Festa della donna:
l’Ordine dei medici
ricorda Cristina Monachesi
POLLENZA - Domani appuntamento al teatro comunale alle 21. Romano Mari: «Ha sempre creduto alla parità di genere. Mi sollecitava affinché guardassi la città con occhio di donna. Eravamo convinti che la femminilizzazione nel campo medico fosse un arricchimento»

Cristina Monachesi
di Michele Carbonari
Il ricordo di Cristina Monachesi nella Giornata internazionale della donna. È l’incontro organizzato dalla presidente della Commissione pari opportunità dell’Ordine dei medici della provincia di Macerata, Adriana Maccari, domani 8 marzo, alle 21, al teatro comunale di Pollenza.
Una serata dedicata alla dentista ed ex presidente dell’albo degliOodontoiatri della provincia, morta il 21 giugno 2021 a 73 anni. Saranno presenti il sindaco Mauro Romoli, il presidente dell’oOdine dei medici Romano Mari e il presidente della commissione Cao di Macerata Vincenzo Crognoletti, che ha preso il posto di Cristina Monachesi. Ci saranno anche Mauro Mandozzi, come tenore, Claudia Antonelli, come pianista, e il professor Guido Garufi, che parlerà della “donna nell’arte, l’arte nella donna”.

Romano Mari
Mari ricorda Cristina Monachesi: «Era una donna medico, specialista in Odontoiatria. La ricordiamo l’8 marzo, una data scelta della Commissione pari opportunità dell’Ordine dei medici della provincia, in quanto giornata internazionale dei diritti della donna. Un giorno che ricorda sia le conquiste economiche, politiche e sociali, ma anche le discriminazioni che le donne hanno subito nel tempo – racconta -. In qualità di presidente, con Cristina Monachesi ho collaborato tanto tempo, sempre in amicizia. Lei si era iscritta più di cinquant’anni fa alla facoltà di medicina, quando era in mano agli uomini. Era già una voce fuori dal coro. Ha sempre creduto alla parità di genere, partecipando attivamente ai comitati. Cercava di promuovere il ruolo della donna nella società.
Si è battuta perché ci fosse la possibilità di accesso e la presenza della donna negli organismi di rappresentanza. È stata vice presidente del Consiglio delle donne nel comune di Macerata. Era una donna medico e quindi aveva i presupposti per risolvere i problemi sociali, a cui dedicava gran parte del tempo libero, ad esempio quello che riguardava la popolazione anziana nel cratere sismico. Abbiamo affrontato il problema della violenza nei confronti degli operatori sanitari. Andava a visitare i dottori di turno nelle guardie mediche. Spronava a denunciare lo stato di insicurezza. Incontri con la popolazione e amministratori locali per dare consigli, comprendeva il disagio psicologico di chi soffriva. Partecipavamo a Roma alle assemblee degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatrici. Mi faceva sempre notare che la maggior parte dei presidenti era uomini, le donne erano poche. Lei era l’unica presidente della commissione Cao. Mi sollecitava affinché io guardassi la città con occhio di donna: bisognava immergersi nei problemi della città – conclude Romano Mari -. Eravamo convinti che la femminilizzazione nel campo medico fosse un arricchimento, anche dal punto di vista clinico. Era caparbia e vulcanica nelle discussioni. Nascondeva mitezza, aveva sempre il sorriso. Parlavamo di tutto, aveva un’apertura mentale a 360 gradi. Io ero sempre arricchito dalla sua umanità e dalla sua sensibilità. Negli ultimi anni della malattia è stata estremamente dignitosa. Ha lavorato fino alla fine, con il sorriso. Grazie Cristina per tutto quello che ci hai dato».
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