«Il ritratto del condottiero Margarucci
opera di un pittore fiammingo»

SAN SEVERINO - Il dipinto, esposto nella pinacoteca, risale al 1600 e secondo uno studio dello storico Alessio Bartolucci sarebbe da attribuire a Jan van Beyghem. A rendere nota la scoperta è l'architetto Luca Cristini

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di Monia Orazi

Chi ha realizzato il ritratto seicentesco del condottiero Annibale Margarucci esposto nella pinacoteca di San Severino? Fino ad oggi si credeva un anonimo pittore francese, invece si tratta di Jan van Beyghem, pittore fiammingo vissuto nella prima metà del Seicento, la cui vita artistica si svolse a Ferrara dove Margarucci era governatore della fortezza ferrarese.

Ancora una volta, dopo la recente scoperta di due dipinti di Lorenzo D’Alessandro, uno venduto all’asta ed un altro realizzato come affresco nella chiesa di Sant’Antonio in Cesalonga a San Severino, è di nuovo l’architetto detective con il fiuto per l’arte, Luca Maria Cristini a rendere nota la scoperta.

«In un convegno tenutosi nel 2019 a Ferrara, lo storico dell’arte Alessio Bartolucci ha finalmente formulato una convincente ipotesi attributiva del ritratto di Annibale Margarucci (San Severino 1570-Ferrara 1640) – fino quel momento genericamente riferito a un “Pittore di ambito ferrarese” – a Jan Van Beyghem (Malines 1601-Ferrara 1654), pittore fiammingo di ispirazione caravaggesca operante tra Roma e Ferrara. L‘anno successivo, la storica Federica Veratelli ha dedicato un primo volume monografico a questo artefice, che, dopo l’apprendistato in patria e un primo soggiorno ferrarese, visse un periodo a Roma attratto, come altri pittori stranieri, dall’irresistibile richiamo dell’arte di Caravaggio».

E’ proprio a Ferrara che si incrociano i percorsi di Margarucci con il pittore fiammingo ispirato da Caravaggio, aggiunge Cristini: «Il ritratto fu dipinto a Ferrara e giunse con tutta probabilità nella nostra città alla morte del condottiero settempedano; egli aveva scelto di essere sepolto nella chiesa dei padri Teatini di Ferrara, ma aveva legato una parte dei suoi averi al convento settempedano dei Barbabiti. Questo spiega la presenza della scritta sul dipinto, che dovette essere collocato nel collegio gestito dalla congregazione».

Non si sa ancora in che modo, il quadro è finito in proprietà al comune di San Severino, poi inserito nella pinacoteca cittadina dal 2015 dove apre la sezione dell’arte seicentesca: «Per dinamiche ancora tutte da chiarire e certamente in seguito alla doppia demaniazione del complesso – prima quella napoleonica e successivamente l’altra post unitaria – il dipinto deve essere finito nelle disponibilità del comune di Sanseverino, che l’ha tenuto in deposito fino a qualche anno fa nel Santuario di S. Maria del Glorioso. Passato poi ad arredare la sede della Fondazione Salimbeni, dal riallestimento e ampliamento delle collezioni della Pinacoteca comunale “P. Tacchi-Venturi” avvenuto nel 2015, oggi l’opera di Van Beyghem apre la sezione dedicata all’arte del Seicento».

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