Juantorena, primo mese in Cina:
«Mi manca tanto la mia famiglia
Stiamo bene a Civitanova, sembra Cuba»

L'INTERVISTA - L'ex capitano della Lube racconta la sua nuova avventura, per ora vincente, a Shangai: «Il campionato si gioca in una bolla, qui il covid viene tenuto sempre in grande considerazione». Sulla città dove risiede con la moglie e le due figlie: «C’è il mare, il clima è mite, collegata bene con la superstrada, in due ore sei a Roma. Abbiamo allacciato tante amicizie». Sulla sua ex squadra lontana dal vertice: «Bisogna vedere quanta pazienza avrà Fabio Giulianelli nell'aspettare che i giovani crescano. Lui è un vincente per natura, non ce lo vedo a lungo a guardare i successi degli altri»
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Osmany Juantorena con la maglia dello Shangai

di Mauro Giustozzi

Il numero di Osmany Juantorena è sempre lo stesso, il 5, così come la fascia di capitano che indossa anche in questa stagione. Cambia però il contorno, visto che il campionato non è la SuperLega bensì la Chinese Volleyball Super League e la squadra non è la Lube ma lo Shangai, formazione favoritissima per la conquista dello scudetto dopo una prima fase di regular season dominata vista la presenza nel roster oltre che dell’asso italo-cubano anche del polacco Bednorz e dell’italiano Sabbi. Il massimo campionato cinese è composto da quattordici formazioni, è scattato il 29 ottobre e termina prestissimo, il 15 gennaio.

Juantorena, ha scelto di andare a giocare in Cina, come va l’ambientamento in questo nuovo Paese?
«E’ da più di un mese che mi trovo in Cina e devo dire che la situazione che ho trovato è ben diversa da quella che ho lasciato in Italia. Qui il covid viene tenuto sempre in grande considerazione dalla popolazione e dalle autorità, di fatto le mie giornate passano tra albergo, palestra per gli allenamenti e partite per cui è ben diverso dalla vita che ho fatto in passato. E’ complicato anche uscire per andare a fare una passeggiata o a mangiare in un ristorante la sera. Ma questo vale per me come per tutti i miei compagni di squadra­».

Juantorena-con-la-maglia-dello-Shangai-2-325x217Come sono i ritmi di allenamento e che campionato sta affrontando con la sua squadra, lo Shangai?
«Naturalmente gli allenamenti sono di una intensità minore rispetto a quelli cui ero abituato quando giocavo in Italia con la Lube o a Trento. Proprio a causa del covid il campionato viene effettuato con il sistema della ‘bolla’: ossia le squadre vengono concentrate in una sede ed in quel periodo, pochi giorni, si giocano magari 4/5 partite ravvicinate che richiedono anche un impegno fisico molto concentrato in così poco tempo. Shangai sta andando bene, siamo a quattro gare dal termine della regular season che di fatto si è giocata in appena un mese, a differenza di quanto accade in Superlega che dura sei mesi. Poi si entrerà nella fase dei playoff che porterà a scremare le squadre, ne resteranno quattro che si giocheranno poi la vittoria del campionato. Ma come si può capire tutto è molto ristretto in pochissimi mesi».

Osmany-in-Cina-2-300x400Cosa le manca di più dell’Italia e di Civitanova in questo momento?
«Forse è banale e scontato dirlo ma veramente mi manca moltissimo la mia famiglia, mia moglie Glenda e le bimbe Vittoria e Angelica mi mancano moltissimo però è un sacrificio che sto facendo anche per loro visto che sono agli ultimi anni della mia carriera di pallavolista ed una volta chiusa l’attività agonistica potrò recuperare e godermi ancor più la mia famiglia. E’ però una lontananza che mi pesa molto in questo momento».

A proposito di Civitanova, ha casa e la famiglia in questa città segno che l’ha scelta come luogo dove fermarsi a vivere anche a fine carriera?
«Nell’immediato direi di sì, per adesso quando torno in Italia questa è la mia città, quella dove vivo da sette anni, dove ho casa e dove ho deciso di risiedere con la mia famiglia. Poi vedremo il futuro quello che ci riserverà, per adesso sto bene a Civitanova».

Cosa le piace di più a lei ed alla sua famiglia di Civitanova?
«In questo momento che sto in Cina apprezzo ancora di più questa città. Assomiglia a Cuba, nel senso che c’è il mare, il clima è mite, è una città piccola a misura d’uomo, collegata adesso anche bene con la superstrada, in due ore sei a Roma. Sono sette anni che ci vivo e con la famiglia abbiamo allacciato amicizie, mia moglie lavora a Civitanova, le mie figlie vanno a scuola li per cui è un posto dove si vive bene e dove sto bene».

Non solo ha casa e famiglia in questa città ma ha fatto anche investimenti imprenditoriali guardando anche al futuro.
«Si ho aperto una palestra ‘NOI.5 Fitness Club’ sul lungomare sud con un socio (ndr. Sheila Calcina) e le cose sono andate bene all’inizio, poi è arrivato il covid che ci ha massacrato per tutto quello che abbiamo conosciuto in quegli anni e che ha penalizzato questa attività. Adesso ci stiamo riprendendo però non è facile tornare ai livelli degli anni passati».

Osmany-in-Cina-1-225x400Un futuro da ex pallavolista che vede lontano quanto ancora?
«E’ una risposta che ancora non so dare. L’età aumenta e per chi fa questo sport ogni anno che passa è sempre più dura. Anche perché sfruttiamo al massimo il nostro fisico che ad un certo punto presenta il conto. Diciamo che ho imparato a vivere stagione per stagione senza fare programmi. Mi auguro di reggere ancora per altri 2/3 anni anche perché il volley è stata la mia vita, so fare questo e mi piace ancora farlo. Quando da una parte il fisico e dall’altra le motivazioni mi abbandoneranno allora sarà il momento di lasciare».

Sicuramente avrà seguito questa prima parte del campionato italiano di Superlega, che impressioni ne ha ricavato? La sua favorita scudetto chi è?
«Fin dall’inizio il mio pronostico quest’anno è per Perugia. Credo che possa solo perderlo la Sir questo scudetto perché ha una squadra troppo superiore alle altre, anche se nella Supercoppa contro la Lube ha avuto più fortuna o meglio è stata più cinica nei momenti chiave della gara perché altrimenti Civitanova aveva giocato meglio degli umbri. Però hanno un organico troppo superiore a tutti per esperienza e qualità. Poi hanno una fame di successo nei giocatori che mi pare superiori agli altri. Dietro di loro però ci sono buone squadre come la Lube, Piacenza, Trento e, secondo me, anche Verona che, rispetto a Cisterna, potrebbe risultare la vera sorpresa di questo campionato inserendosi tra le prime quattro a fine regular season».

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Osmany Juantorena con coach Blengini e patron Giulianelli

Per la prima volta da tanti anni la Lube è lontana dai primissimi posti, se l’aspettava?
«Più che altro se lo doveva aspettare la società visto che quando cambi così tanto, inizia una nuova programmazione e affidandosi ai giovani devi mettere in conto che ci vogliono almeno 2/3 anni per comporre una squadra nuovamente vincente. Si è lavorato giustamente guardando al futuro visto che si era chiuso un ciclo lungo e vincente. Bisogna vedere quanta pazienza ha Fabio (ndr. Giulianelli il patron Lube) nell’aspettare che la squadra cresca e possa tornare a fare i risultati e le vittorie di cui è costellata la storia di questo club. Giulianelli saprà accettare questa nuova realtà e per quanto tempo? Lui è un vincente per natura, non ce lo vedo a lungo a guardare i successi degli altri».

I rumors di mercato, finita l’esperienza cinese, la danno come possibile rinforzo in qualche club europeo nei playoff 2023: Polonia o Italia?
«Ci sono tre/quattro squadre che mi hanno già contattato una volta terminata questa esperienza cinese. Escluderei assolutamente l’Italia: la Lube ha iniziato un nuovo corso di rinnovamento e sono troppo ‘vecchio’ per essere preso in considerazione, anche se resto il primo tifoso di questa squadra. Poi ho scelto di andar via dall’Italia per cui non avrebbe alcun senso ritornarvi nei prossimi mesi. Semmai ci sono possibilità di andare in Polonia, Turchia oppure qualche paese arabo che mi vorrebbe avere nel proprio campionato. Vedremo l’anno prossimo, ora non ci penso».

Il futuro di Juantorena sarà ancora nel volley e con quale ruolo, oppure pensa a nuove esperienze professionali in altri campi?
«Non lo so ancora se resterò nel volley. E’ certamente il mio mondo, dove ho avuto tutto ed al quale ho dato molto, però non mi ci vedo a fare l’allenatore oppure il dirigente di un club. Piuttosto, se dovessi restare nella pallavolo, potrei prendere in considerazione il ruolo di procuratore dei giocatori. Ecco, forse è l’unica figura in cui potrebbe calarsi Osmany Juantorena quando non giocherà più a volley».



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