Lo Sferisterio vibra con Max Gazzè
«Il miglior luogo
dove suonare in Italia» (Foto)

MACERATA - Due ore e mezza di concerto per l'artista romano che emoziona il pubblico dell'arena con suoni "multidisciplinari" e il meglio dei suoi testi. L'artista ha anche omaggiato Franco Battiato con una cover «Ha significato molto per me, gli voglio molto bene»
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Max Gazzè allo Sferisterio di Macerata

Max Gazzè allo Sferisterio di Macerata

 

di Francesca Marchetti (Foto di Fabio Falcioni)

Sotto l’egida poetica dell’Orsa maggiore alta proprio sopra alla parete muraria, ieri sera Max Gazzè è tornato a calcare il palco dello Sferisterio di Macerata regalando un concerto davvero “suonato”. Il cantautore e bassista romano ha ammesso più volte di apprezzare la particolare acustica dell’arena, timidamente definita dopo una manciata di brani «Il miglior luogo dove suonare in Italia».

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Max Gazzè allo Sferisterio di Macerata

Il concerto, come dicevamo, è stato letteralmente suonato: i musicisti non si sono risparmiati durante le due ore e mezzo di esibizione, liberando quella voglia di suonare per un pubblico vero che negli ultimi tempi è stata chiusa nella scatola sigillata della pandemia.
Strumentalmente, il basso ha fatto da protagonista, costruendo quel muro di suono ora pop e funk, ora rock o underground su cui sono stati disegnati tutti i brani eseguiti. Con Gazzè, gli ottimi musicisti Cristiano Micalizzi alla batteria, Max Dedo al trombone e chitarra acustica, Daniele Fiasco alla chitarra elettrica ed attrezzatura aliena, e il maestro Clemente Ferrari al pianoforte e sintetizzatore, con un paio di incursioni di Montegro, al secolo Daniele Paolucci, il giovane cantautore che ha aperto lo show allo Sferisterio (belle “Amsterdam” e “Tutto cade”).

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Max Gazzè allo Sferisterio di Macerata

I testi con i loro messaggi, ma anche la libera interpretazione a cui Max ha invitato, sono quelli che conosciamo bene: mai troppo diretti, un po’ malinconici, parole e pensieri si intrecciano come le ramificazioni a cui allude il titolo dell’ultimo disco, “Il matematico dei rami”. Il concetto si rifà alle teorie di Leonardo per cui ogni albero cresce e si sviluppa nell’ambiente in cui si trova, cercando spazio e resistendo alle intemperie. Sono le emozioni di un uomo di questo secolo, che anche dal vivo non perdono la loro carica evocativa.

Il concerto si è aperto con “Etereo” tratto da Alchemaya di cui riporta la sperimentazione, ed entra nel vivo con i singoli più recenti e tutte le sfumature pop del caso: “Considerando” e “Vero amore”, pezzi dal cinismo non troppo velato e molto orecchiabili. Max Gazzè ha invitato il pubblico a partecipare agli arrangiamenti con la propria voce, cantando; forse per il caldo, la mascherina,  lo star seduti ha imbrigliato un po’ gli animi a inizio spettacolo.

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“La nostra vita nuova”, del 2004, fa capolino con il suo mood progressive prima di due dei brani di Gazzè più amati, “Vento d’estate”, frutto della collaborazione con l’amico Niccolò Fabi, e “Il solito sesso” di sanremiana memoria. A seguire “Poeta minore”  e la malinconica “Di nascosto”, che regala uno dei momenti prog del concerto grazie ai sintetizzatori del maestro Ferrari. Il bassista e cantautore romano aveva dichiarato di voler regalare qualcosa allo Sferisterio e infatti inserisce in scaletta il brano firmato Fabi-Silvestri-Gazzé del 2008 “L’amore non esiste” con grande apprezzamento dei fan. “Il farmacista” riporta il mood sui binari pop con una grande partecipazione del pubblico alla baldoria che imperversa sul palco.

Dall’ultimo album anche l’elettronica “L’animale guida”, dal vivo vagamente inquietante «Ho ideato questo brano come quando da bambino immaginavo di avere un animale fantastico al mio fianco, che accompagna per tutta la vita, ma come lo avevate visto da bambini, storti, imperfetti.» È la volta di “Un’altra adolescenza”, cantata in duetto con il co-autore Montegro, uno dei brani più significativi dell’ultima opera di Gazzè che anche dal vivo fa emergere tutte le potenzialità indie indagate dall’artista.

MaxGazze_FF-2-325x217La tenerezza e l’incanto di “Mentre dormi” sono rinforzati da una melodia vibrante che solo un live può rendere, e in un continuum jazz nasce la seguente “L’ultimo cielo”, una ballata intimista con strascico progressive suggestivo.  “Il timido ubriaco” fa riesplodere le emozioni del pubblico e dopo una sofferta “Ti sembra normale” è il momento del sobrio omaggio a Franco Battiato. «Lo conobbi nel 1996 durante il tour “L’ombrello e la macchina da cucire”, ho continuato a frequentarlo per tanto tempo, ha significato molto per me, gli voglio molto bene, ho piacere di interpretare la sua “Un’altra vita”.»

“La favola di Adamo ed Eva” dura ben 15 minuti: terreno perfetto per una jam session impressionante, con nota di merito per il virtuosismo di Micalizzi. Il sintetizzatore dà quel tocco di psichedelia come a tutto il concerto, più sostenuto durante l’assolo del maestro. Slap di basso e ritmi ipnotici miste ad atmosfere pop-cubane suggerite dal trombone, il brano si chiude con un ruggito di Gazzè che porta direttamente “Sotto casa”, cantato nei cori da tutto il pubblico.

Dopo la pausa, l’ultima parte del concerto riprende con ritmi un po’ marziali, un po’ marziani dei brani ripescati dal primo disco di Gazzè, del 1996, che forse il pubblico non riconosce: “Il bagliore dato a questo sole” e “Sirio è sparita”. Riconosciutissima invece la magnetica “L’uomo più furbo”, prima di buttarsi in un finale accelerato e grintoso con “La vita com’è” e la travolgente “Una musica può fare”, che se solo si potesse ballare avrebbe scatenato l’arena. Perchè sì, “una musica può fare, salvarti sull’orlo del precipizio” e grazie al sound e alla personalità di musicisti del calibro di Gazzè e la sua band.

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Max Gazzè allo Sferisterio di Macerata

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