Medicina di genere,
un camerte alla guida del team nazionale
«La salute va declinata per uomini e donne»

PROSPETTIVE - Intervista al professor Livio Luzi, che guiderà il gruppo di studio congiunto nato dalla Società italiana di diabetologia e da quella di endocrinologia
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Il professor Luzi

di Claudia Brattini

E’ il professor Livio Luzi, originario di Camerino, il nuovo coordinatore del gruppo di studio congiunto “Medicina di Genere” nato da Società italiana di diabetologia e la Società italiana di endocrinologia. 
La medicina di genere è la nuova frontiera in ambito medico, è la medicina genere-specifica che tiene conto delle differenze fra uomo e donna. L’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha definita come lo studio dell’influenza delle differenze biologiche (definite dal sesso), socio-economiche e culturali (definite dal genere) sullo stato di salute e di malattia di ogni persona. Secondo la scienza, dunque, non ci sono più dubbi: esistono differenze rilevanti nell’insorgenza, nella progressione e nelle manifestazioni cliniche delle malattie che sono comuni a uomini e donne. Per fare qualche esempio, le donne si ammalano di più, assumono più farmaci e sono più soggette a reazioni avverse. La salute della donna non va quindi ristretta alle sole patologie che colpiscono mammella, utero e ovaie ma deve rientrare nel contesto della medicina genere specifica, il cui approccio in generale dovrebbe tener conto delle differenze.
Il professor Luzi scelto per guidare lo specifico team è ordinario di endocrinologia dell’Università degli Studi di Milano, direttore del dipartimento interpresidio di Endocrinologia, Nutrizione e Malattie metaboliche del Gruppo MultiMedica e membro del Tavolo Tecnico sulla Medicina di Genere di Regione Lombardia.

Professore, dal suo punto di vista di patologie come obesità e diabete, presentano differenze sostanziali fra uomo e donna?

«Certamente. Iniziando dall’obesità esiste una differente distribuzione del grasso tra maschi e femmine sia in soggetti normopeso che in individui sovrappeso o affetti da obesità. Nelle donne il grasso si accumula prevalentemente a livelli di fianchi e cosce (aspetto a “pera”) mentre nei maschi si ha un accumulo a livello del tronco con incremento del grasso viscerale e aspetto “a mela”. Inoltre, visto che la regolazione dell’equilibrio fame/sazietà avviene a livello cerebrale in aree particolari come la corteccia pre-frontale, l’insula e l’ipotalamo, sono note differente di metabolismo e di connettività neuronale tra maschi e femmine in queste aree. Le differenze di genere esitano in una differenza di prevalenza a livello mondiale con più femmine affette da obesità rispetto ai maschi: -Parlando di prevalenza di diabete nei 2 generi, esiste una maggiore prevalenza nei maschi rispetto alle femmine, anche se quando subentrano le complicanze del diabete, le femmine sono quelle con una prognosi peggiore. Va anche detto che esistono delle differenze di regolazione della glicemia nella donna in età fertile dovute semplicemente alla presenza del ciclo mestruale fisiologico. Infatti nella seconda fase del ciclo dopo l’ovulazione, la fase luteale, esiste una maggiore insulino-resistenza che può determinare un aggiustamento della terapia antidiabetica».

Su quali altre patologie bisognerebbe concentrare gli studi in questo ambito?

«Rimanendo sempre in ambito endocrino-metabolico e considerando le patologie più frequenti, patologie della tiroide e osteoporosi sono tipiche condizioni genere-specifiche. Infatti, le malattie tiroidee sono 3 volte circa più frequenti nelle femmine rispetto ai maschi con una predisposizione ereditaria. Per quanto riguarda l’osteoporosi sembra molto più diffusa nel genere femminile soprattutto dopo la caduta del livello estrogenico con la menopausa. Tale prevalenza nelle femmine però può essere in parte dovuta ad un minore ricorso a procedure diagnostiche nei maschi ed è pertanto un aspetto che andrà approfondito nei prossimi anni».

Nelle prime fasi di studi clinici dei farmaci vengono impiegati perlopiù cavie di sesso maschile, questo influenza in qualche modo l’assorbimento dei farmaci assunti da donne e uomini?
«Non solo negli studi in fase I vengono utilizzati roditori maschi per evitare, come detto, l’influenza del ciclo mestruale sul metabolismo, ma anche nei successivi studi di registrazione in Fase II, II e IV, la numerosità dei soggetti maschi è generalmente maggiore di quella delle femmine inducendo un possibile errore nella valutazione della efficacia e della sicurezza dei farmaci».

Cosa immagina per il futuro della medicina di genere?

«La Medicina di Genere altro non è che il primo aspetto della cosiddetta Medicina di precisione. Pertanto ritengo che nei prossimi anni si presti sempre più attenzione ad aspetti sia diagnostici che terapeutici inerenti alle patologie genere-specifiche. A tal proposito il nostro gruppo di studio congiunto Sid-Sie si è dato – tra i vari compiti – anche la revisione delle linee guida inerenti alle patologie endocrino-metaboliche alla luce delle diverse manifestazioni genere-specifiche».

Infine una domanda personale sulle sue origini, cosa le manca delle Marche, di Camerino?

«Nulla, visto che ho ancora numerosi contatti, amicizie e collaborazioni scientifiche attive che mi permettono di tornare spesso nelle Marche e anzi sono aperto a tutte le iniziative scientifiche ed extra-scientifiche che mi permettano di rafforzare i miei legami con la nostra regione».



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