Il Comune ricorda le bombe su Macerata:
ops, la foto è di Ancona

GAFFE - La pagina istituzionale dell'ente ricorda le bombe che nel 1944 uccisero 110 persone, ma qualcuno ha inserito l'immagine dell'attacco al capoluogo dorico. Immediata la critica del dem Massimo Lanzavecchia. Sarebbe bastato riprendere il post dell'assessore Silvano Iommi che il giorno prima aveva ripercorso correttamente la vicenda

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Il post di Lanzavecchia

Il commento di Lanzavecchia

 

di Luca Patrassi

Il Comune ricorda il bombardamento del 1944 su Macerata che provocò la morte di 110 maceratesi  e il ferimento di altri duecento ma sbaglia la foto ed inserisce sulla pagina istituzionale dell’ente una foto di Ancona.

Vero è che di anni ne sono passati molti, ma il ricordo di quella storia e i racconti anche fotografici, sono ancora ben presenti nella coscienza comune e così la reazione a quell’errore è stata immediata. A farsene portavoce è l’esponente del Pd Massimo Lanzavecchia che, sulla sua pagina Facebook, osserva: «Pietà per le vittime del bombardamento su Macerata del 1944, ma che almeno lo si ricordi con una foto della tragedia maceratese, non con una foto del bombardamento su Ancona».

Per evitare l’errore sarebbe bastato semplicemente copiare il post firmato ieri dall’assessore comunale all’Urbanistica, ed amante della storia cittadina, Silvano Iommi che ne ha parlato pure sulla sua pagina social con dovizia di particolari ed ipotesi sulle cause: speriamo ora che nessuno pensi al riproporsi di qualche competizione interna alla giunta, nessuna gelosia di comunicazione tra assessorati, probabilmente un semplice errore in fase di montaggio.

Il post di IommiEcco invece cosa aveva scritto Iommi sul gruppo Ricordi di Macerata: «Il bombardamento su Macerata del 3 aprile 1944, ai quali seguirono altri tre bombardamenti del 2 e del 14 giugno 1944 e dell’11 luglio dello stesso anno. Ci furono 110 morti, tra le vittime anche donne, anziani e bambini, in tutto si contarono 200 feriti; si disse che il bombardamento doveva vendicare i ventisei giovani fucilati a Montalto il 22 marzo, o perfino che servisse a far fuggire i partigiani imprigionati nella caserma Corridoni. Le cose però andarono ben diversamente e gli obiettivi militari furono in parte mancati; poi all’improvviso, in venti minuti il bombardamento di Macerata: schianti di bombe, spari di mitragliatrici e rombo di aerei, che si buttavano in picchiata. Il 3 aprile era una giornata fredda con cielo coperto; era Lunedì santo. Alle 8,40 dal campo di aviazione di Biferno erano decollati dodici Martin Baltimores dello Squadron 223 della Royal Air Force; dal campo di Cutella erano partiti 12 Curtiss P­40 Kittyhawks IV dello Squadron 250 e 11 Kittyhawks III dello Squadron 112. Gli aerei si avvicinavano volando sul mare a una quindicina di chilometri dalla costa, per poi virare all’altezza di Porto Sant’Elpidio – Porto Civitanova e dirigersi alla volta di Macerata. I Kittyhawks dello Squadron 112, verso le 9,45 attaccarono con direzione sud – nord, mitragliando e sganciando le bombe in affondata da una quota di circa 450 metri. Sei apparecchi mirarono al palazzo della Prefettura, cinque alla Casa del fascio (in piazza Littorio, ora piazza Mazzini). Subito dopo lo Squadron 250 attaccò con le stesse modalità la caserma Castelfidardo (in corso Cavour, ora sede del Palazzo Lanari e del Liceo Classico Leopardi), il palazzo Conti, dove c’era il Comando tedesco (poi sede del Consorzio agrario, in corso Cavour), il Distretto militare (era nel Palazzo Conventati, in piaggia della Torre) e forse la caserma Corridoni, in viale Trieste. Infine arrivarono i Baltimores in due formazioni di sei apparecchi ciascuna, che sorvolarono le Casermette a una quota di circa 2.400 metri e sganciarono il carico di bombe, che caddero subito all’esterno della caserma…

Il bombardamento del 1944 a MacerataSoltanto tre caddero all’interno della recinzione. I cacciabombardieri centrarono solo uno degli obiettivi militari, la caserma Castelfidardo. Oltre a quelle in corso Cavour, si ebbero distruzioni in via Santa Maria della Porta, estese dal vicolo della Rota e, sul lato opposto, circa all’altezza dell’albergo Fanfulla (ora Albergo della Piaggia) alla piaggia della Torre e, sempre nella stessa via, all’altezza dello sbocco dell’attuale via Basily. Altre distruzioni interessarono ambedue i lati di via Padre Matteo Ricci, sino all’incrocio con la piaggia della Torre, in via della Nana e nelle zone vicine di corso Cairoli e di piazza Nazario Sauro. In via Lauro Rossi, la casa numero 9 fu colpita da una bomba che non esplose. Una bomba inesplosa fu trovata tra lo spiazzo antistante l’ingresso delle Casermette. Una vera strage si ebbe in via della Nana, dove l’esplosione investì la gente che correva per raggiungere i campi attraverso la via del Pozzo e coinvolse nei crolli un forno pieno di donne che compravano il pane: i morti furono una quarantina, tra i militari furono 15. I partigiani incarcerati nella caserma Corridoni, uno dei quali era stato avvertito da un compagno di prigionia che quel giorno la città sarebbe stata bombardata, riuscirono a fuggire approfittando della confusione; i senzatetto furono quasi 1.600».


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