Entro dicembre – aggiunge la Cisl – i lavoratori avranno anche gli arretrati, con una somma oscillante tra i 1565 euro lordi dello scalino più basso ed i quasi 2900 euro lordi dello scalino più elevato.
Sono inoltre previsti incrementi economici al personale operante nei servizi educativi, polizia locale o iscritti ad Albi professionali (ad esempio assistenti sociali).
Viene migliorata la disciplina sull’utilizzo dei congedi per le donne vittima di violenza e per i genitori. Si prevede altresì una nuova disciplina contrattuale per il lavoro agile e quello da remoto. Il nuovo Ccnl verrà applicato anche ai circa 600 lavoratori operanti nelle ex Ipab». Per la Fp Cisl Marche si tratta «di un buon contratto in grado di dare risposte professionali alle legittime aspettative dei lavoratori. Ora si apre la “sfida” del Ccnl 2022/2025 che dovrà dare risposte economiche ad una situazione sociale aggravatasi dal 24 febbraio scorso con l’incremento costante dell’inflazione, oggi giunta al 10% e che mensilmente erode i salari dei lavoratori dipendenti».



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