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«Non toccate il Potenza e lo Scarzito
per alimentare la diga di Castreccioni»

SUL PIEDE DI GUERRA i sindaci di Pioraco, Sefro e Fiuminata per aver saputo che c'è un'idea, già proposta in passato, per portare le acque al bacino che farebbe da accumulatore idrico. «Chiediamo immediatamente che questo progetto scellerato, che avevamo già bocciato nel 2020, sia definitivamente ritirato»

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Da sinistra: Matteo Cicconi, Luisella Tamagnini, Vincenzo Felicioli, Pietro Tapanelli, Pavio Migliozzi, Maria Chiara Tartabini

di Monia Orazi

«Giù le mani dall’acqua del Potenza e dello Scarzito, per rifornire il lago di Castreccioni di Cingoli. Chiediamo immediatamente che questo progetto scellerato, che avevamo già bocciato nel 2020, sia definitivamente ritirato». Con queste parole i sindaci di Pioraco, Sefro e Fiuminata, questa mattina nel corso di una conferenza stampa congiunta tenutasi nel Comune di Pioraco, hanno detto di nuovo no al progetto del Consorzio di bonifica delle Marche, che prevede la captazione a valle delle sorgenti del Potenza a Valcora di Fiuminata, dello Scarzito a Sefro e del Chienti a Valcimarra, per catturare l’acqua e portarla con delle condotte forzate, sino a San Severino, dove le tre condotte si unirebbero, per poi pompare l’acqua nell’invaso di Castreccioni di Cingoli, utilizzato per l’accumulo idrico, sia a fini di irrigazione agricola, che per uso potabile.

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IL PROGETTO – E’ stato lo storico sindaco di Pioraco, il novantenne Giovanni Miliani a sentire un intervento in cui l’ingegnere del Consorzio di bonifica Marche Nafez Saqer ha illustrato una serie di interventi per ridurre la crisi idrica, tramite il potenziamento dell’accumulo di acqua nel lago di Castreccioni, a fini di irrigazione agricola collettiva e uso potabile, tramite prelievo di acqua a valle delle sorgenti del Potenza a Fiuminata, dello Scarzito a Sefro, del Chienti a Valcimarra di Caldarola. Miliani non ci ha pensato due volte ed ha lanciato l’allarme, i tre sindaci si sono sentiti telefonicamente ed hanno deciso di indire la conferenza stampa, alla quale hanno partecipato anche il direttore dell’Assem Pavio Migliozzi con l’ingegnere Maria Chiara Tartabini, come gestore del servizio idrico. Il progetto sarebbe stato presentato entro il 15 marzo scorso sotto forma di scheda tecnica, tra quelle per chiedere i fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza, per la sua realizzazione.

UN’IDEA PROPOSTA PER TRE VOLTE – L’idea di prelevare acqua dalle sorgenti del Potenza con condotte forzate per portarla a Cingoli come riserva d’acqua da contenere nell’ampio bacino di Castreccioni è nata negli anni Ottanta, quando era sindaco di Fiuminata Gianfilippo Felicioli, padre dell’attuale sindaco Vincenzo. In anni recenti era stata riproposta dal consorzio di bonifica nel 2008, anche all’epoca guidato dall’attuale presidente avvocato Claudio Netti. Era prevista la costruzione di una diga a Bivio Ercole di Fiuminata, alta 60 metri e lunga 500, si formò un comitato guidato da Luisella Tamagnini che raccolse numerose firme. Nel 2009 il ministero dell’ambiente mise una pietra definitiva, dicendo no al progetto. Tutto tace per una decina di anni, sino a quando nel 2020 nel piano regionale di bonifica delle Marche, ricompare l’idea, sempre portata avanti dal presidente Netti.

IL PROGETTO BOCCIATO DAI SINDACI NEL 2020 – Il tutto è contenuto nel “Rapporto preliminare di scoping” per la valutazione ambientale strategica, redatto dall’architetto e docente universitaria Roberta Angelini. Nella relazione è prevista la realizzazione dell’impianto irriguo del bacino del Musone (29 milioni di euro, tre anni e mezzo di lavori), l’estensione di quello del Potenza (35 milioni di euro e 7 anni di lavori) e dell’Esino (25 milioni di euro e 5 anni di lavori), la realizzazione dell’adduttore dell’invaso di Castreccioni nel tragitto Fiuminata-Cingoli (72 milioni e mezzo di euro e 7 anni di lavori). Riguardo al lago di Castreccioni di Cingoli si legge nel piano: «L’obiettivo del piano generale di bonifica è di ampliare tale funzione per costituire il serbatoio di accumulo più grande della Regione Marche ed uno dei più importanti del centro Italia: il progetto è costruire una condotta da Fiuminata a San Severino, svalicare in galleria e rifornire la diga». Si legge in un altro stralcio della relazione: «Nella diga di Castreccioni è previsto un ampliamento della capacità di invaso per supportare la funzione idropotabile, con la finalità di renderla il serbatoio di accumulo più grande delle Marche e più importante del centro Italia. Questo obiettivo può essere raggiunto attraverso la costruzione di una nuova condotta per rifornire la diga che parte dal comune di Fiuminata, con la traversa di Valcora, raggiunge il comune di San Severino, svalica in galleria e rifornisce la diga». Si fa cenno nel piano anche alla diga di Bivio Ercole del 2008 con la costruzione di un lago artificiale, definita poi insostenibile dal punto di vista ambientale ed economico. In realtà il progetto fu bocciato nel 2009 dal ministero dell’Ambiente.

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LE POSIZIONI DEI SINDACI – «Sono qui sia in veste di consigliere provinciale che di membro dell’assemblea comprensoriale del consorzio di bonifica – ha esordito Vincenzo Felicioli sindaco di Fiuminata – siamo venuti a conoscenza di questo progetto dall’intervista ad una tv locale rilasciata dal tecnico del Consorzio di bonifica. Sappiamo, come da lui detto che c’è carenza di acqua e che le piogge sono diminuite, ma siamo rimasti basiti riguardo a tale progetto di cui non so con quale titolo un tecnico possa parlare, determinando i percorsi di un ente.

Prima di dare per certo questo progetto, si sarebbero dovute coinvolgere le assemblee dei comprensori del consorzio di bonifica, l’assemblea provinciale dello stesso ed il consiglio di amministrazione, non mi risulta nessuna convocazione di quella comprensoriale di cui sono membro. Vorrebbero, con le portate del Potenza e dello Scarzito diminuite di circa il 50 per cento in dieci anni, prendere acqua con la condotta di un metro. Nel 2020 Netti ci aveva proposto il progetto, lo abbiamo subito bocciato, ci aveva garantito che sarebbe stato definitivamente accantonato. Non dubito delle sue parole, ma non vorrei che in un momento di difficoltà della governance, qualche forza oscura ha riproposto un progetto che il territorio ha già bocciato». Matteo Cicconi chiede il ritiro immediato dell’idea alle autorità competenti: «Giù le mani dal Potenza e dallo Scarzito, chiediamo l’impegno alla Regione ed a tutte le autorità competenti di ritirare subito la scheda di questo progetto, o qualsiasi proposta fatta in tal senso per i fondi del Pnrr. Invece di pensare ad investimenti importanti e strategici per l’approvvigionamento idrico del territorio e degli acquedotti e delle reti idriche, per abbattere i costi delle utenze, si propongono investimenti fuori tempo e fuori luogo dal punto di vista ambientale. Un progetto così è improponibile, ne chiediamo l’immediato ritiro formale, si rischia di danneggiare le aziende ittiche, la cartiera, i piccoli impianti idroelettrici esistenti». Pietro Tapanelli, sindaco di Sefro, chiede al Consorzio di predisporre progetti per potenziare le reti idriche esistenti: «La novità è che anche Sefro e lo Scarzito sono stati aggiunti all’opera di derivazione, è grave non aver coinvolto nessuno di noi sindaci, esprimo come i colleghi l’assoluta contrarietà a questa operazione. Invece di mettere energia in progetti faraonici che aggravano i problemi di questo territorio, il consorzio di bonifica potrebbe metterci a disposizione i propri progettisti qualificati ad esempio per partecipare al bando uscito oggi per il Pnrr sul miglioramento delle reti idriche, l’utilizzo dell’acqua in agricoltura, magari con progetti per il recupero delle acque di depurazione. L’Unione montana di San Severino, dove nascono il Potenza, l’Esino ed il Musone è la terra dell’oro blu, ma non si può danneggiare un territorio, per dare qualcosa ad un altro territorio». Ricorda il comitato di cui era presidente l’ex sindaco di Pioraco Luisella Tamagnini, la raccolta di firme, l’assemblea infuocata al Cinema 70 di Pioraco, con cui la popolazione disse no al progetto: «Il territorio dice no a questo da quarant’anni e ancora lo ripropongono».
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L’ASSEM: PROGETTO INSOSTENIBILE – Il direttore dell’Assem Migliozzi ha sottolineato il calo di portata progressivo del fiume: «Non conosciamo il nuovo progetto, ma appare un’idea balzana, togliere acqua ad un territorio in carenza idrica, per apportarla ad un bacino per lo stoccaggio, a svantaggio di un altro territorio. L’Ato ha inviato al consorzio una lettera chiedendo spiegazioni in merito ed il dettaglio dei progetti, a noi gestori è stato chiesto se vi siano eventuali interferenze, per un progetto di adduzione che rischia di avere costi faraonici».

L’ingegnere Tartabini ha denunciato i rischi di approvvigionamento idrico per gli acquedotti locali: «L’acqua prelevata a valle delle sorgenti rischia di incidere sulle riserve di acqua sotterranea e di falda, da cui la preleviamo per la distribuzione idrica dell’acqua potabile, occorre porsi il problema che tale eventualità possa accadere».

 


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