Architetto “detective” scova nella chiesetta
un affresco medioevale

SAN SEVERINO - Il dipinto di Lorenzo D'Alessandro è stato trovato sotto la calce a Sant'Antonio in Cesalonga da Luca Maria Cristini. E' alto oltre 4 metri e raffigura il santo a cui è dedicata la struttura: «E' una novità assoluta, l'opera non era mai stata studiata prima»
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di Monia Orazi

Durante il lockdown si trasforma in detective d’arte e fa scoprire alla sua città, San Severino, l’opera di un grande pittore medievale nascosta sotto uno strato di calce, in una chiesa non aperta al culto. E’ di nuovo un dipinto di Lorenzo D’Alessandro, importante pittore della scuola quattrocentesca di San Severino, a tornare alla luce a mezzo millennio dalla sua realizzazione.

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Dopo la scoperta del quadro raffigurante un frate francescano da parte dello storico dell’arte Matteo Mazzalupi, ora la sorpresa direttamente nella chiesetta che si trova poco prima del ponte di Sant’Antonio, all’ingresso di San Severino provenendo da Castelraimondo. Il primo quadro la cui scoperta risale agli ultimi mesi del 2021 raffigura un frate francescano che tiene un libro in mano, alto 70 centimetri e largo 40, secondo la casa d’aste San Bernardino da Siena, venduto ad un privato per 2 mila e 300 euro, durante un’asta a Genova. Il dipinto, che era parte di una pala d’altare più ampia, apparteneva alla collezione di un settempedano, Domenico Valentini, che è andata perduta proprio agli inizi del Novecento.

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A raccontare la nuova avventurosa scoperta, confermata dallo storico dell’arte Matteo Mazzalupi, grande studioso del pittore è l’architetto Luca Maria Cristini: «La seconda è una novità assoluta: una grande affresco alto oltre quattro metri per due e cinquanta circa nella chiesa suburbana di Sant’Antonio in Cesalonga di San Severino Marche. Il dipinto non è stato mai studiato finora, perché visibile solo per piccole porzioni sotto a più mani di calce bianca, con cui la chiesa fu più volte sanificata per essere usata come lazzaretto. Su questo affresco ho recentemente relazionato al convegno annuale del Centro Studi Storici Maceratesi ed è stato anche illustrato nella recente occasione dell’iniziativa Salvalarte di Legambiente “il Grillo”. Si tratta di uno dei tanti dipinti devozionali sulle pareti della chiesa trecentesca dedicata al santo eremita, nota ai settempedani perché vi si è tenuta per secoli e fino a qualche anno fa la festa il 17 gennaio con distribuzione del pane e benedizione degli animali».

 

Cristini spiega che il dipinto rappresenta proprio Sant’Antonio: «L’affresco in questione per quanto si può vedere raffigura il santo titolare della chiesa, inquadrato in due pilieri su cui sono raffigurate piccole figure di altri santi alla maniera dei polittici del secolo XV. La parte inferiore, per un’altezza di circa due metri e mezzo è di certo perduta, in quanto l’intonaco originale è stato completamente deteriorato dalla risalita d’umidità e sostituito qualche decennio fa con uno in cemento». L’intuizione di Cristini, che potesse trattarsi di Lorenzo D’Alessandro il cui quadro “Matrimonio mistico di Santa Caterina da Siena” si trova alla National Gallery di Londra, è stata confermata da Matteo Mazzalupi, come lui stesso racconta: «A confermare l’attribuzione, è intervenuto lo storico dell’arte Matteo Mazzalupi in un articolo apparso la scorsa settimana sull’autorevole “Il Giornale dell’Arte”. Lo studioso, oltre a ribadire la paternità del severinate, segnala lo stato di degrado che conferma anche l’urgente appello di Salvalarte per un intervento che deve avvenire al più presto. Solo una completa rimozione degli strati di calce superiori, che auspicabilmente possa interessare tutto il complesso decorativo della chiesa, e un risanamento dall’umidità degli apparati decorativi con il successivo necessario consolidamento degli intonaci, potranno consentire una valutazione adeguata dell’opera in questione e delle altre contenute nella chiesa, dalle quali non è detto non ci si possano attendere ulteriori interessanti sorprese».

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Quel dipinto ricomparso dopo un secolo



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