Pescherecci in sciopero, Galileo si ferma:
«No a surgelato e importazione,
così preferiamo chiudere»

CIVITANOVA - Stefano Orso, titolare del ristorante sul lungomare nord, ha annullato tutte le prenotazioni per la settimana in corso e sta rifiutando quelle per la prossima: «Ho il mare a 20 metri, non posso acquistare il pesce all'estero» . La protesta per il caro gasolio rischia di proseguire fino al 5 giugno e si iniziano ad avvertire le prime conseguenze
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Stefano Orso, titolare del Galileo, con la moglie

di Giulia Sancricca

«Tante prenotazioni, ma non c’è il pesce fresco. Resteremo chiusi da oggi fino a data da destinarsi». È il paradosso di un Paese in cui il mondo della ristorazione, che prova a risalire la china dopo due anni di pandemia, si trova a fare i conti con i rincari.
A mettere in difficoltà il ristorante Galileo di Civitanova è lo sciopero nazionale dei pescherecci, ormeggiati nei porti da lunedì della scorsa settimana per chiedere al governo un intervento contro il caro gasolio che sta mettendo in ginocchio gli armatori. Si è fermato tutto l’Adriatico e, in attesa delle risposte attese da parte dello Stato, c’è la possibilità che il fermo prosegua fino al 5 giugno.
E se, per la prima settimana, il locale di Stefano Orso e di sua moglie è riuscito comunque ad andare avanti con la ristorazione, oggi sono stati costretti a chiudere i battenti e proseguire solo con il bar ed il servizio in spiaggia.

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Lo chalet Galileo sul lungomare nord

«C’è chi mi dice di servirmi all’estero – confida Orso – ma il mio ristorante è a 20 metri dal mare, non posso prendere la materia prima lontano da qui».
Così ha annullato tutte le prenotazioni per la settimana in corso e sta rifiutando quelle per la prossima.
«Noi partecipiamo all’asta del pesce a Civitanova – racconta – . Acquistiamo personalmente la materia prima: per i primi giorni di sciopero siamo riusciti a tamponare la situazione con l’abbattimento del pesce acquistato, ma ora non è più possibile. Il dispiacere è forte – ammette – , ma noi non lavoriamo con il pesce surgelato o con l’importazione, così preferiamo chiudere».
Un dispiacere che si fa più grande se il commerciante pensa alle difficoltà degli ultimi periodi. «Veniamo da otto mesi di chiusura, dal caro bollette. Tutti parlano dell’aumento dell’energia elettrica – sottolinea – ma io sto pagando il triplo anche il gas. Mi dispiace per i miei dipendenti che sono costretti a stare a casa, nonostante il lavoro ci sarebbe stato. Al momento io e mia moglie siamo al servizio del bar ed in spiaggia lavorano i bagnini».

Non si sbilancia sulla posizione presa dai pescherecci «Non so cosa otterranno – dice – , io mi auguro per loro che riescano ad avere delle risposte. D’altronde siamo tutti sulla stessa barca. Anche noi abbiamo tanti aumenti, ma si resta in silenzio. Loro si sono uniti e hanno trovato la forza di protestare. Pensavo che avremmo potuto fare tutti un sacrificio, come stiamo facendo nel nostro settore». L’augurio, quindi, è anche che questa situazione finisca il prima possibile. «Non avrei mai pensato che sarebbero riusciti a restare fermi 15 giorni. Spero che presto riprendano l’attività, altrimenti non so come potremmo fare turismo».

Se, infatti, tra i clienti c’è chi comprende la scelta, Orso si è trovato a rinunciare anche a prenotazioni di chi avrebbe voluto trascorrere una giornata nella sua spiaggia, approfittando anche del ristorante. «In questa settimana avremmo lavorato tanto grazie al ponte del 2 giugno – dice – ma faccio questo lavoro da 27 anni e per noi la qualità di ciò che prepariamo viene prima di tutto. Mi dispiace per i clienti che si erano organizzati e sono rimasti delusi. Altri, invece, hanno apprezzato la correttezza. Per noi, rifiutare una prenotazione, significa perdere introiti e anche tanti».



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